Le responsabilità dell’autore

Erna Corsi Giovedì, #riposo (quasi). Oggi vi proponiamo una riflessione su un libro, divenuto poi una trilogia, che ha avuto un successo notevole: “50 sfumature di grigio”. Osannato dal pubblico, criticato da molti. Da alcuni preso come esempio per la ricerca del partner ideale, e proprio per questo accusato da altri di riportare i diritti delle donne indietro di alcuni secoli.
Quanta responsabilità pensate che abbia l’autore in tutto questo?

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Cinquanta sfumature di grigio è un romanzo BDSM del 2011 scritto da E. L. James (pseudonimo di Erika Leonard) che, dopo il successo mondiale, è stato seguito da altri due libri: Cinquanta sfumature di nero e Cinquanta sfumature di rosso, senza raggiungere i risultati editoriali del primo.


Ergo Scripsit Non vorrei togliere all’autrice meriti culturali, ma mi sembra di aver letto che il libro nasceva come una fanfiction piccante di Twilight, che all’autrice deve essere sembrato un po’ troppo pudico 🤓 Poi credo abbia subito un paio di revisioni ad amplificare la parte della storia che il pubblico ammirava.. credo insomma sia più il risultato della richiesta dei lettori che di un ragionamento cosciente…

Sole Vismara Anche in Twilight sono portati avanti concetti abbastanza medievali, ma rispetto a 50sdg la Mayer si può considerare una progressista…
Non so quanto fosse la richiesta dei lettori: prima dell’uscita del romanzo della James, la stragrande maggioranza delle persone non sapeva nemmeno che esistessero certe cose. E infatti non ci hanno capito un tubo.
Un esempio su tutti: un’amica, laureata, piuttosto intelligente, piuttosto sveglia, piuttosto emancipata, mi ha detto a proposito di 50sdg “è un libro di merda, ma almeno c’è qualcuno che ha scritto un libro esplicito senza essere un porno”. A quasi 30 anni non aveva la più pallida idea che libri erotici se ne scrivono da secoli.

Serena Pisaneschi Io ho letto alcuni stralci è mi si è raccapricciata la pelle, ma non per il contenuto, quanto per com’era scritto! Detto questo, grande mossa editoriale, vorrei essere lei per poter campare di rendita! Diciamo che il genere ha sdoganato molto alcuni pregiudizi, sopratutto le donne si sono sentite un po’ più libere di poter apprezzare (meno segretamente) certe idee più ‘frivole’.

Nicola Pera Tanto per gettare un po’ di benzina sul fuoco … 🙂
Ma esisterà l’autrice? Nel senso che a volte nascono (e riescono) queste operazioni di marketing editoriale per vendere libri che il pubblico si aspetta di leggere in quel momento. La bravura, in questo caso, è azzeccare il momento giusto. Tanto per dire, fonti editoriali mi dicono che la misteriosa Elena Ferrante non sia altro che un’astuta (e riuscita) operazione del genere.

Ergo Scripsit La signora esiste, il libro è andato su per una combinazione di eventi fortunati: è capitato nel top di Goodreads (in realtà non un plebiscito, circa 3mila voti, ma sufficienti per la piattaforma) poi è stato cacciato da Fanfiction.net perché troppo esplicito per le adolescenti e questo ne ha scatenato un maggior interesse … la signora l’ha pubblicato su un suo sito.

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Una fotografia recente di E.L. James, pseudonimo della scrittrice inglese Erika Leonard


Serena Pisaneschi Tempo fa mi pare di aver visto delle foto della famosa E.L. James, ma potrebbe anche essere solo un figura di comodo, chissà…

Maria Concetta Distefano Io sono ferma a “Histoire d’O”. Le sfumature di grigio le lascio ai capelli🤣🤣🤣

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Histoire d’O è un romanzo di genere BDSM del 1954 di Dominique Aury, pubblicato sotto lo pseudonimo di “Pauline Réage”. Nel 1975 ne è stato tratto un film con la bellissima Corinne Cléry.


Ergo Scripsit In ogni caso il fenomeno della diffusione del libro è studiato come esempio di viral marketing

Sole Vismara Non solo, ma a quanto pare ha aiutato un sacco il fatto che l’autrice cita tutta una serie di prodotti (laptop, auto, lettori mp3… non c’è pagina senza una sorta di inserzione pubblicitaria).

Cinzia Fabretti  Maria Concetta Distefano Santo cielo! Allora si può dire? Non l’ho letto. Neppure ne ho voglia. Litigo col tempo per leggere cose di persone conosciute su wattpad, che in libreria forse non arriveranno mai, ma che trovo piacevoli. Sono tutta sbagliata, ma che ci posso fare?

Sole Vismara  Cinzia Fabretti non è mica un obbligo 😀
Io a suo tempo lo feci perché, dato che appena uscito in lingua originale avevo avuto sentore che a- sarebbe stato una cagata pazzesca e b- la gente ci sarebbe andata matta, ho deciso di leggerlo proprio per poterlo smontare quando qualcuno fosse arrivato a decantarne le doti.
È stata dura finire tutta la saga, però quanto allo smontare: posci-posci-popopo 😛

Caterina Cavina Nicola Pera era una fan di Twilight che sotto lo pseudonimo di Queen snowfire o qualcosa del genere ha dato vita a una fanfiction. Suo marito, autore televisivo, l’ha aiutata a farlo diventare libro

Ergo Scripsit Sono combattuto. Da un lato mi si dice che un sacco di gente ha ricominciato a leggere grazie a quel libro, quindi dovrei esserne contento.

Dall’altro è una tale nefandezza che mi viene da disperarmi.
Orrido, banale, scritto da cazzo. Finto trasgressivo, in realtà è estremamente conservatore. La donna in posizione subalterna, dal punto di vista economico, emotivo, sessuale. L’uomo padre-amante, che impone i suoi capricci, ma allo stesso tempo si preoccupa che la sua amata (?!?) mangi abbastanza.

In definitiva, una bolla di sapone. Grandi numeri per il primo capitolo, il secondo in netto calo, il terzo un flop.
Imitato in mille modi, gli editori – sia quello originale che l’italiano – hanno fatto cassa, ma non sono riusciti a capitalizzare la massa di lettori.

Mboh.

Erna Corsi  Chi ha iniziato a leggere con questo libro probabilmente si è fermato lì. Non è una gran conquista purtroppo…

Eugenio R. R. Saguatti Quindi esperimento fallito anche da quel punto di vista.

Aina Sensi  devo ammettere che, complice un periodo particolare della mia vita, anche su di me ha avuto quell’effetto propulsore sulla lettura. Non so dire perchè e percome. Da un lato perchè ho pensato “beh, se ha successo un libro scritto così male, allora c’è speranza per tutti”. Dall’altro mi ha dato momenti di stacco, di relax mentale che i saggi o altri libri che ho sempre ritenuto “alla mia altezza” non mi avevano dato. E’ come se avessi provato il sollievo dell’umiltà, dello scoprire che, dai, dopotutto il sesso piace a tutti, non c’è niente di male.
Non abbiamo sempre voglia di qualcosa di faticoso. E non è necessario fare sempre fatica per dimostrare a noi stessi e agli altri che siamo più importanti di quello che siamo. Amen, per me è tutto qui. La vita è anche leggerezza,e grazie a Dio ho scoperto (poi) che c’è anche un genere di leggerezza di qualità e tra le quali posso scegliere ciò che mi piace.

Erna Corsi  Aina Sensi sono a favore di tutto ciò che porta a liberare se stessi. In questo caso contesto il fatto di proporre la sudditanza psicologica e non come desiderabile

Eugenio R. R. Saguatti  Qui sono d’accordo in pieno.
Certo che il sesso piace a tutti e tutte. È meraviglioso scoprire quanto siamo simili tra uomini e donne, pur nelle notre enormi differenze.
Su questo dovremmo puntare, a mio parere: è bello per chiunque, e chiunque ha diritto a viverlo come gli pare. Nessuno deve fare i conti nelle mutande a nessuno, né giudicare i gusti.

Idem per le puttanate: ovvio che abbiamo diritto di leggere / guardare / ascoltare anche puttanate. A patto che sia chiaro che quello sono: puttanate.

Posso guardarmi un film con Tomas Milian che prende a schiaffi Bombolo, il quale scoreggia dalla paura? Certo che sì, e gradirei che nessuno venisse a questionare.

I problemi sono altri. Ovvero quando guardi SOLO Tomas Milian, oppure quando tenti di ammantare Tomas Milian di un’aura che non ha.
Noooo, ma voi non capite, gli schiaffi sono metafora delle difficoltà dell’esistenza, le scoregge sono lo sberleffo del debole al potere.
No, dài, siamo onesti.
A volte regredisco all’età mentale di cinque anni e le scoregge mi fanno ridere. Punto.

Da cui: le sfumature sono una nefandezza -> lecito leggere nefandezze -> doveroso riconoscerle come tali.

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Tomas Milian, pseudonimo di Tomás Quintín Rodríguez, è stato un attore cubano naturalizzato in Italia e recentemente scomparso. Ha girato molti film a cavallo degli anni ’70 e ’80 e uno dei ruoli che gli è rimasto più attaccato è quello del ladruncolo “monnezza”


Aina Sensi Eugenio R. R. Saguatti 🤣🤣 beh, più chiaro di così 🤣 Vedi, il problema è che quest’aura di importanza in genere gliela appioppa chi le critica. Erna Corsi sudditanza psicologica? la sola sudditanza che compare è quella del tenerone innamorato.

Stefania Fiorin Ne ho sentito parlare anche troppo, dunque mi sono rifiutata di leggerlo.
Da quanto ne so: la scrittrice si occupava di indagini e sondaggi lettori per editoria, sapeva bene cosa cercassero, non è una semplice sprovveduta casalinga. Il prodotto è stato creato a tavolino con grande azione di marketing: ecco qua il successo.
Potremmo farlo anche noi se qualcuno con i soldi decidesse di sostenerci 🤗👍👍👍
Vediamo già dalle recensioni, ad esempio, c’è chi se le fa fare pagando e in pochi giorni se ne contano cinquanta, in questo modo si porta a pensare che sia un buon libro e si vende più facilmente.

Serena Pisaneschi Stefania Fiorin non hai affatto torto. Io ho finito di leggere un libro proprio ieri sera, su Amazon tante recensioni eccezionali ma onestamente io non l’ho trovato tutta questa gran lettura. Gusti a parte, s’intende, non vedevo l’ora di finirlo ma non per la bramosia di sapere, più che altro perché non ne potevo più.

Stefania Fiorin Serena Pisaneschi Io ho imparato a diffidare dal libro che esibisce troppe recensioni, fatta eccezione per i capolavori riconosciuti. Ai tempi d’oggi fa successo chi fa più “casino”, spesso la qualità non c’entra ( come confermi anche tu ). Creare un “caso” . Io scelgo letture un po’ defilate, con un paio di recensioni a 5 stelle e magari un paio di critiche che non guastano e mi sembra più ” normale “

Stefania Fiorin In conclusione direi che l’erotico incuriosisce sempre, non importa se è scritto in modo mediocre, tanto la gran fetta di lettori da un libro all’anno cerca altro.
Lo provo di mio, i tre titoli ( erotico soft ) che ho pubblicato marciano da anni senza alcuna promozione ( molto più di quelli intelligenti e di contenuto ) 🤗

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Per chi desidera appfondire ecco un ottimo articolo di Jolanda Virgilio, tratto da Il Libraio, che cerca di mettere un po’ di ordine nella confusione generata tra sesso porno e letteratura.


Sole Vismara Da un punto di vista grammaticale, sintattico e ortografico la saga è scritta coi piedi. Errori ovunque, frasi sgangherate…
Dal punto di vista dei contenuti non è altro che una storia sciapa a contorno di una relazione in cui c’è un chiaro abusante e una chiara abusata. Ci sono scene che nel mondo reale sarebbero da denuncia e, nel complesso, nel mondo reale una storia del genere avrebbe un finale solo: il femminicidio.
Come se non bastasse, c’è anche un ammiccamento non troppo velato alla comunità sotterranea delle anoressiche/bulimiche, quella dove su forum e chat dedicate gli e le adolescenti si spiegano a vicenda come evitare di mangiare senza farsi beccare. Sapevate, per esempio, che l’anoressia viene personificata con una ragazza dal nome Ana, e la bulimia è Mia? Beh, indovinate un po’ come si chiamano la protagonista del libro e la sorella del suo aguzzino/fidanzato? Ecco.
Per venire al punto della questione: operazione di marketing o meno, invidia o meno che provo nei confronti dell’autrice (cavoli, se mi piacerebbe vendere le copie che ha venduto lei…) secondo me una persona che scrive di certi temi glorificandone gli aspetti negativi una responsabilità ce l’ha. Lei e tutti gli altri che hanno promosso la saga.
Quando vedo in giro magliette con scritto “aspetto il mio Christian Grey”, chiaro indice che non solo in precedenza le persone non avevano la più pallida idea di come riconoscere i segnali di una relazione abusante, ma ora la situazione è peggiorata perché quelle stesse persone interpretano i segnali di pericolo come gesti romantici (e desiderabili!) non riesco a non pensare al potere che chiunque riesca a raggiungere una fetta consistente di pubblico abbia.

Erna Corsi Proprio di questa responsabilità mi preoccupo. Libri scritti male ce ne sono in giro, ma rendere desiderabile un rapporto di questo tipo lo trovo criminale.

Maria Concetta Distefano Apprendo adesso da Sole Vismara che il protagonista si chiama Christian Grey (mai considerata l’idea di leggere un tale libro, tanto meno spenderci soldi). Tornando al nome: chiaro ammiccamento al “buono” (Christian) quindi da fidarsi (?), e Grey, l’eroe (la pronuncia quella è) di Oscar Wilde. Oltre al colore delle sfumature che non sono manichee per definizione. Così, un pensiero estemporaneo.

Cinzia Fabretti Non ho letto il libro. Da quel che scrivi ne sono lietissima. E assolutamente condivido, che un autore che affronta tematiche serie HA sulle spalle la responsabilità morale delle idee che può diffondere

Eugenio R. R. Saguatti Tempo fa frequentavo un gruppo di lettura. Qualcuno decise di immolarsi per il bene comune e lo lesse. Ci postava gli estratti più succulenti: una tragedia, da qualsiasi punto di vista.

A proposito di responsabilità.
Non leggo rosa, né le varie gradazioni più o meno piccanti fino al mommy porn. Nessun giudizio, semplicemente mi annoia, quindi lo evito.
Nei miei corsi capita di avere a che fare con autrici di rosa o fucsia o quel che è.

L’unica cosa che mi sento di dire è che LORO hanno l’enorme responsabilità di veicolare al grande pubblico (femminile, ma non solo) l’immagine della protagonista.
Chi continua a proporre stereotipi con la lei in sudditanza (economica, lavorativa, parentale, emotiva e pure sessuale) sta facendo un pessimo servizio alle donne. Magari vende, magari incassa dei soldini, ma sta facendo danni enormi.

Si può, e si DOVREBBE, scrivere rosa diverso, con protagoniste VERE, che tentano di uscire da lacci e giudizi, che se la giochino alla pari con gli uomini che incontrano.
Su questo spingo parecchio.

Erna Corsi Io non sono riuscita a costringermi a leggerlo. Libri scritti male ce ne sono in giro, ma rendere desiderabile un rapporto di questo tipo lo trovo criminale.
Credo che la stessa storia avrebbe potuto essere presentata con una luce diversa, di riscatto della persona da una situazione in cui è possibile cadere. Senza dover togliere nulla della paccottiglia luccicante da best seller, se quello era lo scopo.

Eugenio R. R. Saguatti  Pienamente d’accordo.
Calcola solo una cosa: se lo stesso protagonista fosse stato povero, ma altrettanto squilibrato, sarebbe stato visto come un maniaco, uno stalker. Invece è ricco, si può permettere di confezionare bene le sue perversioncine da mezzasega, quindi è diventato desiderabile.

Già solo questo dovrebbe dire molto.

Sole Vismara Erna Corsi, bastava scrivere un libro che parlasse di BDSM, non di stalking e violenza domestica glorificati…

Eugenio R. R. Saguatti  ‘satto.
Sul BDSM ero rimasto indietro, mi sono rimesso in pari di recente. Come letture, intendo.
Basta leggere un racconto buono, UNO, di BDSM per capire quanto siano puerili e addomesticate le fregnacce presentate nelle sfumature.

Marinella Ultimo Ho letto il primo arrivando alla fine con tanta fatica. Tecnicamente sono più interessanti le ricette di cucina sulle bustine di lievito per dolci. I personaggi sono descritti con tre caratteristiche ripetute di continuo fino allo sfinimento. La protagonista è una donna che all’inizio non ha mai visto un pene e ne ignora l esistenza e dopo 40 pagine diventa una delle donne più disinibite sulla terra. Lui sembra un cane da tartufo che ottiene tutto grazie ai soldi e al suo aspetto fisico, peccato che dopo 3 minuti che ci parli lo ammazzeresti. I personaggi non fanno un percorso di crescita e cambiamento ma sembra che vengano posseduti da nuove personalità Man mano che la storia procede.

Credo che purtroppo incarni i sogni erotici nascosti di uomini che vorrebbero donne dolci carine e ingenue mentre passeggiano in città ma disposte a fare cose un po’ meno tradizionali a letto. Molte donne credo abbiano trovato nel protagonista il principe azzurro bello, ricco e che ti ribalta a letto che non hanno trovato nella vita, poi vorrei vedere se le stesse sono disposte a firmare un contratto! Che poi la vita è altro non impiegare 10 pagine per descrivere una sculacciata … Il sesso attira sempre…accompagnato a un ottima operazione di marketing è una certezza sulle vendite.

Alessandra Esse Buonasera, consentitemi una domanda: se non lo avete letto, come fate a commentarlo? Io ho visto due dei tre film tratti dai romanzi ( non ho letto i romanzi perché detesto il genere, ma i film li guardo a prescindere quasi tutti per lavoro, e la trama si evince perfettamente) ; la storia non parla di una succube vittima di sudditanza eccetera, parla di una che ha incastrato un riccone bellissimo e perverso e mezzo traumatizzato da episodi di violenza infantile che, grazie a lei, si è redento e l’ha sposata. Insomma ‘sta donna ha vinto la sua battaglia ( che ha intrapreso perché se ne era innamorata) cambiando la vita e il modo di vedere le cose di un uomo in principio discutibile. Quindi la donna in questa trilogia vince. Magari è una saga da prendere e incenerire – sarei d’accordo – ma non ho visto nessuna sudditanza. Baci a tutti voi.

Aina Sensi Concordo. Lui è praticamente uno zerbino

Stefania Fiorin  Alessandra Esse Ne hanno parlato ( e scritto ) così tanto che è come se l’avessi letto. Ne abbiamo parlato molti confronti tra colleghi.

Eugenio R. R. Saguatti Sorvolo sui film, perché non mi interessano e non ho seguito come siano andati.
Rimango ai romanzi.
Il terzo ha venduto pochissimo rispetto al primo; quindi la stragrande maggioranza dei lettori si è fermata agli aspetti presenti nel primo capitolo, che sono quelli già elencati, tra cafone ricco, finto SM, capricci infantili, volontà di controllo eccetera.

Che alla fine lei lo “normalizzi” evidentemente non interessava a quasi nessuno.
In ogni caso mi pare orrenda anche questa prospettiva: lui scapestrato ma ricco, lei lo accalappia e lo “salva”, passando per una sottomissione che piano piano diventa dominio, ma comunque mimetizzato.
Non c’è mai parità, non sono mai spalla a spalla contro le difficoltà.

Rovesciare uno stereotipo significa rimanerne comunque all’interno.

Alessandra Esse Eugenio R. R. Saguatti Ottima analisi, mi è piaciuta molto. Non ho capito solo una cosa: ma tu ritieni – al di là di questa discussione sulle sfumature – che nella vita di coppia esista o sia mai esistita parità? Spalla a spalla contro le difficoltà? Non pensi che in qualche modo, la rappresentazione della bilancia che pende, sia realistica? Non importa se pende a favore della donna o dell’uomo, pende. Non ti risulta che la vita di coppia sia così dall’alba dei tempi in cui c’erano solo Urano e Gea? Poi, rovesciare uno stereotipo, è d’obbligo, in un certo senso, se si vuole la agognata “parità”. Che comunque – come ti dicevo – non c’è. Un saluto.

Eugenio R. R. Saguatti Discorso complicatissimo. Parere personale, come sempre.
Vero, la vita reale è estremamente più complessa, lo “spalla-a-spalla” non esiste, i rapporti sono quasi sempre squilibrati da una parte o dall’altra. Nella migliore delle ipotesi si tira il carretto un po’ per uno.
E fin qui siamo perfettamente d’accordo.

Però stavo parlando d’altro, del tipo di storia da raccontare e degli annessi che vengono veicolati.
Capovolgere uno stereotipo può avere una sua utilità, sia dal punto di vista dell’impatto narrativo, sia rispetto allo stereotipo stesso, perché lo si svecchia e gli si prolunga la vita. Sulla distanza corta funziona.

Sulla distanza media, invece, anche il ribaltamento perde efficacia: decaduto il sapore di novità, sa di già visto.

Se si vuole davvero uscire dal cliché bisogna trovare una narrazione diversa. Più faticoso, vero, meno d’impatto, vero, ma più onesto.

Esempio banalissimo.
Per un uomo più conquiste sentimentali può vantare e meglio è. Un gran figo.
La donna che non arriva vergine al matrimonio (nelle sfumature sì, tanto per dire), che ha avuto più uomini e che addirittura non si sposa è una puttana.
Se capovolgi, ovvero metti in scena una donna con molti amanti, passata la sorpresa diventa l’omologa dello sciupafemmine.

Finché a una donna si chiede conto di fidanzati, amanti e mariti e a un uomo no, la narrazione sarà sempre dispari.
Creare una protagonista a cui – semplicemente – non si fanno i conti nelle mutande è meno forte come impatto ma più produttivo sulla distanza.

Credo sia questo il momento giusto per rifletterci tutti insieme.

Alessandra Esse  Eugenio R. R. Saguatti Sono d’accordo.

Aina Sensi ho letto tanti bei romanzi molto più anti-stereotipo di 50 sfumature, ma è normale (per me) che ciò che è anti- sia anche meno “pop”. Odio il grande fratello, per dire, ma è comunque seguito da un sacco di persone e da un sacco di anni.
Ad ogni modo, per me il lato “appagante” (nei canoni delle lettrici romance) delle 50 sfumature non è tanto la redenzione di un playboy nè lo scoprire l’esistenza e l’uso dei sex toys (cosa comunque che una donna pudica media già trovava interessante all’epoca), quanto il fatto che lui, per quanto si dichiarasse duro e puro, si è praticamente asservito a lei in tutto e per tutto, dedicandole attenzione, cura, protezione, estremo interesse al suo piacere.
Chissenefrega della parità dei sessi, se abbiamo qualcuno che ci tratta come qualcosa da venerare?
E’ ovvio che sia una lettura ricreativa, ed è ovvio che non vi siano grandi messaggi rivoluzionari, però appaga un bisogno di sentirsi “principesse per un giorno” che nella vita quotidiana è difficile sperimentare se non nei primissimi mesi di innamoramento.

Eugenio R. R. Saguatti Chiarissimo, e ne sento l’attrattiva, pur se indirettamente.
A mio parere hai centrato i due punti nevralgici del ragionamento.

Uno è che venerare, trattare da principesse, in cambio della libertà è la famosa gabbia dorata. Magari va bene per un po’, a qualcuna anche tutta la vita, ma DEVE esserci un’alternativa, anche nella narrazione, negli schemi delle storie.

Due: in un Paese sano si può leggere / vedere / ascoltare qualsiasi cosa per divertimento. In Italia la situazione femminile NON è sana, quindi un romanzo così non viene liquidato con un’alzata di spalle e un sorrisetto, ma lascia strascichi.

Molto dipende anche dal contesto, non solo dall’opera in sé.

Sempre parere personale.

Aina Sensi Vero. Ma è anche vero che iniziare a parlarne è già qualcosa. Prima non c’era neppure dibattito in merito. Le gabbie dorate erano già lusso, rispetto agli tempi di mia madre, per dire.
Intendo dire che un punto è il dibattito “alto”, la critica, il costruire un’alternativa ai modelli stereotipati e diffusi da una narrativa troppo clichè (alternativa che esiste, sottolineo, e che leggo quotidianamente). Altro conto è andare a intercettare i desideri che sono stati già impiantati in chi ha guardato cartoni disney con principesse da salvare, in chi è stato educato con bambole e cucine e che non poteva guardare i cartoni animati con i robot. Bisogni comunque che non sono mai interessati ai mariti, nè presi in considerazione ad alcuno, e anzi, criticati dalle femministe, che ci dicevano che il bisogno di sentirsi “venerata” e protetta (banalizzo) era una cosa debole, brutta, da negare. Un senso di colpa da nascondere.
Quindi ormai, anche se nei nostri figli non vogliamo far nascere questo tipo di pensieri e desideri, in tutta una generazione di donne essi c’erano, e avevano bisogno di uno sfogo. E qualcuno ha risposto ad essi.

Ora, quando OGGI io leggo libri che trattano questi temi con questi stereotipi, la mia recensione di solito li stronca, con puntigliosità indico il perchè. Ma questo accade perchè si è aperto un dibattito, perchè i temi sono esposti e non più segreti. Perchè vogliamo mostrare alle donne che si può cambiare il modo di desiderare, di sentirci forti o deboli, di dipendere o meno da un uomo, di esigere di non venir trattate da oggetto… tante cose che NON sono ancora condivise (visto che le stesse autrici spesso cadono in questi clichè). Perchè quindi demonizzare le povere 50 sfumature? Se fossero stata una lettura troppo colta, troppo alta, troppo rivoluzionaria, l’avrebbero apprezzata solo le poche femministe ancora rimaste, e certamente non avrebbe avuto quel successo. Hanno invece intercettato le persone più comuni, con una cultura comune, normale, tradizionale, nel bene e nel male

Stefania Fiorin Aina Sensi Hai detto bene: intercettato

Eugenio R. R. Saguatti  Uuuuh, quante cose ci sarbbero da dire.
OK, tieni conto che parlo sempre e solo a titolo personale.

1) Spero che le femministe non siano in via di estinzione. Spero che sorgano legioni di nuove femministe, rivedute e corrette, che non cadano negli errori delle generazioni precedenti e che non si fermino fino alla completa parità tra uomo e donna. E qui mi fermo, sennò ci rimaniamo due giorni.

2) La gabbia dorata tende a diventare gabbia e basta, in qualsiasi ambito.
In questo caso, è reversibile? Ovvero: ti stufi, vuoi uscirne, ti è permesso? Altrmenti cosa succede?
Mi andrebbe bene pure così, ognuno rischia sulla propria pelle, se fosse un’opzione tra tante. Invece è l’unica alternativa alla gabbia e basta che una certa cultura offre. Roba per pochi, oltretutto, per chi se lo può permettere E ha quella visione di vita.

3) Un conto sono le fantasie, su cui non abbiamo controllo, e altro è la realtà. Non è per niente detto che trasformare le fantasie in realtà porti bene. Quasi sempre è meglio una simulazione controllata, in ambiente protetto, con persone di cui ti fidi.
Per dire: ti piace l’idea di prendere / dare scudisciate nel culo? Sconsiglierei vivamente di affidarsi a sconosciuti.
In un testo BDSM cercherei di trasmetterlo molto chiaramente, altrimenti il rischio è di mettersi nelle mani sbagliate.

4) Non demonizzo le sfumature, lo tratto come un qualsiasi romanzo di successo. A mio modo di vedere è brutto, banale, scritto malissimo eccetera.
Nonostante questo, e non per merito suo, ha avuto qualche ricaduta positiva, e questo non lo nego, ma proverei a scindere le due cose e ad analizzarle separatamente.

5) Il passato è passato. Chiuso, non parliamone più, nel bene e nel male.
Guardiamo avanti.
Sempre parere personale, ADESSO è il momento di cambiare marcia, di tentare narrazioni diverse, basate su presupposti diversi.
Il pubblico è più maturo, certi tabù sono stati infranti, possiamo permetterci il lusso di dire: le sfumature sono una porcata, possiamo fare di meglio, sotto tutti gli aspetti. Storie nuove in toto, non soltanto roba muffa con una mano di vernice glitter.

Susy Qu Una volta una casalinga disperata ci provò con me usando le 50 sfumature per attaccare bottone. Mai letto, ma per questo l’ho sempre considerato, appunto, un libro da casalinghe disperate. E comunque l’SM, quello vero, è un’altra cosa.

Aina Sensi Ho letto più di 200 libri l’anno negli ultimi 2/3, tutti romance, di varie sfumature, e mi piacerebbe dire che 50 sfumature ha avuto il successo che ha avuto perchè è il migliore, meglio scritto, meglio “sceneggiato”… non è ovviamente vero. Ne ho letti moltissimi che avrebbero meritato almeno lo stesso successo.
Quello che però è da valutare in questo romanzo è anche altro. Prima di 50 sfumature, cosa c’era? Gli harmony, probabilmente, e niente altro. E’ stato grazie a questo sfondamento del limite del tabù peccaminoso che si è aperta una fetta di mercato madornale e ancora redditizia (l’unica probabilmente ancora in crescita tra le vendite). Tanti difetti, quindi, ma anche tanti pregi. Probabilmente letto con gli occhi di oggi neppure il primo libro di fantascienza può essere considerato perfetto o magnifico, però è stato il primo e tutti lo ricordiamo per essere il capostipite.

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La collana Harmony, pubblicata con successo da Mondadori a partire dai primi anni ’80, tratta di narrativa rosa.
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Adesso l’editore è Harper Collins e alla collana originale ne è stata affiancata una molto più peccaminosa: Harmony Privé


Eugenio R. R. Saguatti Non sono del tutto d’accordo. Letteratura pruriginosa per pubblico femminile c’è sempre stata. Ricordo io, che non frequento il genere, i vari harmony con la costa viola per differenziarli dai rosa.

Era un mercato di nicchia, probabilmente, e magari le donne si vergognavano a comprarli. Li prendevano e li imboscavano in fretta nella borsa, un po’ come i consumatori maschi di porno, in edicola o ai videonolo, prima di internet.

Semmai questo romanzo ha portato il pruriginoso al grande pubblico. Peccato che insieme al finto sadomaso, che faceva da veicolo, si siano propagati anche altri aspetti estremamente conservatori, ben nascosti da un’apparenza trasgressiva.

Lei finisce comunque per sposare il riccone, si fa mantenere, ci fa un figlio, piano piano normalizza il fuori di testa.
Una polpetta avvelenata.
Diventano l’immagine perfetta del nuovo sogno americano-mondiale: famiglia, successo, figli. Poi nel privato qualche sculacciata e le manette pelose.

Aina Sensi  Non lo sto sponsorizzando, eh. Dicevo che ci sono pregi diversi dalla caratterizzazione dei personaggi, trama, ambientazione, novità, perversione, femminismo, etc etc, e secondo me è il fatto di aver reso popolare e sdoganato qualcosa che prima era tabu, intimo e vergognoso.

Eugenio R. R. Saguatti  Chiarissimo, e in parte concordo. Peccato che si sia portato dietro un immaginario orrido e ultraconservatore, nascosto sotto la patina iconoclasta.

Maria Concetta Distefano Azzarola! Histoire d’O? E porci con le ali? e Ovidio, ecchecavolo!

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Porci con le ali: diario sessuo-politico di due adolescenti è uscito nel 1976 e sotto gli pseudonimi di Rocco e Antonia c’erano Marco Lombardo Radice e Lidia Ravera.


Aina Sensi Non erano ‘pop’. Le sfumature vedevi le nonne che se lo leggevano sulla panchina senza vergogna

Maria Concetta Distefano Aina Sensi Ok Abbandono conversazione. Proprio un’altra visione della Letteratura. Sweet dreams

Aina Sensi Maria Concetta Distefano mi spiace. Non ho detto che mi piace. é scritto male, non è vero D/s, è infantile e pieno d’errori. Però ha avuto successo, e capire il perchè magari può aiutarci a restare umili.

Mau Trifiba Maria Concetta Distefano ha assolutamente ragione Aina Sensi. I romanzi che hai citato sono successi intellettuali, cerebrali. Cinquanta sfumature è un successo popolare, di pancia. Pop, insomma.

Maria Concetta Distefano Mau Trifiba e Aina Sensi avrete senz’altro ragione sulla pancia e mi viene da fare un’altra estemporanea considerazione: questa discussione “sexy” mi sembra sia/sia stata una di quelle che ha avuto più commenti fra le varie proposte nel gruppo. Così,ad occhio. Ergo, (azzarola, ogni volta che scrivo “ergo” qui si “apre” Ergo Scripsit) il sexy invoglia più del lilla del Milka Cioccolato (per restare in tema colori).

Caterina Cavina È scritto di merda. Copiato per dichiarazione stessa dell’autrice da Twilight (era una fan fiction). Gli attori si vergognano visibilmente nei film pieni di comicità involontaria. Detto questo: ha venduto? Buono per l’autrice.

Paola Giannò Io sono riuscita a leggere solo il primo, carino come lettura estiva di svago ma non mi ha di certo incuriosita a proseguire con gli altri due. Invece il film Book club, che ne tratta, è molto divertente: quattro protagoniste che lo leggono e vivono in quattro modi differenti.
Io comunque mi sono resa conto che da quando vi conosco leggo in modo mooolto diverso…contaminata irrimediabilmente dal virus parolante😜

Eugenio R. R. Saguatti “Vi rovineremo il piacere di leggere alla spensierata”, ogni tanto lo diciamo 😀

Paola Giannò Il problema mi si pone quando chi scrive mi chiede un parere sulla sua opera…ed è imbarazzante esprimersi fuori da questo gruppo 😬

Eugenio R. R. Saguatti  Con garbo, ma si dice la verità. Guarda, my dear, intravedo dei punti in cui, fossi in te, interverrei.
E glielo motivi anche. Se è persona onesta e presente in quel che fa, magari mugugnerà un po’, ma poi dovrà ringraziarti.

Cinzia Fabretti Paola Giannò un consiglio? Prima di esprimerti cerca di capire se sono le prime volte che chiede un parere. Gli inizi sono traumatici, ogni bocciatura, per quanto velata di educazione, è una tragedia irrecuperabile. È una fase decisiva: o la persona fa il genio incompreso e si ritira in un eremo, col suo manoscritto da custodire per i posteri, o apre gli occhi e cerca se vi sia modo di scrivere in modo migliore. Chi entra nella seconda modalità ascolta con attenzione, valuta e ringrazia. A volte interviene sul testo, a volte resta convinto del suo ma comunque ti resterà obbligato, per la lettura e per la sincerità

Paola Giannò Cinzia Fabretti era una situazione diversa: il testo che ho letto era il suo primo scritto. Successivamente ne ha pubblicati altri cinque. La qualità di quello che leggevo mi pareva molto scadente, ho controllato e scoperto che si trattava di una casa editrice a pagamento. Le ho chiesto conferma e mi ha spiegato che nel pacchetto era compreso editing e stampa…secondo me il primo inesistente o quasi.
Ho enormi pregiudizi sulle autopubblicazioni e sulle pubblicazioni a pagamento ma queste situazioni me li confermano. Non mi sono sentita di esprimere pareri sulla sua opera, non c’è abbastanza confidenza, ma ho l’impressione che lei, anche al non detto, abbia attribuito un significato. Mi dispiace ma non credo potessi fare diversamente…
Comunque la percezione di una crescita di competenze da parte mia, grazie a voi e nonostante la scarsa attività da scrittrice, mi piace molto 😊.
Grazie di esistere Parolanti💕

Eugenio R. R. Saguatti ‘spetta, ‘spetta.
Un conto è l’autopubblicazione, che si porta dietro tutta una serie di problemi, ma è un tentativo legittimo e coraggioso.

Faccenda ben diversa è l’EAP, l’editoria a pagamento, che è da evitare sempre, in qualsiasi forma, perché è una truffa.

Ne abbiamo già parlato diverse volte, ma è una questione fondamentale per noi Parolanti. Se avete dubbi in proposito chiedete, senza paura, e vi risponderemo il più chiaramente possibile.

OCIO!

Paola Giannò Eugenio R. R. Saguatti lo so che sono situation differenti però se ti autopubblichi (facendo proprio tutto tutto da solo) o ti pubblicano senza farti un editing decente alla fine il risultato è simile…con l’aggravante che nel secondo caso hai anche pagato. Se scrivi da dio forse ti salvi ma un’occhiatina esterna secondo me ce vole…

Eugenio R. R. Saguatti  Frena un secondo.

Il risultato sarà anche simile, ma è del tutto differente il contesto a monte.

Gli editori a pagamento sono truffatori. Nessuno deve sganciare un centesimo per pubblicare, in nessuna forma. Semmai devi incassare i proventi dei diritti, quando si chiuderanno i conti mesi dopo l’uscita.

NON PUBBLICATE A PAGAMENTO!

Tutt’altra questione è il self.
Vero che se fai tutto da solo – testo, copertina, grafica, correzione – esce una ciofeca.

Vero che il 90% del self ondeggia tra la merda assoluta e il “peccato si poteva fare di meglio”. E questo è il grande problema del self: puoi anche aver scritto il capolavoro del secolo, ma galleggi nel mare di merda.

Assolutamente VERO che servono aiuti esterni: l’editing è indispensabile per chiunque, anche per gli autori scafati.
Pure per la copertina direi che non puoi fare da solo, se non sei un grafico professionista. Guarda le nefandezze che si vedono in giro e confrontale con i romanzi che escono in libreria.

Nell’oceano di schifezze, c’è anche gente più seria che investe di tasca propria per editing, grafica e marketing e si butta all’avventura. Questi meriterebbero almeno rispetto, se non sostegno.
Invece di spendere per un EAP, molto più intelligente questa seconda opzione.

Vero che sul contenuto non c’è stato nessun filtro a monte, ma ormai non ci si può più fidare nemmeno degli editori tradizionali.
Quando vedi una copertina confezionata bene, un lettering appropriato, è già una buna presentazione. A quel punto scarichi l’anteprima, che dovrebbe esserci sempre, e giudichi tu stessa.

Paola Giannò Concordo perfettamente! Hai fatto una disamina un gocciolino più ampia e condivido.
Mi fanno un po’ tenerezza coloro che pubblicano a pagamento senza sapere…pensano di avere raggiunto chissà quale vetta ma ahimè…

Eugenio R. R. Saguatti Qualcuno non sa, non si rende conto di cosa gli sta capitando, e mi dispiace per loro, ma – cazzo – nell’era di internet prova a informarti un po’, non lasciarti blandire dalle chiacchiere di chi ti sta vendendo fuffa.

Per altri è anche peggio: sanno che non li porterà a niente, che è un vicolo cieco, ma ci entrano lo stesso. In coscienza loro sanno che un editore serio non li prenderà MAI in considerazione, ma non resistono alla tentazione di vedersi “pubblicati”.

Non a caso nei paesi anglosassoni la EAP la chiamano “vanity press”.

Mau Trifiba È un romanzo che ha sfondato perché ha portato al grande pubblico certi concetti che erano solo accennati negli Harmony. Diciamo che si tratta di un Harmony esplicito, se vogliamo. È forse seminale, forse popolare, forse sopravvalutato. Ha dato il “la” a una serie di imitazioni e a un concetto di rapporto di sottomissione: prima lei sottomessa a lui e poi viceversa, in cui la donna media si riconosce (vedi? Sembro essere io sottomessa, ma in realtà è lui…).
Tutte le altre autrici che hanno seguito o stanno seguendo il filone sono convinte di aver trovato la vena d’oro, mentre non si sono accorte che le pepite non ci sono più e chi sta facendo i soldi sono quelli che sfruttano il genere in senso lato (Amazon e Wattpad, sebbene quest’ultima in modo marginale).

Eugenio R. R. Saguatti Appunto che secondo me sarebbe il momento giusto per il salto nell’iperspazio. Da un lato tante grazie che le sfumature hanno infranto diversi tabù; dall’altro è un immaginario vecchio appena pittato.

Sarebbe ora di raccontare storie di donne in cui ci sia ANCHE sesso divertente e senza restrizioni, ma a latere, non come spina dorsale del romanzo.

La prima stronzata che mi viene in mente: Magnum PI, telefilm emblema degli anni ’80. Avventura, umorismo e indagini sono lo scheletro; dentro ci trova posto ANCHE le sottotrame sentimental-sessuali del detective baffuto.
Quante donne ha avuto Magnum PI? Nessuno lo sa, ma si capisce che sono state tante. Qualcuno gli rompe le palle su questo ? No, se non le fidanzate scaricate male o addirittura cornute che ogni tanto lo rincorrono per randellarlo.

Esiste una personaggia equivalente in un serial TV? No, che mi risulti. Alcune comprimarie che ci vanno vicine, ma non le protagoniste assolute.
Ecco, secondo me ci starebbe alla grande una roba del genere.

Cazzo, quasi quasi la scrivo io.

Amara Rossi Leggo solo oggi, sarò breve, visto che è stato detto più o meno tutto. Il libro l’ho trovato sul tavolino del salotto di un’amica e, mentre la aspettavo, ho dato un’occhiata, tanto mi è bastato per capire che non l’avrei letto: noioso da subito e scritto male da subito. Circa le responsabilità, sicuramente io, in coscienza, non l’avrei scritto, ma credo non ne abbia più di quante ne avessero i fotoromanzi, o i libri di Liala, o tutti i romanzetti rosa su cui le donne hanno sempre sospirato, mentre stiravano, lavavano per terra, sistemavano i figli e preparavano la cena a Lui.

Eugenio R. R. Saguatti  I fotoromanzi e Liala hanno enormi responsabilità, e anche meriti.
Liala ha insegnato l’italiano corretto a milioni di donne, cosa di cui era orgogliosa, con giusta ragione. Non è stata la scuola a formare la lingua, nel dopoguerra; è stata lei con i suoi romanzi di larghissimo pubblico.

I fotoromanzi hanno veicolato un’immagine ben precisa dellle donne negli anni ’50 e ’60. Hanno costruito un immaginario, quindi una cultura, che prima non c’era.
Prima della guerra eravamo in sostanza un popolo di contadini, con usi e costumi differenti. Con la ricostruzione, il Piano Marshall, nasce il modello urbano: babbo, mamma, figli, casa di proprietà, auto.

Ci sono testi interessantissimi sull’America degli anni ’50.
Per dieci anni, dal ’35 al ’45, tra l’onda lunga della Grande Depressione e l’entrata in guerra, centinaia di migliaia di uomini hanno lasciato scoperto il posto di lavoro, vuoi perché migravano, vuoi perché chiamati alle armi, proprio nel momento in cui si metteva in moto l’abnorme macchina bellica.

Prima grande rivoluzione: portare le donne in fabbrica. Mai fatto prima.
Campagna pubblicitaria senza precedenti, promossa, pagata e sostenuta dal governo. Rosie the riveter, “We can do it!” e tutto il resto. Ha funzionato alla grande: migliaia di donne hanno mollato la casa e sono entrate in fabbrica.

Finita la guerra, si è presentato il problema opposto: come facciamo adesso a rimandarle a casa, che si sono abituate a lavorare, all’indipendenza, allo stipendio?
Enomre contro-campagna pubblicitaria, senpre orchestrata dal governo. Via con cartelloni, film, trasmissioni radio in cui si è inventato dal nulla un nuovo modello, la casalinga col grembiulino che aspettava fedele il marito che rincasava dal lavoro.
Ha funzionato di nuovo.

L’intrattenimento di massa – libri, film, telefilm, internet, musica – non è mai neutro, né innocente. In qualche modo sostiene o si oppone alla cultura vigente. Sempre. Anche se non è precisa volontà dell’autore. Anzi, gli inconsapevoli sono i complici migliori, perché non sanno di esserlo.

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I fotoromanzi sono un’invenzione italiana, poi imitata nei paesi Sudamericani. Hanno avuto il loro vero e proprio boom dal dopoguerra alla fine degli anni ’70


Amara Rossi Grazie per questa disamina, dentro ogni fenomeno non si annida mai solo negatività, come precisi per Liala, ma sarebbe stato meglio imparassero in altro modo, meno condizionante. Sull’inconsapevolezza degli autori, però, nutro più di qualche dubbio, vuoi per complicità, o per semplice intuizione commerciale, non si possono definire ‘innocenti’ 🙂

Maria Concetta Distefano Se invece delle 50 sfumature avessimo messo in discussione le 5 equazioni ecc. non credo ci sarebbe stata tutta questa partecipazione🤣🤣PS By the way, Le 5 equazioni l’ho preso in prestito dalla libreria di mio marito: mai letto🙄🙄🙄🙂

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