Questa è ancora una città ricca di umanità – di Paolo Ceccarelli

autobus

Il bambino era seduto in braccio alla madre, raggomitolato; spastico, data la posizione delle braccia e delle gambe, e con qualche lesione cerebrale, visto che ogni tanto interrompeva il flusso di saliva dagli angoli della bocca e di movimenti disarticolati del capo per cacciare un urlo stridulo, che terminava in un rantolo sbavante. Forse fu il caldo estivo da effetto serra, combinato con la lentezza del bus affollato, quasi fermo in mezzo al traffico del lungotevere, con il sudore e la puzza stagnanti tra i finestrini bloccati o inutilmente aperti; fatto sta che i suoi movimenti e le sue grida che aumentavano d’intensità e di frequenza, caldo, lentezza e folla agivano anche su di lui, assalivano sempre più i nervi dei vicini. Attorno al bambino e alla madre si fece prima un tentativo di vuoto, cominciarono le occhiate di riprovazione e i commenti sussurrati crebbero di volume e di ostilità (Povera madre, ma perché farli uscire con questo caldo, povera madre, però è una brutta visione, povera madre, ma perché urla così) finché successe. Probabilmente quel vecchio in quel momento incarnava il sentimento di tutti i passeggeri, agì da fusibile, in un certo senso, come il serial killer che, dicono, è il corto circuito di tutta una società: nel momento peggiore del caldo, dell’ingorgo e della puzza, con dei marocchini appena saliti a far stringere rabbiosamente borse e portafogli, all’ennesimo strillo, il vecchio scattò con un Lo faccia stare zitto, cazzo, che non se ne può più! La madre non reagì, cercò di far finta di nulla, oppure era semplicemente troppo stanca, e il bambino strillò ancora.
Forse il vecchio si arrabbiò ancora di più perché la madre l’ignorava; oppure capì che la gente faceva finta di niente ma magari stava pensando era ora che qualcuno lo dicesse! fatto sta che continuò: Sto parlando con te, fallo stare zitto, se proprio devi portarlo in giro. La madre questa volta reagì. Più tardi confidò che era già accaduto che qualcuno se la fosse presa con lei e con il bambino e che lei in genere aveva lasciato perdere ma che questa volta non era proprio riuscita a tenersi tutto dentro ed aveva preso a dire al vecchio quello che si meritava, cercando di mettergli anche le mani addosso, fra un insulto ed un altro, sempre con il bambino in braccio. E qualcosa esplose sul bus, una di quelle cose che a leggerle il giorno dopo sul giornale o a risentirle in televisione ti chiedi com’è stato possibile, un furore rivolto contro la madre ed il bambino, in crescendo. Il vecchio ha ragione, cazzo, perché non li tengono rinchiusi, ai miei tempi, aveva ragione Hitler, che cazzo li fanno vivere a fare, fa vedere quell’orrore e parla ancora, con chi sei andata a letto per fare quello schifo. La madre fece l’errore di tentare di reagire anche contro gli altri passeggeri, persino più furiosa di loro, qualcuno allora urlò bisognerebbe levarvi dal mondo tutte e due e la spinse, il bambino le cadde per terra e questo sembrò raddoppiare la rabbia della gente e, al contrario, far crollare la donna, che si mise a piangere, per terra, abbracciata al bambino, mentre chi era vicino, ostacolandosi l’un con l’altro, cercava di tirarle calci e sputi. Uno dei marocchini saliti poco prima ebbe la pessima idea di cercare di mettersi in mezzo per difenderla e diventò lui l’oggetto di attacco da parte di quelli più lontani dalla donna che lo presero a pugni a calci, Bastardi schifosi negri di merda spacciatori ladri terroristi assassini di bambini. L’autista intanto se ne stava con gli occhi chiusi e le mani sulle orecchie, sperando che tutto finisse da sé, ma la cosa non finiva e anzi peggiorava finché qualcuno gridò Silenzio!. E tutti si fermarono e fecero silenzio. Non ci sono state due persone che hanno descritto il tipo in maniera uguale. Chi dice basso e sul grasso, chi alto e magro, chi in giacca e cravatta nonostante il caldo, chi in jeans e polo blu, chi biondo, chi nero. Un paio giurarono addirittura che era una donna. Fatto sta che il tipo disse Silenzio e tutti fecero silenzio, perché a quella voce non si poteva disobbedire: su questo punto furono tutti d’accordo, cosi come su quello che successe dopo.
Levatevi di torno, continuò e tutti si spostarono. Si avvicinò al bambino che era tornato silenzioso, si rivolse alla madre che si era rialzata in piedi e aveva smesso di piangere, Lesione cerebrale durante il parto? – No, encefalite. Forse reattiva alla vaccinazione, rispose automaticamente la donna, Ah, disse l’uomo, in ogni caso, una bella sfortuna, poi parve esitare ed afferrò la testa del piccolo. Presero entrambi a contorcersi, come per una corrente elettrica, qualcuno urlò, la madre rimase paralizzata, ma prima che lei o un altro potessero intervenire era tutto finito. L’uomo si aggrappò ad una sbarra, stravolto e poi cadde in ginocchio e in quel momento di indecisione e di incertezza di ma cosa è successo di mormorii, si sentì la voce del bambino, Mamma ma quando arriviamo a casa, limpida, senza inciampi. Lo guardarono: le sue braccia e le sue gambe ora erano distese, si staccò dalla madre e restò in piedi, senza sforzo. Si avvicinò verso l’uomo, ancora inginocchiato, e lo guardò negli occhi. Restarono così per pochi secondi poi il bambino si voltò e si rifugiò tra le braccia della madre, piangendo, portami a casa, mamma, portami a casa. L’uomo si rialzò a stento, si rivolse alla donna: Il bambino non dovrebbe avere più disturbi in futuro. Dovrebbe essere, diciamo così, normale, d’ora in poi. È anche probabile che guarendo dalla lesione abbia improvvisamente preso coscienza di tutti gli stimoli e di tutti i messaggi che prima non poteva elaborare. Anche di quello che è stato e di come era considerato: un brutto colpo per lui, mi sa. Ma sono sicuro che si riprenderà. O almeno dovrebbe riprendersi. Nessuno gli rispose, la madre lo fissava, accarezzando il bambino con gesti quasi meccanici. Le dispiace aprire la porta, grazie, chiese l’uomo all’autista, la porta si aprì, scese, poi si riaffacciò e: Ah, signora, guardi che non gli ho mica fatto un gran regalo al bambino. Indicò con il viso i passeggeri e poi, mentre si voltava per ridiscendere, con un cenno della mano altrettanto vago, l’insieme di macchine ferme accanto all’autobus. E scomparve dietro un angolo (Dedicato a Rosa V.).

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