Come si fa a sapere se si ha davvero talento?

Curato da Olympia Fox

Ve la sparo così a bruciapelo come l’ha postata a noi in gruppo la Parolante Gianna Neri che, come avrebbe fatto ciascuno di noi ha anche aggiunto: “Lo so, detto così appare molto stupido. Però non ci si può fidare dei giudizi di amici e conoscenti, che saranno sempre di manica larga. Né possiamo basarci sui like. Quindi?”

Quindi? Ne abbiamo parlato per tutto il giorno e di cose interessanti ne sono uscite parecchie. 

In primis siamo tutti consapevoli che il talento da solo non basta. 

Manuela Mannino: A questa domanda non c’è una risposta. Oggettivamente puoi essere capace, ma non sempre arrivare al pubblico, ai suoi gusti, alle sue emozioni. Troppi fattori in gioco, anche quelli editoriali ed economici. Poi ci vuole anche il fattore Cxxx.

Ergo Scripsit: Inoltre il talento da solo non basta. 🙂 Come diceva La Rochefoucauld: “La natura fa il merito e la fortuna lo mette in opera”.

Gianna Neri: So bene che il talento da solo non basta, in questo come in tanto altro nella vita. Però se non lo si ha, è tutta perdita di tempo.

Elisa Spillo: Io credo che dipenda dai tuoi obiettivi. Se per te è importante arrivare al successo, e scrivi solo per quello, probabilmente sarà sempre una perdita di tempo, perché al successo arrivano veramente in pochi. Se invece scrivere è un’urgenza, è comunque un voler dire qualcosa, un’esigenza epidermica, allora non è mai una perdita di tempo.

Silva Zenati Concordo con Elisa, se “devi” farlo, se quando vuoi raccontare o dire qualcosa ti viene in mente la forma narrata, lo fai. Non è tempo perso, anzi, non hai mai abbastanza tempo per farlo.

Friedrich L. Friede: Averne e avere la coscienza di averlo? Cosa fa il talento, ti rende immortale dopo che la fortuna ti ha dato il successo? Secondo me anche in questo il fattore C predomina incontrastato.

Nicola Pera: Non mi ricordo chi lo diceva “Noi siamo padroni dei nostri tentativi, non dei nostri risultati” che dipendono da una serie di elementi che non possiamo controllare…

Marinella Ultimo: Io sento più l’amore per la lettura e la scrittura che il talento, non mi stupirei sentirmi dire “non hai talento per scrivere”.

Ecco però che dopo la serie di considerazioni sulle opportunità necessarie perché il talento si esprima, spuntano le parole magiche: qualità e impegno!

Paola Giannò: Forse, senza arrivare a parlare di talento, vorremmo sapere se in quello che scriviamo c’è della qualità? Pur essendoci sempre margine di miglioramento (anche tanto), un minimo di qualità c’è? O è meglio darsi all’orto o al gioco delle bocce?

Michela Mik Montebelli Bella domanda… che a volte può diventare un alibi per non scrivere più.
Te ne giro, in risposta, una provocatoria: a chi riconosceresti tu l’autorità e il titolo di dirti “lascia perdere, non hai talento”? Se hai la passione per la scrittura, dovresti rispondermi “a nessuno” 😊
Penso che uno scrittore mediocre con molto studio e impegno possa diventare uno scrittore buono, poi per essere un’eccellenza ci vuole una marcia in più, che non penso possa essere codificata e che comunque è soggettiva. Per me un autore può essere eccellente, a te magari fa schifo.
Di base servono tanto studio, allenamento, il confronto con un campione rappresentativo di lettori che reputi qualificati (anche in termini di capacità di dirti in faccia se il tuo scritto non è apprezzato e, soprattutto, il perché) e poi, su scala un po’ più alta, un buon editor che possa mettere a disposizione un parere più professionale. 

Questo per migliorare, ma la domanda se hai talento o meno te la terrai sempre. Io me lo chiedo ogni giorno e in parecchi ambiti della mia vita e delle mie attività. 

A un certo punto, te ne freghi della risposta e segui cuore e pancia. Mantenendoti umile. Concorsi e pubblicazioni risentono di troppe variabili per essere parametri oggettivi. Se prendi un premio, è sicuramente un rafforzo positivo, ma se non vinci questo può non aver nulla a ché vedere con la qualità dello scritto.

Eugenio R. R. Saguatti: Thomas Edison diceva: Il genio è per l’1% ispirazione e per il 99% traspirazione. Edison era quel signore che aveva depositato oltre mille brevetti di invenzioni, dal fonografo al dittafono. Era però lo stesso che fece guerra a Tesla per sostenere la corrente continua invece di quella alternata. Si può essere geniali e stupidi allo stesso tempo.
Partiamo da un presupposto: nessuno di noi è un genio della letteratura, ma nemmeno del tutto negato. Quindi, se ha ragione Edison, ci resta “solo” da traspirare, ovvero lavorare, ma lavorare tanto.
Quanto ci tieni alla scrittura? Quanto vuoi investire – in tempo, energie, ma anche denaro in una certa misura – in questa passione? Siamo sicuri che sia una passione? O è un flirt estivo? Molto spesso fa più la testardaggine che il talento. Ti metti lì, a testa bassa, e lavori.

Segui corsi, leggi, studi, ti sbatti, provi, t’incazzi, butti via tutto, ricominci daccapo. Spedisci a concorsi, chiedi, rompi le balle a chi ne sa di più, sperimenti e vedi cosa succede.

Un talento non coltivato muore. La caparbietà, l’umiltà, la costanza, la voglia di mettersi in gioco possono portare molto lontano.

Olympia Fox: Talento ne vedo tanto, ogni giorno, ovunque e spessissimo qui. Sì? Sì! “Talento” è comunicare quel che si vuole nel modo in cui si vuole, ad esempio. È padronanza del medium scelto. È condurre consapevolmente il lettore dove vuoi e scegliere quando lasciarlo libero. È una buona intuizione. È un vestito nuovo su un’idea che di nuovo non ha proprio nulla. Talento è questo e milioni di altre cose. Ma… ma è solo una minima parte di quel che serve. È per questo che io vado in bestia quando una buona idea non è portata avanti. Quando vengono diffuse le alfa. Quando il talentuoso di turno perde entusiasmo e voglia di lavorare a un testo e si lancia su altro, perdendo un’opportunità. Il talento è un dovere oltre che un dono. Un dovere che spinge a farlo crescere, a studiare, a esercitarsi. Un dono, perché si parte già da una base felice che moltissimi non hanno, molti che per arrivare al livello di un talentuoso devono impegnarsi anni. Come saperlo? Lo senti, lo sai. Al di là dei momenti di sconforto, lo sai se riesci a comunicare concetti ed emozioni con le tue parole o no. La consapevolezza di sé è un elemento fondamentale per valutare i propri scritti e i propri risultati (e non parlo di classifiche di vendita). E vi racconto un piccolo aneddoto personale: ho scelto di diventare editor, oltre che autrice, proprio per questo. Per aiutare il talento – o perlomeno quel che è il talento per me – a prendere coscienza di sé, per dare strumenti agli autori di vedere come la loro idea possa essere effettivamente un’opera degna di essere letta da molti, per aiutarli a rendere la loro voce più limpida. Scelta che, condivisa da altri, poi ci ha portato qui, tutti insieme, a lavorare…

Tra battute, esempi e citazioni questo è quello che noi Parolanti pensiamo sia il “talento”: una certa dose di bravura innata sostenuta da tanto studio, impegno, amore per la scrittura e per la qualità. 

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