#giornatautore – Simone Giusti

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Oggi è la #domenicautore dedicata a Simone Giusti

Simone, ho visto un sacco di cose interessanti nel tuo sito. Attendiamo una tua breve presentazione per dare il via alle domande.

Simone Giusti Ciao ragazzi. Oggi sarà un dialogo on the road. Sì perché diciamo che sto tutto l’anno a casa eccetto una decina di giorni, anche meno, e per la famosissima legge di murphy indovinate oggi dove sono?
Sì.
Oggi sono in viaggio. Ma ci sono.

Nicola ha fatto un gran lavoro, copertina, intervista… wow! Mitico nicola e mitica laura che mi invitò anni fa qui tra voi parolanti.

Mi vedete raramente ma io, come l’occhio della cia, vi vedo. Vedo che fate un sacco di cose e sono cose gagliarde.

Che faremo oggi?

Sono a vostra disposizione. Chiedete tutto ciò che volete, curiosità, esperienze, idee e tutto ciò che vi verrà in mente. Ho pubblicato qualche romanzo. Il primo dieci anni fa. Parecchi racconti, intorno a una trentina. Mi son divertito a fare qualche cortometraggio, una serie web me l’hanno anche commissionata. Ora mi diverto a fare qualche spot (ci nascondo denteo dei messaggi positivi, sennò a che servono gli spot? Ma non ditelo ai venditori), e poi ultimamente mi diverto come un matto a raccontare lo storytelling.

Che differenza c’è tra uno scrittore e uno storyteller?

Il primo racconta una storia e nel frattempo ti parla di sé, anche involontariamente. Il secondo ti deve dire qualcosa e per questo ti racconta una storia.

Eccomi qua. On the road. Direzione san marino.
Ogni sosta controllerò e vi risponderò. Mitici.

P.s. per la stradale: chatto solo quando non guido.

Maria Concetta Distefano Ciao! Gagliardo! Mi piace già come ti presenti!

Simone Giusti Ciao maria. Ti lascio immaginare: la mia compagna mi sta incalzando perché dobbiamo partire e io sono col cellulare in mano. Ahahahah. Oggi avremo una giornata nella giornata. E alla fine ne usciro nero. 😁😁

Ergo Scripsit Wow quante cose hai fatto! Raccontaci dell’avventura editoriale, come hai pubblicato le tue prime cose…

Simone Giusti Il primissimo fu “incubo”. Thriller per robin edizioni. Scelsi la casa editrice (perché da fuori mi piaceva), mi presentai a loro al bookfestival e poi mandai il testo. Il libro uscì due anni dopo. Era il 2008 ed era molto diverso da ora.
Loro erano ben messi, promuovevano, erano tra gli organizzatori della fiera di roma. Io però non ero ancora pronto. Così mi ritirai per qualche anno a vita eremitica di scrittura. Dal 2014 ho ripreso a pubblicare romanzi.

Per i racconti invece iniziai nel 2006. Entrai in un lavoro collettivo con una casa di milano. Poi qualche concorso, finché non ho ripreso dal 2013 con slancio. Anche i racconti sono fantastici. Ora ho un po’ mollato per via di altri impegni.

La cosa che ho capito e che ho imparato in questi anni è che dobbiamo divertirci, sentire mentre si scrive, lasciar perdere obiettivi, record di pubblicazioni, vendite e quant’altro. Lasciar perdere l’ego. Siamo narratori, l’unica cosa che conta è sentire le storie e permettere ai lettori di viverle con noi, magari lasciando dentro loro un cambiamento, un punto di vista diverso che li possa arricchire.

Ci ho messo tanti anni per capirlo. E chissà quante altre cose devo capire.

N.b. a volte nelle risposte andrò fuori tema. Concedetemelo. 😁😁

Ergo Scripsit Sullo scrivere per divertimento sono assolutamente d’accordo, così come sul non doverlo fare con lo stress della ricerca della pubblicazione agognata 🙂 Ma bisogna dire che forse qualche obiettivo è meglio darselo

Simone Giusti Sicuro! Obiettivo interiore: chi sei tu. Una volta risposto a questa domanda epocale (o almeno, una volta individuata la rotta) ci pensa la vita a darti le occasioni. È una roba fantastica. Esci dall’idea delle omologazioni e diventi chi sei.

😁😁

Friedrich L. Friede Ciao, Simone, piacere di conoscerti. Goditi San Marino, io l’ho girata l’anno scorso e mi è piaciuta tantissimo. Tornando a noi, ti va di dirci quali secondo te sono gli elementi o le tecniche per scrivere un buon racconto?

Simone Giusti Certo! Punto primo: lasciarsi ispirare. Leggere, essere curiosi, informarsi seguendo le passioni.
E fino a qui ci siamo.
Ora arriva la cosa strana: si deve staccare l’ego e attivare il sé.
L’ego è quella roba utilissima, perché lì c’è il linguaggio (lobo sinistro del cervello) che ti fa costruire strutture e ti fa usare parole. Ma non è artistico. È banale. È l’autista che porta la macchina per strade conosciute.
Il sé siamo noi, nel profondo. È il flusso, è l’idea geniale, è la frase potente, sentita, piena zeppa di evocazione.

Per scrivere un racconto io mi scelgo un messaggio da dare (ecco la differenza tra storyteller e scrittore). È un messaggio che mi sta a cuore. Che voglio dire. Poi mi faccio ricche passeggiate. Ma va bene anche fare attività fisica, bicicletta, nuoto, anche la sera quando stai per addormentarti o al mattino quando ti stai svegliando. In quei monenti l’ego non c’è.
In quei momenti arriva la solidificazione della metafora. La metafora è la storia. La solidificazione è quella frase, quella battuta, quell’immagine che fa arrivare il messaggio. È l’effetto bomba. Da lì il resto arriva a pioggia. E per resto intendo la storia che mi porta fino alla fine.

Ma questo è il metodo stoeytelling. Serve per dare. Se invece il racconto ti serve principalmente per trovare cose in te (scrittore) allora ti consiglio la tecnica della fotografia: inmagini una persona. La costruisci con le prime cose che ti vengono in mente. Poi immagini uno sfondo. Prima lo sfondo era nero. Poi immagini un’azione svolta dai personaggi sullo sfondo che riguardi o no il soggetto iniziale. Poi inizi a far domande e risposte concatenate a partire dall’azione. Tipo, l’azione era che in tipo dava un calcio a un lampione. E allora inizi:
Perché lo ha fatto?
Perché era arrabbiato.
E perché era arrabbiato?
Perché sua madre oggi l’ha sgridato.
E continui così. Ti verranno fuori 50-60 botte e risposte dentro cui troverai la tua storia. Una storia del tutto naturale. Ti stupirai di cosa tirerai fuori.

😁😁

Friedrich L. Friede Simone Giusti mi piace… alcune cose già le faccio, ma a livello semiconscio. Ora capisco perché le ‘ispirazioni’ mi arrivano in quei momenti. Illuminante.

Simone Giusti Friedrich L. Friede grazie mille. Sì. Ho cercato il funzionamento base del cervello perché avevo bisogno di entrare e uscire nel modo più indolore possibile dalla dimensione del flusso. 😁😁

Cinzia Pallucchini Simone Giusti fai venire voglia di scrivere

Simone Giusti Scrivere è fantastico. È un’attività che fa bene a tutti. Per raccontare e scoprire noi e gli altri.

Chiara Miryam Novelli Simoneee, dopo lo spettacolo teatrale che hai scritto, Vodkavalium, e che è andato in scena ieri sera, non può mancare una domanda: scrivere per il teatro, scrivere per un romanzo. Quali le differenze? Hai consigli da darci volessimo avventurarci nella scrittura tetrale?

Simone Giusti Quello di ieri sera era una roba molto simile allo scrivere racconti. Il testo era di una quindicina di cartelle. Poi ci ha pensato il regista a metterlo in scena. A quel punto diventa teatrale. Ma nella mia testa era un monologo non teatralizzato, era a tu per tu col pubblico. Quindi è come un racconto.

Per il teatro viene in soccorso un laboratorio che ho appena fatto con michele santeramo, uno dei più grandi scrittori di dialoghi in vita.
Per il teatro devi inserire tutto il tuo sentire nelle battute perché gli attori e uo regista dovranno fare il passaggio più semplice e breve per passare dal testo a una sensazione e dunque a una messa in scena che sia univoca e ripetibile.
Scrivere per il teatro è una roba complessa: non hai le inquadrature come nella sceneggiatura, non hai la voce narrante come nei racconti o i romanzi, hai solo le battute (intese anche come azioni ripetibili e univoche) le pause e i silenzi per indivare in modo semplice e diretto tutto ciò che sta dietro.

Per far questo si deve fare un lavoro di profondità e relazione umana verosimile, altrimenti l’attore si troverà a mettere in scena una cosa forzata e non lo aiuterai.

Ma il tratro lo sto scoprendo ora. 😁😁

Chiara Miryam Novelli Grazie!

Ergo Scripsit Sono pienamente d’accordo con quello che dici: in gioventù ho fatto il direttore di scena per alcune commedie (roba molto locale… ) : a parte alcune attività pratiche, quello che mi è rimasto di più è la necessaria attenzione ai tempi, sia nelle prove che in scena. Ad esempio uno non si rende conto che certe frasi lunghissime sono dette tutte d’un fiato e altre brevi devono prendersi tempi e spazi. Tu i dialoghi dei racconti li leggi a voce alta?

Mariele Rosina Hai ragione, bisogna avere in testa la scena ed esprimere tutto attraverso i dialoghi . Ti sembrerà così di assistere a uno spettacolo inscenato dai tuoi personaggi. Almeno questa è stata la mia esperienza per una commedia che ho scritto

Simone Giusti Ergo Scripsit i dialoghi li registro a voce. La forma del dialogo deve essere la più orale possibile. Si possono anche scrivere, ma si devono vivere. A un certo punto senti che sono verosimili. Anche senza leggerli ad alta voce. E allora ci sei. Ma la prima stesura è registrata a voce.

Simone Giusti Mariele Rosina grande!

Nicola Pera Ciao Simone. Intanto Denise ha ragione … 🙂
Potresti parlare un po’ delle tue esperienze come autore “tradizionale” e in self?

Simone Giusti Siamo fermi all’autogrill, denise mi guarda. Mi devo sbrigare.

Il self è fantastico come ogni altra forma di pubblicazione. O quasi.

Il self mi piace per qualche progetto per cui ho voluto sperimentare. Tipo jimbo (che tra l’altro entro il 2018 uscurà il terzo della serie). Col self, e con i sistemi attuali, gestisci tutto e sei un po’ editore, nel senso chd scegli il taglio editoriale che vuoi dare.

Certo, io prima di arrivare a “farmelo da solo” sono passato da un master per redattore editoriale e da esperienza in grafica. Il self è una cosa che non consiglio a livello logico (niente consiglio a livello logico) ma che consiglio se un autore sente d’intuito, con l’intuizione, che quel testo deve uscire così, magari su amazon, e-book e cartaceo, o anche gratis come uno che ho fatto io e che continua a vendere (o meglio, a farsi scaricare) senza pubblicità.

Insomma, le vie sono tantissime, perché limitarsi? Seguire sempre l’intuizione. L’intuizione non sbaglia mai.

P.s. per chi volesse, sul mio sito, simone giusti scrittore su wix, ho un articolo in cui racconto tutti i passi da fare. C’ho studiato un anno. Quindi vi risparmio il lavoro.
Appena posso lo linko. Ma sulle notizie del sito si trova.

Mariele Rosina Sono d’accordo. Grazie per l’indicazione del sito

Simone Giusti Mariele Rosina grazie mille a te. 😁😁

Amara Rossi ciao Simone, qual è il tuo genere prevalente di scrittura e lo hai scelto o ti ha scelto?

Simone Giusti Ciao amara. Il genere mi ha scelto. E mi ha scelto il genere, cioè tutto ciò che è di genere. Mi sono cimentato anche in testi di narrativa senza genere, ma ho bisogno del genere, dell’azione, dell’avventura. È più forte di me.

Ogni genere va bene. Anni fa, molti anni fa, lessi su un libro piemme, credo, di un romanzo con le tre A. Azione, Avventura, Amore. Ecco, sentii questa definizione come mia.

Ora ho aggiunto una M. La M di Messaggio, perchè mi piace usare il genere per dire altre cose. Il genere è il mezzo pee dire altro. Ma è una cosa che ho maturato col tempo. Fa parte del percorso proprio, la ricerca di sé.

Per il momento ho fatto fantascienza, cyberpunk, storico, western, thriller e moscolanze tra questi. Ma mica mi voglio fermare? 😁😁

Amara Rossi che bell’entusiasmo

Friedrich L. Friede Mi hai risposto bene con i racconti, quindi insisto: e per un romanzo? Vai a ispirazione, pianifichi, parti a scrivere, costruisci dal finale, ti lasci guidare dai personaggi, li costruisci o li lasci emergere, etc etc?

Simone Giusti Il romanzo lo costruisco come una sceneggiatura.
Una sceneggiatura americana.

Idea.
Soggetto.
Dal soggetto di mezza pagina in cui c’è già il finale ben chiaro, sviluppo i personaggi.
Poi: scaletta delle scene.
Trattamento, che è una scaletta piena di azioni e dialoghi.
Quando sono soddisfatto ci metto la regia e tiro fuori il romanzo.

Questo è il procedimento base che ho sviluppato nel tempo. All’inizio scrivevo dall’inizio alla fine,ma avevo scadimenti di ritmo, deviazioni, interruzioni…

Altra roba che uso è il gioco di ruolo. Perché è fantastico ideare e sviluppare, e anche sentire, tanti personaggi come sfaccettature di te, ma è altrettanto spettacolare prendere decisioni e personaggi sviluppati da altri. Alla fine crei qualcosa di molto verosimile.

Friedrich L. Friede Assomiglia abbastanza al fiocco di neve. Non fa per me, sono troppo disordinato. Alla fine i miei appunti assomigliano a una costruzione preventiva, ma nascono in corso d’opera fra mille ripensamenti.

Simone Giusti Friedrich L. Friede va bene tutto. Alla fine il sistema che scegliamo è il nostro tocco al funzionamento umano, dei conflitti e delle storie. Quindi, yeah! 😀😀

Friedrich L. Friede Perdona l’impudenza 😂. La foto del profilo si riferisce a un’inquadratura, a un pesce… altro?

Simone Giusti Ahahah. La prima. Ma solo tu mi capisci. 🤣🤣

Friedrich L. Friede Discussioni che molto animano il web, le comunità di esordienti in particolare. Tu come ti rapporti con gli editor?

Simone Giusti Domandona! Ho avuto rapporti idilliaci con alcuni e terribili con altri. I primi lavoravano nel pieno rispetto dell’autore e il loro compito era capire l’autore e aiutarlo a perfezionarsi.
I secondi lavoravano col manuale accanto infischiandosene dello stile e della musicalità dell’autore.
Quindi, diciamo che come in tutte le cose, il rapporto dipende dalla professionalità, la sicurezza, la mancanza di ego, lo spirito collaborativo, gli obiettivi comuni e il rispetto dei ruoli.

Gli ottimi editor sono fondamentali.
I buoni editor sono di grande aiuto.
I pessimi editor no.

Ma è un discorso che si può applicare a ogni rapporto lavorativo e umano.

Simone Giusti Ragazzi, scusatemi tanto che oggi ho risposto con un po’ di ritardo per via del viaggio.

Comunque, ora sono a san marino, la roba non costa niente (così per la cronaca) ma la giornata è stata grandiosa grazie a voi.

Scrivete, raccontate, perché il racconto è l’energia di noi esseri umani. In fondo la vita oggettiva nessuno la conosce, esiste la vita dal punto di vista di ciascuno di noi. Cambiando punto di vista cambia la vita. Sommando punti di vista miglioriamo la vita, per noi, per gli altri.

Che poi la vita che viviamo è il racconto che ci facciamo di noi.

P.s. non volevo chiudere, ma sto aspettando la pizza, ho una fame bestia e mi è arrivata l’ispirazione. 😁😁

Nicola Pera Ok lasciamo andare a mangiare il nostro Simone che ha ben due giorni di vacanza! (il punto esclamativo è perché non gli succede spesso). Grazie per il tempo che ci hai dedicato …

Simone Giusti Grazie mille a voi. Io godo come una bestia a parlare di scrittura. Sarebbe ganzo fare un incontro reale dei parolanti. Si fa? 😀😀

Nicola Pera Simone organizziamoci!

Riccardo Dusi Eh no, cribbio…. Non è ancora mezzanotte!

Riccardo Dusi Accetto anche risposte in differita …. Vorrei sapere com’è avvenuto il passaggio dallo scrivere allo sceneggiare. Sono attratto dalla sceneggiatura. Hai fatto un corso? Sei entrato in contatto con quel mondo e hai saputo adattartici osservando da vicino? Quali sono secondo te le qualità di un buon sceneggiatore e le differenze più marcate con lo scrittore? Amen e buona notte!

Simone Giusti Ciao riccardo, in realtà ho fatto il passaggio inverso. Cioè, ho sempre immaginato per inquadrature, azioni, battute. I romanzi sono sempre stati come un film per parole. Ma mi spiego meglio.Nella mia visione di mondo differenzio tra due tipi di scrittori: quelli che scrivono da dio ma se ne infischiano della struttura e quelli che basano tutto sulla struttura ma non scrivono da dio. Ecco, io appartenevo a questa seconda categoria. I primi vincono. Vincono perché sono belli, potenti, immediati. Magari alla lunga, sul ritmo, sull’efficacia, perdono. I secondi sono gli sceneggiatori.

Poi uno può adagiarsi su cosa sa fare meglio oppure può uscire dalla propria zona di comfort. Io l’ho fatto e ho ricercato profondamente la potenza della parola. Ma nel mio dna scorre sceneggiatura e ancora lo sento. Io ragiono per immagini e battute. Io funziono per ritmo e intensità.

Quindi la sceneggiatura è una roba che si ha nel sangue. Se ti piace, allora c’è.

Passando agli strumenti di studio, nel 2006 lessi e studia il manuale top per lo sceneggiatore. Di linda seger, come scrivere una sceneggiatura di successo. Dino audino editore (se ricordo bene).
Ma poi mi feci nel 2013 un bellissimo master in sceneggiatura e regia con gabriel bologna, regista, attore e sceneggiatore americano che insegna alla ucla in california. Mitico! Con lui ho perfezionato le tecniche e lo spirito molto preciso e puntuale degli statunitensi. Ecco le due svolte fondamentali, oltre alla predisposizione, come ti dicevo.

Poco fa ho conosciuto uno story editor rai e mi ha allargato ancora le prospettive su serie tv e altra roba. Da noi si lavora in modo molto differente che in america. Ma è fantastico mettere insieme tutto per allargare sempre di più le prospettive.

Simone Giusti E comunque puoi farmi domande quando vuoi, anche in privato. Se ti posso, ti do tutti i consigli che ti servono.

Simone Giusti Poi, siccome rispondendoti sono uscito fuori tema, ti ri-rispondo più in tema.

Lo sceneggiatore pensa per immagini. Scena, Azione, battuta. Cosa si vede, come si muove, cosa si dice.
Lo scrittore ci mette la regia con l’uso della parola.

Ti consiglio di partire da un soggetto di mezza pagina. Poi scaletti le scene. Poi riempi le scene con azioni e dialoghi. Lavori lì. Smonti e rimonti. Alla fine porti tutto in sceneggiatura che non èla versione definitiva di un’opera ma è il linguaggio macchina che servirà al regista per ottenere la versione definitiva: il film.

Si capisce che adoro la sceneggiatura?
😁😁😁

Grazie infinite per la domanda.

Simone Giusti La scenggiatura mi prende…

Una cosa che feci (ora che sono tornato a 12 anni fa con la mente) fu scaricarmi le sceneggiature dei film che conoscevo benissimo. Per vedere com’era la sceneggiatura che ha dato vita a ciò che ho visto al cinema. Su internet trovi. Cerca scrit. Trovi molte sceneggiature americane. Da guerre stellari a blade runner.

Chiara Boschi Scusate, sono arrivata troppo presto ieri e troppo tardi oggi. Bella intervista

Simone Giusti Ciao chiara. È uguale. Domanda pure che rispondo molto volentieri.

Chiara Boschi Secondo te, per la caratterizzazione di un personaggio in un racconto tout court è preferibile mutuare dalla sceneggiatura o seguire le regole narrative?

Chiara Boschi Simone Giusti mi sono accorta adesso che sei di Calcinaia. Bene c’ho vissuto, per dirlo alla Pisana, un paio di anni. Di passaggio fra Pisa e Santa Croce ( lo so …). Molto interessante l’intervista e seguirò il tuo suggerimento di leggere le sceneggiature. C’è sempre da imparare.

Simone Giusti Leggere le sceneggiature dei film che conosci benissimo è illuminante. 😀😀

Chiara Boschi Simone Giusti hai dato dei buoni consigli

Maria Concetta Distefano Anche io seguirò consiglio

Simone Giusti Grande 😀😀

Chiara Boschi Aspetta, aspetta…mi sa che ti ho visto allo stand di Maledetti Pisani al Pisa book festival, può essere?

Simone Giusti Sì. È così. 😁😁

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