Le grandi interviste – Sacha Naspini

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Parolanti buonasera! Questa sera è davvero buona perché avremo la possibilità di chiacchierare con Sacha Naspini. Ve lo presento brevemente e poi lascio la parola alle vostre (e alle mie) domande e curiosità. Sacha è maremmano e ha mosso i primi passi con una casa editrice che conosco bene: il Foglio di Piombino. Poi, siccome ci sapeva fare, ha preso il volo. Lo troviamo allora con Elliot nel 2009 (I cariolanti), con Rizzoli nel 2014 (Il gran diavolo) e con e/o l’anno scorso (Le case del malcontento). Sempre con e/o ha in uscita ….
Ma ce ne parlerà lui appena arriva!
Sacha Naspini Ora che si fa?

Nicola Pera bella domanda
Nicola Pera Allora, tanto per partire inizio io, visto che oggi è uscita una cosa che ti riguarda … 60876473_10218277889089186_7770602175071256576_n

Nicola Pera uscirà a settembre, ma, mi dicono, sarà completamente diverso dal tuo ultimo

Sacha Naspini Sì, una virata totale. Nemmeno sotto tortura avrei fatto un “Le Case 2”.

Laura Massera Ciao Sacha, io non conosco nulla di tuo, potresti dirmi verso cosa propende la tua scrittura? Quali sono i generi in cui ti definiresti?

Sacha Naspini Ciao Laura! Faccio narrativa, mi sembra. Ci sono linee nere (non “noir”, come inteso all’italiana; non faccio ispettori, commissari o cose così).

Laura Massera Sacha Narrativa!, che parola squisita, già mi sei simpatico. È bella anche da pronunciare “narrativa”. Chi sono i tuoi maestri allora, da dove sei partito?
Non avere fretta di rispondere, rispondi con calma.

Sacha Naspini  I miei scrittori del cuore sono sterminati. Te ne dico uno ora e tra due minuti me ne pento. Nomi a caso: Fante, Calvino, Fenoglio, King, Kristof, Palahniuk… Impossibile 🙂 Sono partito con le saghe (Friedrich) fantasy. Ce le ho tutte nel cuore. Parlo dei miei dodici, tredici anni

Laura Massera Cosa intenti Sacha per linee nere?

Olympia Fox Laura Massera mi hai rubato la domanda! Interessa molto anche a me capire di un noir senza “poliziottame”.

Sacha Naspini Laura, nero per atmosfere, voce, taglio, temi, perfino ritmo… Una zona della scrittura che mi piace tantissimo (a volte puoi rubare dai generi, certo): alzi tanto scuro per mettere in evidenza tanta luce e viceversa. I contrasti importanti del materiale umano. Guardo là; almeno, da lettore – se ci riesco anche con la scrittura non posso dirlo io.

Sacha Naspini  Ciao Olympia 🙂 Magari tra un mese scrivo una cosa coi detective o cose così. Chissà. Al momento (ma in generale, dài, non mi posso nascondere dietro un dito) non mi interessa. I romanzi basati su un meccanismo bene/male mi divertono, ne ho due milioni, guardo le serie… Io non voglio fare quel viaggio. Non mi interessa.

Olympia Fox Sacha Naspini che cosa bella! Tanto scuro per evidenziare la luce. Come nei quadri… quindi i tuoi personaggi non hanno la dicotomia bene/male assoluto? Varie sfumature di malvagità?

Sacha Naspini Funziona sempre tutto così: si deve far parlare il silenzio (non lo dico io, eh, lo dice coso, Miles Devis). Più che nel nero fondo (e poi ci sono tante sfumature di nero) per me è bello mettere le mani nei vari punti di grigio. Alle ambiguità, gli irrisolti, le nevralgie del vivere… Lì c’è roba. Un buono che arresta un cattivo mi intrattiene – a volte ci sono occasione stupende, beninteso – e basta.

Friedrich L. Friede Ciao, Sasha, benvenuto. Quindi nemico della serializzazione? I personaggi non devono tornare?

Sacha Naspini  Ciao Friedrich 🙂 No, per niente nemico (sto leggendo adesso “Il libro della polvere”, prequel della trilogia “Queste oscure materie” – un mondo spettacolare). Io però non ho mai sperimentato quella dimensione. Magari capiterà, non lo so. Tendo a esaudire in un testo – a parte i temi ricorrenti, certo.

Friedrich L. Friede Pullman l’ho catalogato mentalmente come narrativa x ragazzi, mi pare di capire che sbaglio… dovrei rimediare?

Sacha Naspini  Pullman fa questo gioco bellissimo: parla ai “ragazzi cresciuti”. La prima trilogia è un’opera di filosofia piena. Con il gioco del fantastico. Della narrativa consolidata nel tessuto umano. Non sono libri: regali (Poi scrive anche per ragazzi, sì. Mi ricordo un libro sui topi…) Friedrich, tra l’altro: https://www.youtube.com/watch?v=c5rSnRfVXEs

Olympia FoxFriedrich L. Friede devi. C’è il mondo in Pullman! 😍

Friedrich L. Friede  Domandone da presentatore TV generalista: da cosa/dove trai ispirazione?

Sacha Naspini  Ci sono temi che mi costituiscono, nel bene e nel male (come per tutti). Non so se si può parlare di “ispirazione”. Sono buchi, ferite, luci, scale di grigio cui ho bisogno di dare un nome. Una cosa del genere. L’istinto a un romanzo (a una storia) può sorprendermi da un momento all’altro.

Giorgia Simoncelli Ciao Sacha!
Piacere di conoscerti! Neanche io ho ancora letto un tuo romanzo, ma adoro cosa pubblica e/o e rimedierò presto!
Mi permetto di farti un paio di domande da esordiente scrittore: come è andata la tua prima pubblicazione? Come è avvenuto il passaggio da una piccola realtà editoriale alle grandi? Grazie!
Giorgia

Sacha Naspini  Ciao Giorgia! E/O è una casa editrice potente sotto tanti punti di vista: la forza di una “major” con un’identità e un taglio precisi.
Il mio esordio è del 2006, “L’ingrato”. già in aria “Le Case”. Niente, avevo tanta roba nei cassetti. E quasi trent’anni. Inutile girarci intorno: lo scrivere era un affare che non mi sarei scrollato di dosso. Ho provato i primi confronti. Ho cercato. Sono passato (naturalmente) sotto i raggi X (anche devastanti). Poi è uscito, da un editore piccino da morire.

Giorgia Simoncelli E come è andata? Hai avuto subito un riscontro di lettori? Oppure cosa hai fatto per far conoscere quanto avevi scritto?

Friedrich L. Friede  Domandone due: riti per entrare in atmosfera scrittura?

Sacha Naspini Il silenzio (non sono capace a scrivere con la musica, per esempio). Non ci riesco neanche alla scrivania: la posizione ottimale è steso, su un fianco – ti spacchi le ossa, maremma schifosa. Devo essere solo. Magari un bicchiere di vino d’accompagnamento.

Friedrich L. Friede A proposito di maremme… io è un po’ che giro intorno all’ebook de ‘le case del malcontento’, con il ditino pronto a cedere alla curiosità stimolata anche dal tuo noto ammiratore Nicola, e lo comprerò, ma… non ti pare che abbia un prezzo assurdo per un digitale?

Serena Pisaneschi Per il silenzio ti capisco, per la posizione no, ne uscirei tronca dopo mezz’ora😱

Sacha Naspini Serena, la sera (o la mattina) sono stroncato dalla scrittura 🙂

Ergo Scripsit Friedrich sui prezzi degli eBook: alcuni sono una follia, però hanno almeno un effetto positivo… ho appena comprato su Amazon il libro cartaceo su Giovanni dalle Bande Nere a solo 2 euro in più del digitale 🤓🙄

Maria Concetta Distefano Ciau! Hai ancora bisogno di editing?

Sacha Naspini Ciao Maria! Certo, quella fase è *imprescindibile*. L’editor è “l’anima 2” di un libro. Impossibile farlo da solo – ma posso farlo per gli altri per ovvi motivi 🙂

Maria Concetta Distefano Sacha Naspini Grazie. Supponevo. Confermi.

Laura Massera Ti sei mai pentito di qualcosa che hai pubblicato?

Sacha Naspini Sì. Un romanzo che mi piaceva tantissimo: “L’effetto Kirlian”. Uscito per il circuito delle edicole con il titolo “Diario di un serial killer”. Un editing funesto. Visibilità, certo, ma alla fine è venuto fuori una specie di telefilm di serie C degli anni settanta. Tedesco.

Stefania Fiorin Ciao, bentrovato. Ho letto che Le case è stato tradotto per Corea e Turchia, come hanno risposto questi Paesi all’italianità?

Sacha Naspini Deve ancora uscire (ma ormai ci siamo). Più che altro sono nel cuore ai traduttori. Chissà come si dice in coreano “Vado in culo a tutti e porto tre” 🙂

Stefania Fiorin Sacha Naspini
Non saprei 🤗
In bocca al lupo 👍

Friedrich L. Friede È inquietante… Google dice: 나는 모두를 망 쳤어. 그리고 나는 3을 나르고있다.
Non credo che sopporterei che un mio libro diventasse… così 😱

Stefania Fiorin Friedrich L. Friede Eh,sì, diventa così. Mi incuriosisce 🤔 E se ci fosse qualche refuso? 😄

Serena Pisaneschi Ciao Sacha Naspini, ben trovato. Io invece vorrei sapere se e quanto sei pignolo quando scrivi. I dettagli sono importanti? Prepari tutto prima? E la riscrittura com’è, se il tipo che scrive tanto e di getto e poi taglia o viceversa scrivi l’essenziale e aggiungi dopo?

Sacha Naspini Ciao Serena 🙂 Sì, mentre scrivo guardo i periodi e i ritmi al microscopio, anche in prima gettata – se non mi convince m’incaglio, deve *suonare* come voglio (ammesso che sia giusto; ma insomma, mi serve la “pancia piena”). Sulla revisione di prima bozza sono anche più bastardo. Ammazzo tanti figli, se serve.

Nicola Pera Una cosa potrei aggiungerla io per tutti i Parolanti che vogliono approfondire le questioni di questa sera, e cioè che tra qualche settimana Sacha Naspini condurrà un laboratorio nelle campagne del pisano sotto l’egida (e l’agriturismo) di Enrico Pompeo!

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Vorrei precisare che non è un laboratorio adatto ad astemi … 🙂

Sacha Naspini Tanta scrittura d’impulso, non detto (è lì che abitano ii romanzi belli), chitarre serali, biliardo e vino 🙂

Nicola Pera Sacha, questa volta vi fo il culo a biliardo!

Sacha Naspini Vi approfittate di me perché arrivo stremato 😅

Serena Pisaneschi Perfetto, sono astemia😁

Friedrich L. Friede Serena, lo dico da medico: è una brutta malattia, ma si può guarire 😜Italiana o americana? Coi birilli potrei dire la mia…

Nicola Pera Friedrich, non lo so cos’era. Tieni conto che la bella, quella dove si vince tutto tutto tutto, è partita alle 3 di notte e il fiasco del vino era già vuoto … 🙂

Valentina P. Lombardi buonasera a tutti 🙂 mi sono potuta collegare da poco 🙂 anc’h ‘io avrei uan domanda per Sacha, semplicemente, il tuo libro preferito in assoluto come lettore ?

Sacha Naspini Valentina 🙂 Domanda impossibile. Ora ti dico “La lunga marcia”, tra un quarto d’ora “Le città invisibili”, poi ci ripenso: “Full of life”. Domanda dalla risposta impossibile.

Valentina P. Lombardi ci piacciono le cose impossibili 🙂 Sacha hai risposto benissimo 😉 grazie

Laura Massera Sacha credi che uno scrittore abbia delle responsabilità nei confronti della gente? Non del “suo pubblico”, parlo proprio in senso generale di responsabilità etica, se vogliamo proprio dare una definizione.

Nicola Pera Qui si picchia duro Laura!

Valentina P. Lombardi bella domanda…

Sacha Naspini Ovvio. Sì (a belva, aggiungerei). Chi scrive mette in campo delle cose, crea esplosioni, implosioni, defalca, o corregge/banalizza/sovverte la realtà percepita. Incastra le cose in un modo particolare; ti spezza l’osso del collo e dice: “Guarda questa cosa da quest’angolo qui”. Impila oggetti e li fa stare in equilibrio in modo inaspettato. Ma vero. Più del vero, a volte. Questo è materiale che fa qualcosa. Va nel mondo come un virus.

Nicola Pera Sul campo della responabilità etica dell’arte (imho) si aprono praterie intere. L’arte è irresponsabile, per definizione.

Laura Massera Sacha cosa non tolleri in assoluto in un autore?

Sacha Naspini L’assenza di voce. E di un “progetto” che va oltre il libro del momento. L’uso sterminato del “guarda mamma, vado in bici senza mani”; l’esibizione. La mancanza di coraggio (a volte i libri più potenti sono imperfetti – quindi anche questo: la non ricerca dell’imperfezione).

Laura Massera Sacha cosa non tolleri in asoluto in un lettore, invece?

Sacha Naspini La parola “interessante”. Rivolta a un libro mi fa cascare il ciuco dalle mutande. Non trovo affinità con il lettore che chiede di leggere quello che si aspetta di leggere (con moltissime opinioni associate, tra l’altro).

Serena Pisaneschi Sacha Naspini codesta espressione del ciuco non la conoscevo, qui in alta Toscana non si sente 😆

Serena Pisaneschi Sacha qual è la parte che ti da più soddisfazione, quando scrivi un romanzo? La sua ideazione, la prima stesura, le revisioni, il ‘letto si stampi’…?

Sacha Naspini Secondo me è il momento in cui *vedo* una storia. Non una storia fine a se stessa per far dire “guarda che aggeggio ganzo ho messo insieme”. Proprio nel gesto. Magari sono pieno di nebbie, ma percepisco un’intenzione… Quello è un momento magico. Poi “basta” scriverlo. Farmi stupire. Trovare gli angoli. Eccetera.

Nicola Pera Sacha, ti faccio io una domanda che, qui dentro, penso interessi a tanti. Un autore che vuole fare strada e creda di avere una sua voce, cosa dovrebbe fare? Il mercato editoriale (che è una parola orribile, ma di questo stiamo parlando) è sempre più frammentato ed è veramente difficile non tanto farsi notare, ma addirittura leggere.
Ti dico quello a cui sono arrivato io. Fare quello che mi pare, le possibilità sono le stesse, ma almeno mi diverto … 🙂

Sacha Naspini Forse hai detto già tutto: fare quello che devi fare. Un libro bello a forza di testate da qualche parte trova uno spiraglio. Io cercavo E/O per una serie di motivi (vengo via da Rizzoli e così via): il primo contatto con loro fu una bella luce. Tra “Il gran diavolo” (Rizzoli, appunto) e “Le Case” ci sono stati quattro anni – di solito esco una volta all’anno. Niente, avevo quella roba là, ostica e tagliata in un modo poco alimentare… Ma dovevo farla. E niente, l’ho fatta.
Il mercato editoriale. So cos’è ma cerco di guardarlo il meno possibile. Sono una testa di cazzo su tantissime cose; almeno lì cerco di “proteggermi”. E/O, per ribadire, è un editore importante in quel senso: cerca il libro bello, sì, ovvio. Ma soprattutto cerca l’autore.

Nicola Pera Un’altra domanda delle cento pistole. In questo gruppo una cosa proibitissima è fare spam, cioè parlare di se stessi (che poi parlare di noi stessi è un po’ una barba). Però si può fare alterspam, cioè parlare degli altri. In sostanza dacci il nome (o i nomi) di un autore (italiano però) che tu pensi sia veramente bravo e perché?

Sacha Naspini Luigi Romolo Carrino. Un autore che parla sotto l’inchiostro, sa farti innamorare di una ringhiera rugginosa. Non cerca la trama a tutti i costi (ci deve essere, certo, evidente). E poi la voce. Consiglio qualsiasi cosa

Nicola Pera mi cerco qualcosa…non lo conosco proprio

Ergo Scripsit Ciao, guardando i tuoi libri vedo che non hai paura di toccare generi diversi 🤓.. soprattutto quello su Giovanni delle Bande Nere deve essere stato un bell’esercizio! La domanda è, come ti è venuto in mente il romanzo storico? Avevi già studiato e ti piaceva il personaggio?

Sacha Naspini Ciao Ergo! Il libro su Giovanni è nato strano: mi chiamano da Rizzoli e mi propongono un contratto al buio – senza titolo né niente. Accetto. Dopo un po’ viene fuori che stanno facendo questa collana chiamata “I signori della guerra”; mi propongono di scrivere una cosa sul Savonarola: non mi convince. Durante una presentazione a Firenze (era l’epoca de “Le nostre assenze”) vedo la nicchia di Giovanni dopo gli Uffizi. Mi si accende una lampadina. Ci penso, ma a parte il film “Il mestiere delle armi” non mi viene in mente altro (che poi sono gli ultimi giorni di Giovanni de’ Medici)… Mi informo: un romanzo non c’è. Lo propongo. Dico che lo voglio fare a modo mio. Sulla sua vita, ma a modo mio. Accettano. Parto a scrivere. Misurarmi sull’ambientazione storica del ‘500 è stata una scommessa importante. Mi sono divertito tantissimo 🙂

Ergo Scripsit Giusto, i lavori migliori sono quelli che divertono. Ma il romanzo storico tira? O meglio, l’editore che ti da da scrivere un libro pensa che i tuoi lettori ti seguano al di là del genere? Te lo chiedo perché mi intriga molto, anche se mi rendo conto che a comprare un libro di un autore si cerca sempre di ripetere la stessa esperienza…

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Friedrich L. Friede Personaggi, storia, ambientazione, sottotesto… secondo te cosa deve essere potente, o particolarmente curato, perché un libro resti.

Nicola Pera Fred, secono me (non l’hai chiesto a me, ma passavo di qui …) alla fine quello che vince è il sottotesto, il non detto che ti rimane dentro a rosicare …

Sacha Naspini Il gesto. Il gesto che un libro cerca di mettere nel mondo. Cosa voglio fare, cosa voglio distruggere, costruire, illuminare, annientare… “La trilogia della città di K” per cosa resta? Per il finale? Per La storia? Per la voce? Per la rabbia/cattiveria? Eccetera. Resta perché ha schiacciato una palla aliena, virale, indefinita, imperfetta. Dice e non dice. Squarta e non dice. Il taglio di Fontana. Quella violenza. Quell’amore. O pietà che sia.

Sacha Naspini Nicola, sì. Sul sommerso di un libro non ci sono storie: o c’è o c’è l’intrattenimento. Pensa Hemingway: pezzetti di scoglio, sulla scrittura: sotto i mostri infiniti

Nicola Pera Sacha ammetto che di Ernest non mi piace tutto tutto. I 49 racconti, alcuni fantastici, altri mah. Però se mi lasci su un’isola deserta mi porterei Festa mobile, bellissimo!

Nicola Pera Allora, visto che adesso sappiamo chi è l’autore italiano, puoi dirci qual è e perché (a parte e/o sennò è troppo facile) la casa editrice che consiglieresti?
p.s. consiglieresti a un esordiente eh …

Sacha Naspini E/O, di sicuro. Ma ci sono tantissime realtà potenti, anche se piccole, che lavorano bene, mi sembra. Penso a NN, Voland… Anche i grandi, eh: se gli dài un libro bello lo fanno, vai tranquillo. Forse la parte difficile è arrivare su quelle scrivanie… A parte la questione “logistica”, un editore un romanzo che pesa lo fa.

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Valentina Santini Di realtà editoriali piccole (che poi Voland, NN, Chiarelettere e via dicendo sono piccole un corno) ce ne sono, certo. Ma non è così automatico. Arrivare su quelle scrivanie e roba da spaccarsi la testa. Riuscire a farsi leggere prevede pellegrinaggi a Fatima e anche una grande botta di culo. Poi certo, se quello che hai scritto non è abbastanza, è un altro discorso. Ma in linea di massima è un massacro. Attese infinite, laghi di niente e vuoto siderale. La percezione bipolare che oscilla dall’essere un genio incompreso e quella di aver scritto una stronzata colossale. Agente, non agente. Agenzie truffaldine e case editrici distribuite da Paperino che stampano a peso. Ogni casa editrice riceve tonnellate di mail con altrettanti stupendi romanzi. Internet dà questo vantaggio qua: ho la possibilità di appiopparti l’opera con un invio a costo zero. C’è da fare i cazzotti. C’è da mettersi in fila. C’è da scoraggiarsi, altro che.

Nicola Pera Valentina, quando scrivi “dall’essere un genio incompreso e quella di aver scritto una stronzata colossale” … sono con te!

Cinzia Fabretti Nicola Pera io no. Un genio incompreso non ho mai avuto dubbi di non poter essere…😂

Erna Corsi Ciao Sacha, la mia domanda è forse un po’ alla Marzullo, 😂 ma non saprei come esprimerla meglio: è la trama che delinea i personaggi, o sono i personaggi che conducono la trama?

Sacha Naspini Ciao Erna 🙂 Secondo me le due cose devono andare di pari passo. Le evoluzioni di una storia modellano o definiscono le qualità (a volte anche fondanti) di un personaggio. La trama è spesso un’occasione; il LA per. L’impianto strutturale di un romanzo è un trampolino affascinante; anche cadere nel vuoto può essere una “vittoria”.

Erna Corsi Sacha Naspini come accade nella vita, ma penso che scrivendo ognuno di noi abbia una predilezione per l’uno o per l’altro.

Nicola Pera Signori Parolanti, abbiamo avuto tutto per noi Sacha Naspini per un paio d’ore, però lui ci tiene a rispondere a tutte le domande, anche in differita, per cui questa intervista rimane formalmente aperta anche domani e se avete qualcosa da chiedere lui risponderà. Appena sarà conclusa la raduneremo nei suoi tanti interventi per metterla sul blog.
Per adesso posso dirvi che io l’ho trovata un bellissimo modo per interagire con un autore che (tra l’altro) non si è risparmiato. Io te la lascio qui la mia ultima domanda (perché tu sei animale notturno, io un po’ meno…), ma Ossigeno, di cosa parla?

Sacha Naspini Su “Ossigeno” vi metto qui la bozza del paratesto che hanno fatto in casa editrice – per favore, non mettetela sul blog, m’ammazzano 😅

—omissis— 

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Giorgia Simoncelli  Buongiorno a tutti! E grazie Sacha per tutte le risposte
Io avrei un altro paio di domande se si può:
Come è andato il tuo primo romanzo da esordiente? Che riscontro hai avuto?
Qual’è il tuo metodo di lavoro? Hai già in mente tutta la storia quando cominci?

Sacha Naspini Eccomi Giorgia! 🙂
Il primo romanzo (“L’ingrato”, prima edizione Effequ) fu una “tragedia” ovviamente. Ho messo le virgolette perché parte di quello sconforto è stato anche una benzina – avevo ventinove anni quando è uscito; neanche ero in Italia, passavo un periodo a Brighton. Forse sono stato l’ultimo a prenderlo in mano. Mi aspettavo chissà cosa, e invece c’è stato da sudare, creare un po’ d’attenzione. Io non sono un autore che è uscito a vent’anni vendendo un milione di copie. Se una strada c’è stata, è stata guadagnata centimetro dopo centimetro, dal basso, dal niente. Guardato storto o strano un po’ da tutti, per primi quelli in casa (mia madre e mio padre guardano volentieri la televisione; non ho un’immagine di loro con un libro in mano; a fatica il giornale. A fatica). Con “L’ingrato” è cominciato qualcosa. Mi definiva. E poi ero affamato. Più di ora.
Sul metodo – se un metodo c’è (e non c’è) – mi piace prima di tutto l’intuizione. Forse l’ho già detto in un altro commento: sento la mossa; vedo il romanzo. Lascio che quella roba mi maneggi per un po’; e io maneggio lei. Poi succede questa cosa buffa: un giorno apro il computer e comincio a scrivere.

Gianluca Baldoni Sacha Naspini buongiorno, grazie per questa interessantissima discussione, vorrei sapere quanto il tuo vissuto entra nei tuoi romanzi. Io nel mio piccolissimo, quando scrivo non riesco a lavorare solo di fantasia, a dividere le due cose. Parto da un’idea, una situazione di vita (mi piace osservare), nella quale “infilo” sempre parte di me, forse troppo, poi faccio ricorso alla memoria, riordino ricordi per costruire una storia.

Sacha Naspini Ciao Gianluca! Inutile girarci intorno: *qualsiasi* roba che viene dalla creatività aggancia faccende personali. Perfino la tavola commissionata a un fumettista per una storia di cui non sa niente (l’uso dei neri, la mano, i dettagli… Banalizzo). Si tratta sempre di un territorio scivoloso, specie se si entra in fatti dolorosi, nervi strani. Il paradosso che può capitare è questo: una storia mutuata “dritto per dritto” ha larghi margini per non funzionare. Il coinvolgimento morboso può portare su un altro binario; ti distoglie, entra in campo un “protagonismo” di cui un romanzo (un’opera d’arte in genere) non ha bisogno. Anzi. Ne risente la compattezza. La finestra che apri sul mondo può non apparire chiara. Ovviamente ci sono casi in cui il polso fermo, la rabbia, il sangue di una vicenda umana impongono la rotaia e vengono fuori delle bombe a mano. Mi viene in mente l’autobiografia di Everett, il cantante degli Eels. Figlio di quell’Everett. Bellissima

Cinzia Fabretti Sacha Naspini Ho scritto e cancellato molte volte questo commento. Ho concluso che non avevo vere domande, volevo solo ‘essere’ tra voi. Tra voi scrittori. La sostanza di ogni tentativo era: come si fa? Come si fa a essere così, a rivolgersi al mondo e offrirgli una storia, che sia bella, che sia emozionante, che porti con sé un soffio e magari un’idea, come un dono, come un sorso di vita… come si fa?
Ma vera domanda non era, mi sono resa conto. Perché non credo che si faccia. Non si ‘fa’ un libro. Si ‘è’ un libro, si ‘trova’ un libro, una storia, tante storie… allora non chiedo nulla; ma semplicemente ringrazio del vostro parlare che ho potuto silenziosamente ‘ascoltare’. È bello sentir parlare qualcuno, come fosse al tavolo vicino del ristorante. Non un amico, non certo un familiare. Eppure il caso vuole si possano ascoltare cose interessanti, cogliere risate e brandelli di idee nuove. Si sfiora un mondo, si trattengono notizie, spunti di riflessione. Alzandosi a cena finita, mi giro verso il tavolo vicino e sorrido, augurando una buona vita.

Sacha Naspini Ciao Cinzia, che belle parole! 🙂
Coso si diceva, alla firma del contratto per un nuovo film: “Incredibile, li ho fregati un’altra volta…”. Mi viene in mente una roba del genere – senza prendere in giro nessuno: resti attonito; magari pensi: “Possibile?”. Comprano una tua storia e non te ne capaciti. Un momento strano (bello, brutto, intenso, da bicchiere al volo… Una solitudine, anche). Mandare storie nel mondo è stupendo, inutile dirlo. Un’occasione. Bisogna – secondo me – prima di tutto superare la zona dell’ego (di norma sparisce dopo lo sviluppo del lobo frontale, ma in quest’epoca di lavatrici mediatiche è un casino nel casino, all’infinito). Quando ti svesti di te (impossibile) e cerchi di mettere dei fari sulle faccende dell’uomo sul pianeta Terra comincia la goduria vera. Almeno per me, sia da lettore che da scrittore. Soprattutto da lettore, credo. Leggi un libro che ti muove il pavimento e il giorno dopo sei diverso. La scrittura è bastarda: dà accesso a tutti, ma come Circe. Eppure resta il luogo delle arti più completo (lo so, è un’affermazione che fa inacidire, specie i musicisti, non ho mai capito bene perché): c’è suono, voce, struttura, immagine, sprofondo… Il suo cruccio è di non essere immediato come la hit dell’estate. Leggere *chiede*. In questo momento storico è in gamba tesa totale col tutto e subito. Col silenzio.

Adesso è veramente tutto. Gli amministratori de I Parolanti ringraziano Sacha Naspini per il tempo, la pazienza e la forza che ha messo nelle sue parole. Ma questo, conoscendo Sacha, era scontato. Grazie anche a voi che avrete voglia di leggere e condividere questa lunga e bella intervista….

 

 

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