Letteratura femminile vs. maschile – di Olympia Fox

Friedrich L. Friede la scorsa domenica ci ha invitati a una discussione antica come i sapiens: uomini contro donne, la guerra dei sessi, ma nella narrativa che tanto amiamo. Esistono come entità distinte una letteratura maschile e una prettamente femminile? Ci sono temi, stilemi, richiami culturali che funzionano solo con lettori di un sesso preciso e dicono poco all’altro? Secondo Fred, sì. E a sostegno della sua convinzione ha portato un’immagine a dir poco eloquente…

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Leggiamo un po’ delle opinioni espresse nella lunghissima discussione di domenica:

Serena Pisaneschi: Io ne sono convinta. Romanzi che parlano di donne, romanzi romantici o simili sono prevalentemente femminili, gli uomini non li leggono, tranne in rarissimi casi. Ritengo invece che le donne leggano più o meno di tutto indifferente dal tema o dall’autore.

Ma tempo pochi minuti Friedrich e Serena hanno trovato chi era in disaccordo con loro. Enrico Pompeo presenta un’analisi e motivazioni storiche di tutto interesse.
Enrico Pompeo: Discussione annosa. Il linguaggio, purtroppo, è nato, sviluppato, cresciuto in società maschiliste e patriarcali. Quindi la matrice è quella. Le donne, nella narrativa e nella lettura, dimostrano di possedere un vocabolario più ampio. Però, sinceramente, non credo che si possa stabilire con chiarezza una “scrittura al femminile” e una “al maschile”. Almeno per me. Mi è capitato di leggere libri e accorgermi solo alla fine da chi erano scritti. Quindi sono in disaccordo con voi due. Ci sono lettori che adorano la Allende, per esempio e tante donne leggono Coelho. La Maraini ha un pubblico eterogeneo e l’ultimo suo libro parla di paternità e ha un uomo come protagonista. Le donne leggono di più? Beh, anche questo sta cambiando. I social, internet sono attraenti e portano via tempo al libro. Secondo me non c’è letteratura femminile e maschile: ci sono solo libri brutti e belli. Parere personale, eh!

Friedrich L. Friede Sono d’accordo con te sul vocabolario, però… di certo esiste molta letteratura scritta da uomini e da donne che è sessualmente neutra, bisex, di interesse generale. Ma sei proprio sicuro che ai margini del panorama non esistano scritti così femminili da non poter ad alcun conto suscitare il tuo interesse?

Enrico Pompeo, certo. Ma anche alcuni scritti maschili. Ad esempio: non sono lettore del genere horror. Tranne King, che è un genio e quindi non sta nei canoni, non mi esaltano, da lettore. E in questo ambito sono più gli scrittori maschili. Quindi credo che la differenza parta da te, da quali sono i tuoi gusti, non dal genere di chi lo ha scritto.

 

Friedrich L. Friede Non parlo assolutamente del genere dell’autore, ma del genere del target. Implicitamente sostieni che l’horror abbia un target prettamente maschile? Qui ti voglio…

Enrico Pompeo Mi vuoi prendere in castagna, allora! 😉 Credo che tu pensi che la differenza sia, per così dire, biologica, fisiologica, naturale. Per me è storica, economica, culturale. Quando Edgar Allan Poe ha iniziato a raccontare storie di paura, poteva provare a farlo. A quel tempo non esistevano scrittrici donne. Tranne eccezioni, soprattutto nella poesia. Questo è il punto. Ma in tutte le arti è stato così. Ora, per fortuna, non lo è più e il nostro orizzonte è di mescolanza, sfumatura, incrocio. Nonostante i tentativi retrogradi di tanta parte della società ancorata al passato.

Differenza tra qualità del libro più che di genere? Ci sta. Gusti personali? Assolutamente leciti…

Gianna Neri Io non faccio distinzioni. Per me esistono solo due categorie di scritti: quelli che mi piacciono e quelli che non mi piacciono. Del resto ho sempre detestato romanzi rosa, storie mielose e simili. Quindi non mi chiedo se l’autore sia maschio o femmina

Friedrich L. Friede La domanda non riguarda l’autore, un uomo può scrivere rosa, perché no? Io parlo del target dichiarato o meno di uno scritto.

Gianna Neri Mah, allora ho gusti letterari maschili

Friedrich L. Friede Secondo me la distinzione esiste eccome, anzi provoco ancora di più. Penso che, a causa di millenni di cultura patriarcale schiacciante seguita da sacrosanta liberazione culturale della donna, affermare la femminilità sia considerato lecito, anzi coraggioso (vedi Ewwa) mentre affermare la maschilità è oggi ancora sottoposto a stigma, vedi articolo: http://lettura.corriere.it/narrativa-sostantivo-maschile/

Chiara Boschi Ciao, questa immagine mi fa capire che sono più simile a colui a destra 😂. Ci sono temi, stilemi e richiami culturali che funzionano più con un sesso che con l’altro? Penso di sì in linea di massima. Io personalmente non riesco a leggere romance o i romanzi storici, mi annoiano. Leggo più volentieri altri generi. La biografia di Agassi, ad esempio, andrebbe fatta leggere nelle scuole.

E non vogliamo sottolineare quanto il linguaggio sia sottoposto a queste differenze di genere e che conseguenza abbia avuto sui gusti e sulle categorizzazioni? Anzi la questione si fa ancora più complessa: queste differenze di gusti e linguaggio sono solo sociologiche o anche biologicamente insite in noi, a seconda del sesso a cui apparteniamo?

Enrico Pompeo Penso che la distanza ci sia a livello sociologico, culturale: fino alla metà dell’800 per le donne era impossibile pensare di essere scrittrici, narratrici. Quindi c’è un’abitudine secolare a considerare la scrittura uno strumento maschile. Però questo è frutto di un atteggiamento storico, che oggi, almeno spero, è superato. Credo.

William Babila Però io credo che sia una questione biologica, prima di tutto, e solo in seguito diviene sociologica, quando l’uomo e la donna vengono sottoposti alle regole sociali.

Enrico Pompeo William Babila per me non c’è una questione biologica su come si vede o si racconta un mondo. Però non sono così sicuro.

Friedrich L. Friede Anche per me la questione è molto più sociologica che biologica. Mi viene in mente un post di Giovanna letto qualche giorno fa che spiegava in modo ironico ma spietato la differenza mentale fra uomo e donna nell’affrontare la società.

Eccolo:

“Se nasci donna lo sai per istinto. Se nasci donna lo sai perché te lo insegnano, perché lo vedi e perché se ancora non lo avessi capito, sarà la vita stessa a insegnartelo e spesso succede prima di quanto ti aspetti. Se nasci donna sai che nella tua vita avrai almeno tre rotture di coglioni: il ciclo, il parto e le molestie sessuali.

Se nasci donna devi stare attenta agli uomini fin da bambina, devi imparare presto che non sempre puoi fidarti di loro anche se sono amorevoli come un padre e a volte forse di più, e devi sapere, come tutto il resto del creato, che è l’uomo il tuo nemico peggiore.
Se nasci donna impari a sopportare le rotture di coglioni: il ciclo, il parto e gli uomini che ti molestano. Se in autobus ti mettono una mano sul culo, tu girati e tiragli uno schiaffo. E invece io rimanevo pietrificata e pensavo che non era giusto, non lo era che lui mi toccasse ma neanche che io fossi costretta a schiaffeggiare qualcuno, o a rendere pubblica quella vergogna.
Se nasci donna impari a sopportare il commento, lo sguardo o il gesto volgare del passante che incontri per strada, impari a muoverti sempre in gruppo con le amiche, a non frequentare determinati posti a non avere atteggiamenti che potrebbero essere fraintesi. Se nasci femmina convivi tutta la vita con questa necessità di valutare sempre l’affidabilità dell’uomo che ti trovi davanti e ben presto impari a farlo senza neanche rendertene conto, e lo dai talmente per scontato da giudicare negativamente chi non lo fa. Qualcuna, come si dice, se la va a cercare perché gli uomini sono fatti così e tocca a noi donne difenderci.

Se nasci donna devi stare sempre attenta, gli uomini anche quelli bravi, non possono capirlo, non possono capire cosa significa dover continuamente chiedersi se ciò che facciamo sia opportuno. Non puoi mai abbassare la guardia, devi essere giudiziosa e attenta.
Se nasci donna e paghi un ragazzino per tacere ti buttano fuori da XFactor, se nasci uomo e paghi un paio di donne per tacere, resti alla Juve.” (Giovanna Hugues 8 ottobre 2018)

William Babila Sì, mi sa che sono nel vuoto 😂. Comunque, una riflessione io la lancio ugualmente: fin da piccoli maschi e femmine nascono con i “gusti” incorporati, indipendentemente da ciò che la madre e o il padre dicono loro o mostrano loro. A un bambino si danno giochi da maschio, alle bambine oggetti da femmine (e questo può rientrare nella sociologia). Ma cosa succede quando un maschio rifiuta i giochi da maschio e pretende una bambola? Non l’hanno deciso i genitori, è una sua inclinazione personale biologica. Questo per me vale per la letteratura: le donne da principio sono indirizzate verso qualcosa che ricorda loro la femminilità e tenderanno a riprodurlo nei loro scritti o nell’immedesimarsi in romanzi che parlano di tematiche che riguardano la psiche e il corpo femminile. La stessa cosa vale per gli uomini, che fin dal principio sono spinti verso l’avventura, pochi fronzoli, poca pazienza. Naturalmente (ed evviva) ci sono le eccezioni: uomini che oltrepassano il confine ed entrano nel territorio femminile e viceversa.

Olympia Fox Enrico Pompeo , Friedrich L. Friede e William Babila… il discorso sulle sovrastrutture o la biologia imperversa anche altrove. Per caso mi sono imbattuta in questo post pubblico di Luca Tarenzi:

Mi ritrovo stamattina a tradurre un articolo scientifico sul problema dei suicidi maschili nel mondo occidentale, dal quale apprendo dati di cui non avevo idea, ad esempio che in Gran Bretagna il suicidio è la PRINCIPALE causa di morte negli uomini sotto i cinquant’anni, ampiamente più avanti del cancro, degli infarti o degli incidenti stradali.

Fin dalle prime righe l’articolo, che usa espressioni come “epidemia di suicidi tra gli uomini”, mi trasmette un istintivo ma indefinibile senso di fastidio. Cerco di ignorarlo, ma non ci riesco.

Allora provo a esaminarlo: perché il tema del suicidio tra gli uomini, invece di inquietarmi o farmi riflettere, mi infastidisce?

Dopo qualche insistenza, una vocetta nascosta in qualche anfratto nella parte posteriore del mio cranio (parecchio simile a una caverna del Paleolitico) risponde: “Questo articolo vuol dipingere i maschi come vittime, vuol farli sembrare deboli! Ma gli uomini non sono vittime.

Gli uomini non sono deboli!”

Sono rimasto in silenzio a lungo, a fissare la tastiera.

C’è ancora tantissimo da fare. Tantissimo da mettere a posto. Io come uomo ho ancora tantissimo da mettere a posto nella mia stessa testa.

Altrimenti là fuori non cambierà mai niente (Luca Tarenzi, 16 ottobre)

L’autore del post è persona seria e affidabile, per questo l’ho postato. Vista la mentalità come agisce? E soprattutto questa riflessione apre nuovi scenari: la traduzione: quanto fa lo spirito del traduttore per scegliere un’interpretazione piuttosto che un’altra? Parliamo in un altro post della Atwood e del suo linguaggio neutro e poco empatico in certe scene, devastante concentrato di sentimenti in altre. Che il traduttore sia donna o uomo avrà inciso? le idee dello stesso avranno influenzato quella neutralità o quel pathos? dilemma dilemmoso…
Ma, torniamo al quid: si parla di autori o di lettori in questo post?

Ergo Scripsit Mi sembra però che ci sia un problema da dirimere subito: si parla degli autori o dei lettori? Io credo che nel primo caso non ci siano grosse differenze di genere: scoprire che Fred Vargas è una donna non mi ha cambiato l’idea che avevo del libro.

Friedrich L. Friede Si parla di lettori, di target

Friedrich L. Friede Presto si fa a confondere, perché si presuppone che donna scriva femminile e uomo scriva maschile, ma non è necessariamente così.

Serena Pisaneschi Autrici come Yoyo Mojes, Sophie Kinsella ecc hanno un target prevalentemente femminile, non si può negare. Rari sono gli uomini che leggerebbero certi libri. La Maraini e la Allende sono due signore della letteratura, come la Woolf, la Austen e via discorrendo. Non so quanti uomini abbiano letto “Orgoglio e pregiudizio” per esempio, molti penso, ma non si può negare che sia un genere femminile. Forse le donne empatizzano di più con quasi tutti i generi, gli uomini invece no. Sarà che il romance è nato appunto solo per le donne, per “gratificarci” in un tipo di storie che nascono dall’immaginario quasi collettivo femminile (dico quasi perché non tutte le donne amano il romance). Sono convinta che la scrittura di genere esista, ma sono anche convinta che la donna sia in grado di scrivere quasi ogni genere, l’uomo invece ritengo non possa scrivere “al femminile” a meno che non sia dotato di una grandissima empatia. E esistono autori così, lo so, li ho letti. Un esempio è Verga con “Storia di una capinera”, lo lessi da ragazza e mi ricordo che mi colpì molto come un uomo avesse potuto scrivere così bene di una donna.

Friedrich L. Friede Il tuo è, sarebbe strano il contrario, un punto di vista femminile. Concordo con tutto tranne un punto: non è vero che gli uomini non hanno agganci loro propri. Forse non è empatia, forse sono altri stimoli?

Friedrich L. Friede Non so… identificarsi con l’uomo forte, con James Bond, Jack Ryan, Dirk Pitt…

Serena Pisaneschi Friedrich giusta osservazione. Difatti io scelgo i libri dalla storia che raccontano, come tutti del resto, e la possibilità d’identificazione gioca un ruolo importante, direi primario. Questo mi porta a dire che ho più libri scritti da donne nella mia libreria, che scritti da uomini, appunto perché donne e uomini sono bravi a parlare di ciò che ‘compete loro’, ma è bello scoprire anche autori che riescono a spaziare completamente.

Erna Corsi Io credo che ci sia una differenza tra scrittura femminile e maschile. Credo però che molti scrittori siano in grado di superare questo limite, rendendo impossibile intuire il sesso di chi scrive. Analogamente tra i lettori vi è un confine sfumato, fatta eccezione per i romanzi rosa che hanno un pubblico quasi esclusivamente femminile.

Friedrich L. Friede: Donne che parlano di uomini… e noi maschietti? Non c’è una letteratura di azione, avventura, testosterone che scorre a fiumi, tecnicismi ultra nerd?

Erna Corsi: No, secondo me le lettrici sono onnivore. Più dei maschietti. Non hanno la paura di poter essere accusate di essere gay se leggono cose considerate “maschili”.

Ma da cosa è partita la discussione? Da noi dello staff e Laura ci concede un’anticipazione…

Laura Massera: Vorrei fare una postilla credo necessaria. La discussione di Friede nasce da una lettura che ha fatto su una saga famigliare dove le protagoniste sono tutte donne e dove molti aneddoti sono prettamente femminili, come quei “45 minuti” in cui la protagonista deve decidere come vestirsi e spiega dettagliatamente perché un capo sì è l’altro no. Questo target può sembrare femminile, ma io credo che, come “Donne che corrono coi lupi” sia un libro anche per uomini, per meglio comprendere il mondo femminile, anche altri testi possano essere istruttivi e, tolte forse alcune parti, anche interessanti per il mondo maschile. O no? Sbaglio tanto?

Enrico Pompeo Non sbagli per niente, invece. La Mazzucco è, per me, una scrittrice di altissimo livello. E parla spesso di donne nei suoi libri. Di molto di più, in realtà. Forse la questione è questa: quando uno scrive, deve sforzarsi di rendere la storia interessante. Senza pensare se è femminile o maschile. 45 minuti di descrizione per un vestito? Ci possono stare, se hanno senso rispetto al racconto e se non sono noiosi. E questo non dipende dall’argomento, ma dalla qualità della penna.

Friedrich L. Friede Vero, Enrico, ma oggi sono insensatamente provocatorio e polemico: io per scegliere un computer portatile o una stecca da biliardo ci metto ben di più di 45’, ma metterlo per iscritto?!

Laura Massera Enrico Pompeo per me quei 45 minuti, titolo del capitolo in realtà molto breve, nel contesto ci stavano benissimo. Per rafforzare tutto il ritmo c’è il senso della saga al femminile. Inoltre la scelta dipende dal fatto che tu voglia sottolineare la tua natura e la natura di chi ti circonda e non solo parlare della scelta finale.

Enrico Pompeo Descrivere il rovello interiore, l’eterna indecisione, l’angoscioso dilemma…

Enrico Pompeo Mi incuriosisce. Deve essere sfizioso.

Laura Massera Enrico Pompeo comunque lo leggerai, sarà la prossima uscita a firma I Parolanti. Speriamo di pubblicarlo appena dopo le feste di Natale.

Sole Vismara di che saga si tratta?

Laura Massera Sole Vismara un libro che ha partecipato al concorso di EWWA, non ha vinto e lo pubblicheremo noi. Gratis, come “Confessioni al telefono”
Sole Vismara Ottimo!

Marinella Ultimo Dopo venti minuti di spiegone di mio marito sul libro che sta leggendo (“Ruska” di Edward Rutherford) che non m’ispira per niente visto che racconta la storia russa attraverso le vicende di diverse famiglie abbiamo discusso di questo post. Io penso che bisogna prima di tutto escludere i lettori occasionali quelli che chiamo i lettori da ombrelloni e panettone che spesso leggono il primo libro in classifica. Io leggo spesso libri letti da mio marito ambientati nel medioevo con battaglie, protagonisti uomini e argomenti diciamo maschili. Ma devono trattare argomenti che mi interessano o incuriosiscono. Tipo quello sulla Russia non m’ispira, romanzi sui vichinghi o popoli nordici li leggo. Lui difficilmente esce dai generi che ama, è un gran lettore ma “chiuso ai suoi generi”. Credo che sicuramente un lettore cerchi un personaggio in cui immedesimarsi e per cultura, almeno nel mio piccolo, si cresce con bambine che leggono fiabe con le principesse e bimbi che leggono di guerrieri e spazio. In generale l’educazione credo influisca molto…

Marinella Ultimo Poi ci sono i geni tipo King o Martin che crea “Il trono di spade” con un numero di personaggi enorme che è quasi impossibile non trovare un personaggio al quale affezionarsi che tu sia uomo o donna. Stessa cosa con la saga “La straniera”.

Ergo Scripsit Per quanto riguarda i lettori, io vedo due linee di “prodotto”: da una parte quello venduto come alta letteratura e dall’altra le produzioni in serie, dove i canoni, trame, situazioni, finali sono sempre ripetute per andare a soddisfare un determinato pubblico. Quindi tutta la serie di Geronimo Stilton sarà letta preferibilmente dai ragazzini, Tex Willer o Clive Cussler dagli uomini, gli Harmony dalle donne…

Laura Massera Ergo Scripsit gli Harmony te li leggi tu, te li leggi, Frack!

Friedrich L. Friede Pure Cussler

Ergo Scripsit Siete snob

Ergo Scripsit A me Geronimo Stilton piace un sacco, ci sono anche le figure 😇

Ergo Scripsit Laura Massera, però il discorso torna: quanto la scelta di un libro è fatta consapevolmente dal lettore/lettrice? Quanto influisce la copertina, il titolo, il packaging, la linea editoriale della collana a cui appartiene, lo scaffale dove lo mette il libraio? Parlando con il tipo di Zona42 gli chiedevo come mai la copertina del libro di Viscusi “Dimenticami Trovami Sognami” fosse così new age da sembrare quasi un testo “femminile”: lui mi ha spiegato che scelgono le copertine in modo da evitare che siano identificati (e ghettizzati) come ‘classica’ fantascienza…

Alessandra Leonardi Le lettrici sono più onnivore rispetto ai lettori, mentre i maschi leggono non solo di meno, non sono attratti da certi generi come il click-lit o il rosa più smielato: questi rimangono a target femminile. Di certo ci sono eccezioni ma è così.

Nicola Pera Un dato certo è che le donne leggono più (molto di più) degli uomini. Il 50% delle donne è lettrice contro il 35% degli uomini. Per cui trattiamole bene le donne che sono quelle che tengono in piedi l’editoria nazionale.

Silva Zenati Lavoro in un negozio dove si vendono anche libri usati, di tutti i generi e posso dire, dalla mia osservazione, che gli uomini che leggono sono meno delle donne. Gli uomini leggono alcuni generi specifici che vanno, generalmente, dallo scientifico allo storico ai gialli. Le donne hanno un ventaglio più ampio di generi di lettura escludendo scienze e storia didattica, nel senso, preferiscono leggere aspetti storici in ambito romanzesco. Le signore anziane ma molto anziane, leggono i rosa, a quintali, proprio

Manuela Mannino Le donne leggono tutti i generi, gli uomini no.

Ergo Scripsit Al di là dei luoghi comuni sulle donne onnivore, in genere gli uomini non leggono romanzi rosa come le donne non leggono fantascienza.

Laura Massera Io leggo fantascienza. E scrivo fantascienza! Ancora inedita ma la sto scrivendo! 😛

Gianna Neri Chi lo dice che le donne non leggono fantascienza? Io la leggo e la scrivo pure.

Ergo Scripsit Dà fastidio anche a voi il luogo comune? Comunque, lo dice l’Istat: 17% maschi contro 7% di femmine per la fantascienza e 24% contro 2% per i romanzi rosa. Quindi quelli che leggiamo siamo tutti onnivori, in percentuali diverse!

Silva Zenati Ergo, io leggo fantascenza!

Friedrich L. Friede Quella statistica dimostra che dobbiamo scrivere un romanzo sugli hobby in gravidanza! 😂

Olympia Fox Ergo Scripsit Io pure leggo e scrivo fantascienza. Pubblicata in un albo mi hanno già convocata per il secondo. 😉

Ergo Scripsit Olympia Fox so che questo è un gruppo speciale! però avvisate l’istat di rifare la tara alle percentuali 😀

Elisa Spillo Anche io leggo fantascienza! (Non la scrivo, tranne un mini racconto…) ma con chi le fanno le statistiche? :O

Ergo Scripsit Elisa Spillo mi sa che nei Parolanti c’è gente sopra la media…

Sole Vismara Non esiste qualcosa come “i maschi scrivono per i maschi, le femmine per le femmine”. Esiste però qualcosa chiamato target: è vero che al determinato genere o sottogenere si abbina un gruppo diverso di lettori.

In alcuni casi la distinzione è di sesso, in altri di età, in altri ancora di categoria sociale. In molti casi si tratta di abbinate.

Oltretutto, il target è una cosa di cui occorre tenere conto quando si affronta la scrittura di un libro (se uno degli scopi del farlo è che qualcuno lo compri una volta pubblicato, almeno… anche questa è una scelta che un autore deve fare, consapevolmente o meno).

Quindi secondo me non esiste una cosa come la letteratura maschile solo per maschi e la letteratura femminile solo per le femmine, esistono generi e temi statisticamente più apprezzati e seguiti dagli uni o dalle altre.

Perché ciò avviene? Secondo me c’è un’enorme componente di condizionamento sociale, che ci fa credere che determinate cose siano “ovvie” e “naturali” quando invece non sono altro che costrutti sociali.

NB: mi rifiuto di considerare gli idioti che fanno affermazioni tipo “non leggo libri di fantascienza scritti da donne/romance scritti da uomini perché fanno sicuramente schifo”. Se una persona ha una visione più ristretta di quella della tizia della pubblicità della Fiesta prima di imbottirsi di merendine, è anche inutile parlarci 😛

Laura Massera Sole Vismara analisi ottima come sempre. Quello che mi lascia perplessa è ciò da cui è scaturita questa riflessione, ovvero quella saga di cui parlavo. È una saga, non è un rosa, perché una saga dovrebbe essere rivolta a donne più che a uomini? Perché narra storie di donne in modo femminile?

Questa è una saga che parla di come due donne sono state schiacciate da una società nettamente maschilista e di come la terza, la nipote, si trova ad affrontare le conseguenze delle scelte culturali delle famiglie che ha avuto alle spalle.

perché dovrebbe interessare solo donne questo? Non riguarda tutti? Non è un romanzo rosa, non ci sono storie d’amore ma storie di donne. Parla di come la cultura maschilista abbia fatto danni quasi irreparabili anche alla nostra generazione. Perché dovrebbe essere “femminile”?

Friedrich L. Friede Il problema nel libro specifico, non è nel fine o target, ma nei mezzi o strumenti. Gli agganci culturali ed esperienziali, oltre ai personaggi, sono del tutto femminili. Un uomo, nei famosi 45 min di vestizione, si immagina in salotto ad aspettarla e verso la fine comincia pure a misurare il ritardo che la preparazione senza fine comporterà. Agganci esperienziali, appunto.

Sole Vismara Laura Massera partiamo da un presupposto: non vedo perché un romanzo rosa non dovrebbe riguardare anche gli uomini (tenendo anche conto che in genere c’è almeno un protagonista maschile decisamente importante 😀 e se parliamo di rosa MM, sono addirittura due e anzi spesso di donne non se ne vede nemmeno l’ombra) e perché in generale il tema “amore romantico” non dovrebbe riguardare anche gli uomini, dato che anche loro si innamorano, penano per amore, hanno comportamenti romantici e perseguono un percorso di conquista della persona che ha suscitato il loro interesse esattamente come le donne.

Detto questo, faccio due considerazioni: una è statistica (e prego gli uomini del gruppo di considerarla come tale: so benissimo che tantissimi maschietti non rispondono alla “descrizione” che segue. Il concetto di “maggioranza” non significa mai “tutti”). Purtroppo agli uomini le “storie di donne” in generale non interessano. Le ritengono “inferiori”, spesso, e non riescono a uscire dalla dicotomia “storia di donna = romanzo rosa”, ovvero qualcosa che è considerato il peggio del peggio del trash e dell’inutilità, spesso senza nemmeno andare a guardare COSA ci sia dentro a quel “contenitore” (spoiler: spesso schifezze, vero, ma non solo schifezze. E se ci sono schifezze, come succede anche per altri generi, è perché vendono) o perché a così tante donne piaccia. Aggiungiamoci che alla maggior parte dei maschi non frega un cazzo di quel che preoccupa le donne (parlate con qualcuno di mestruazioni, tipo. Oppure iniziate a parlare di patriarcato o oppressione del genere femminile… quanti uomini non si stizziscono, non iniziano a levare gli occhi al cielo, a dire che si esagera e che ci sono cose più importanti? Presenti esclusi, da quel che ho capito dai vostri commenti, sono ben pochi), non VEDONO il sessismo nemmeno quando ci sbattono il naso e sono talmente annoiati da qualsiasi cosa riguardi la vita quotidiana di una femmina da scazzarsi dopo trenta secondi che se ne parla. L’espressione “cose da donne” è in genere intesa con accezione dispregiativa, per fare un esempio.

Per questo motivo, qualsiasi cosa che parli dichiaratamente di problematiche femminili è vista come qualcosa che riguarda solo le donne e che l’Uomo Vero non ci si deve nemmeno avvicinare.
La seconda è sociale, ed è la causa della prima. Un uomo non si avvicina a tematiche cosiddette femminili perché così gli è stato detto di fare, ogni minuto di ogni giorno, fin da quando era piccolissimo. A partire dagli onnipresenti “i maschi non devono giocare con le bambole” e “non fare la femminuccia”, tutto ciò che riguarda l’universo femminile è di serie B, per la maggior parte dei maschi.
Quindi no, non “dovrebbe” riguardare solo le donne, anzi. Ma di fatto, interessa (quasi) solo a loro.
Cosa che secondo me è di una stupidità allucinante.
Sole Vismara Friedrich L. Friede il mondo della letteratura è pieno di romanzi che narrano vicende maschili da un punto di vista maschile, con riferimenti esistenziali maschili e lessico maschile. Eppure le donne li leggono… perché culturalmente nessuno ci ha detto che siamo dei maschiacci inscopabili e indegni di stare al mondo se lo facciamo.

Il nodo della questione è sociale e culturale

Laura Massera Friedrich L. Friede lascio la parola a Sole che se la sta giocando benissimo!

Friedrich L. Friede Senza alcun dubbio sociale e culturale. Esistono per convenzione cose bisex, cose da donne, cose da uomini. Le ultime fanno la seguente fine: non se ne parla perché tutti d’un pezzo o se ne parla in confidenza fra amici, coperte da un sottile velo di vergogna perché le pulsioni maschili di tipo predatorio, che comunque esistono, sono giustamente giudicate dalla società.

Sole Vismara Non ho capito l’osservazione sulle pulsioni predatorie.

Friedrich L. Friede Sole cose tipo senza il consenso della controparte…

Sole Vismara Rettifico una mia considerazione precedente: nessuno dice PIÙ alle donne che sono maschiacci inscopabili eccetera, perché c’è stato un tempo in cui si parlava di “letture adatte a una ragazza/donna”. Ma per fortuna la lotta per la parità ha portato anche al crollo di questo tipo di segregazione letteraria. Purtroppo però al giorno d’oggi esiste ancora la barriera inversa, che non è ancora stata abbattuta.

Sole Vismara Friedrich L. Friede, il dark romance è pieno di quel tipo di cose. Be’, anche 50sfumature citato più sopra ne è pieno. In molti romance di un certo tipo non c’è poi ‘sta gran consensualità, in molti casi c’è perfino un’esaltazione e romanticizzazione (inconsapevole, che è peggio) della sindrome di Stoccolma.

Le fantasie di violenza ci sono in entrambi i generi, solo che finché è una donna che fantastica di essere “presa con la forza”, sapendo (si spera… il modo in cui sono state prese le 50 sfumature mi fa temere il contrario) che poi nella vita vera non accetterebbe una cosa del genere, ci può stare, con molti caveat. Se invece è un uomo a fantasticare di stuprare una donna o di tenere comportamenti border line, allora la musica cambia, perché tra il dire e il fare non sempre c’è di mezzo il mare. E forse è giusto che quel tipo di pensieri non sia incoraggiato, ecco, perché la conseguenza possibile è danneggiare altri esseri umani.

Serena Pisaneschi Una osservazione: io ho comprato a mio figlio 7enne la collana dei classicini che era sul corriere della sera. Ho preso quasi tutti i titoli, dico quasi perché titoli come “piccole donne” non li ha voluti perché ‘da femmine’. Ora, da me questa cosa non l’ha imparata, ché gli porto sempre a esempio la mia passione smodata per i supereroi pur essendo io una donna, per fargli capire che ciò che piace, piace e basta. Non ho controllo su nonni e altro genitore, che sono sicuramente radicati al blu=maschio rosa=femmina, quindi la mia è una lotta coi mulini a vento. Penso però che il bimbo stesso si identifichi di più in un Sandokan piuttosto che in Jo, non cedete? Quindi la scelta di lettura nasce da un istinto si immedesimazione, penso. Altra osservazione sui classicini: su 50 titoli quelli puramente ‘femminili’ saranno stati tipo il 10%, questo mi fa pensare che la letteratura di genere è decisamente recente.

Sole Vismara Domanda 1: perché io ho potuto identificarmi con Sandokan, con Mowgli, perfino con Zanna Bianca (!) e un maschietto non può fare lo stesso con Jo o anche con Meg e Amy, che sono decisamente più femminili?

Domanda 2: è assolutamente necessario identificarsi anche dal punto di vista del genere con un personaggio? Non bastano le situazioni in cui viene a trovarsi, le difficoltà che affronta e i conflitti che vive?

Friedrich L. Friede Sole hai presente l’età “che schifo le femmine” “che schifo i maschi”? Poi passa. Io non ho alcun problema a identificarmi con personaggi femminili. Facevo però l’esempio della lunga e difficile scelta del computer portatile: se la faccio, e la faccio con piacere, è una cosa. Se ne scrivo per tre pagine vuole dire che voglio attirare alcuni e allontanare altri.

Sole Vismara Non sono sicurissima che la descrizione della scelta del PC porterebbe all’allontanamento di lettrici di sesso femminile.

È più probabile che la descrizione della scelta di un outfit allontani i maschi, ma per partito preso, per i motivi di cui sopra, non perché si tratta della descrizione di un processo di scelta.
In ogni caso dipende il tutto da come è scritto: se è messo in modo ironico, potrebbe anche non sortire alcun allontanamento.

Laura Massera Sole Vismara tutto il libro è di una ironica drammaticità disarmante

Sole Vismara Non vedo l’ora di leggerlo

Laura Massera Sole Vismara sarai la prima a saperlo quando esce! 🙂

Sole Vismara

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