Il fabbricante di sogni, di R.M. Romero, a cura di Serena Pisaneschi

romero

Il fabbricante di sogni di R.M. Romero è un libro sorprendente, che prende per mano il lettore e lo conduce al suo interno con la delicatezza di una favola e la crudeltà della storia. Ma i due aspetti, normalmente inaccostabili, non stridono tra loro, danzano invece d’amore e d’accordo trasportando chi legge con sé. Due storie navigano parallele tra le pagine del romanzo, una è ambientata nella Terra delle bambole e l’altra a Cracovia, nel periodo dell’occupazione nazista.
La Terra delle bambole è un posto magico dove i giocattoli non più usati dai bambini vanno ad abitare. Un giorno viene invasa dai Ratti che ne prendono pieno possesso, ma Karolina, una bambola, riesce a mettersi in salvo. La sua anima, per magia, viene trasportata nel mondo degli umani.
A Cracovia è il 1939 e Cyryl Brzezick, un giocattolaio reduce della Grande Guerra, passa le sue giornate tra il laboratorio e il negozio. Una notte, svegliato da incubi riguardanti il suo passato, si reca in laboratorio e lì incontra Karolina. Vedendo la bambola viva all’inizio l’uomo si spaventa, ma nel corso dei giorni Karolina e il giocattolaio instaureranno un’amicizia sincera. Entrano a far parte del loro piccolo mondo anche Jozef e sua figlia Rena e tra i quattro nasce un legame profondo. Presto però arriva settembre e l’occupazione della Polonia da parte della Germania. In poco tempo vengono istituite le leggi razziali e Jozef e Rena, che sono ebrei, si trovano ad affrontare uno dei capitoli più bui della storia dell’umanità.
Quando ho iniziato a leggere il libro, mi sono detta che si trattava di una favola per ragazzi. All’inizio l’ambientazione fantastica mi ha indotta a pensare a una lettura di puro intrattenimento, ma più si avvicendavano le pagine, più ho capito la profondità di quello che veniva scritto. Si parla di nazismo, di leggi razziali, di olocausto, ma anche d’amore, di amicizia e di coraggio. È un libro che, secondo me, ci dice due cose. La prima: ci sarà sempre qualcuno come Cyryl nel mondo, un uomo buono disposto a tutto pur di combattere ciò che non è giusto e aiutare quando può. La seconda: cose come l’olocausto possono succedere sempre, in Europa negli ’40 come nella Terra delle bambole, sta a noi non farle succedere più. Preziosa è la nota dell’autrice a fine romanzo, il perfetto sunto di quello che ha scritto e del messaggio che voleva dare. Messaggio che, a chiunque abbia anche solo un briciolo di cuore, arriverà forte e chiaro.
P.S. Fatelo leggere ai vostri figli

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