Cicatrici – di Lorena Casadei

Chiromanzia-lettura-della-mano
La bambina tende la mano.
«Grazie nonna». Arrotola la banconota da cinque euro e la ripone nell’astuccio delle matite, nascondendola sotto i colori.
«Mi raccomando, non dirlo alla mamma che ti ho dato questi soldini, si arrabbierebbe».
«Si nonna, è il nostro segreto».
“Dove li hai nascosti stronzetta, tanto lo so che la vecchia ti dà cinque euro ogni venerdì.‘Tienili da parte per l’università’, ti dice. Questa volta dove li hai messi? Guarda guarda sono qua, furbina! L’università non la farai mai, doveva pensarci prima quel coglione di tuo padre. Questi me li prendo io, che ne ho bisogno per tenermi in piedi.”
“Butta giù ancora, brutto stronzo, ormai non serve neppure che ci parliamo, mi vedi arrivare e prepari già il bicchiere. Che cazzo hai da guardare con quella faccia di merda, che si capisce cosa vuoi dire,‘vergognati’ vuoi dire. Ma vergognati tu che questo posto fa schifo, solo stronzi e figli di puttana, avrai fatto si e no un caffè da stamattina, e questi saranno i primi soldi veri che incassi, depravato di merda. E sbrigati a darmi quel cazzo di resto che devo andare a farmi un altro giro.”
Il ragazzino entra nel locale, sbircia la tenda che nasconde la porta del cesso e si avvicina al bancone. Fissa le paste rimaste sul vassoio di cartone. Il barista continua ad asciugare il bicchiere, lo alza e lo ispeziona in controluce. Lo appoggia sul ripiano di vetro dietro alle spalle e tossisce a bocca aperta. Una striscia di saliva luccica sul maglione, all’altezza della pancia a cocomero. La pulisce con lo straccio con cui ha appena asciugato il bicchiere, e se lo butta sulle spalle. Solo allora sembra accorgersi del ragazzo. Si gira verso la cassa, tira fuori la banconota da cinque euro e gliela sventola sulla faccia.
«Ti va di fare ancora quel giochino?» Porta la mano ai pantaloni. Il ragazzino fissa il biglietto. Annuisce.
Al banco del mercatino non c’è nessuno. La donna sta in piedi con le braccia conserte, ha un fremito intermittente sulle labbra. Ogni tanto sposta qualche libro, batte i piedi e incrocia di nuovo le braccia.
«Natale da cani», soffia sulle dita che spuntano da un paio di guanti di lana coi buchi. Nella piazza semivuota avanza un’ombra minuta.
«Dove sei stato?»
«In giro». Il ragazzino le porge una banconota. La donna sorride.
«Bravo, il mio tesoruccio. Ci volevano, oggi non ho venduto quasi niente». Intasca il denaro e allunga le braccia verso di lui. Il ragazzino si ritrae, poi si lascia rinchiudere in quella stretta e le circonda i fianchi larghi con un abbraccio.
«Aspettami qui, amore mio, torno subito». La donna si stacca, gli schiocca un bacio sulla testa. Il ragazzino si siede sul trespolo di metallo e la guarda scivolare via.
Ogni dieci minuti legge una mano. Padroneggia le linee a memoria, riconosce le ferite che si cicatrizzano sui palmi e sa tradurle a chi gliele mostra, con parole che lui non può bloccare. I clienti vogliono cose positive. A volte si presentano con le mani sporche, o peggio ancora sudate, lasciano cinque euro e pretendono di sapere come sarà la loro vita. Lui non li guarda neppure in faccia, gli servono solo le banconote che accumula una sopra l’altra. Ne ha fatto cartocci che nasconde nella dispensa dentro la scatola del sale grosso. Gli mancano ancora pochi pezzi, poi se ne andrà da quel tugurio.
«… una vita di privazioni si trasformerà presto in viaggio illuminato». Gli occhi della donna si illuminano e sono già in viaggio, verso quel futuro illuminato. Dice grazie, infila con lentezza i guanti bucati e si alza di scatto. Il sedere grosso fa rovesciare lo sgabello di vimini.
«Non si preoccupi, signora, non fa niente. Sono cinque euro». L’uomo ripone il biglietto nella scatola.

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