Recensione di L’eterno marito, di Fedor Dostoevskij, a cura di Enrico Pompeo

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L’Eterno marito di Fedor Michajlovic Dostoevskij – Feltrinelli.
Sì, lo so, sono andato sul sicuro. Ma a volte serve tornare al Maestro, al numero 1. Soprattutto quando ci si trova in un periodo di dubbio, di difficoltà, leggere chi sa raccontare meglio di tutti – almeno per me – l’animo umano, può aiutare. Non per trovare risposte, ma per capire meglio. E infatti anche questa volta è successo. Il tema è uno dei più scontati: una marito, una moglie, un amante, il classico triangolo. Ma, come sempre, il ‘Dosto’ ribalta le convenzioni, annienta il canone e rovescia i paradigmi precostituiti. Qui non ci sono buoni o cattivi, ma esseri umani che provano a dare un senso a ciò che accade loro e risultano contradditori e controversi. In una parola: veri. Perché ognuno di noi è se stesso e la propria ombra: capace di generosità e altruismo, come di egoismo e cattiveria. Il punto è che, spesso, chi scrive crea uno schema, un insieme di valori e disvalori nel quale inserire il personaggio e così lo ingessa e il lettore se ne accorge. Il Maestro russo no: riesce a liberare le sue creature e questo anche quando si lascia andare a trattare temi e argomenti apparentemente meno originali. Ciò è particolarmente evidente nei dialoghi che, come nella vita reale, non si muovono seconda il meccanismo domanda-risposta, ma seguono suggestioni, ritmi che sono dentro la mente di ogni voce in azione e spesso si leggono incongruenze e slittamenti che hanno la forza della realtà, dell’autenticità. Anche dentro la massima espressione di finzione narrativa, un racconto dell’incontro tra un marito cornuto e l’amante della moglie nove anni dopo l’accaduto.
Ecco perché vale sempre la pena di leggere i grandi autori e il Maestro in particolare, visto che, grazie a queste letture, facciamo un passo in avanti, oltre i nostri limiti e ci troviamo faccia a faccia con le nostre paure, inquietudini, senza trovare risposte, ma con la consapevolezza di essere riusciti a sostare in avanti e più in profondità lo sguardo.
È questo che riesce a fare la vera letteratura, spingere il lettore a interrogarsi in modo pressante e implacabile su cosa, davvero, siamo.
Buona lettura.
Evviva.
“Favorite, superate la soglia; entrate nella stanza.”

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