#giornatautore – Enrico Pompeo

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Buona domenica Parolanti!
Benvenuti nella #domenicautore dedicata a @Enrico Pompeo.
Be’ io sento di avere molta affinità culturale con Enrico, ma non posso dire di conoscerlo come autore, e voi?
Vogliamo seppellirlo di domande in modo che possa raccontarci tutti i suoi segreti, le sue manie, le sue insicurezze, i suoi timori, i suoi punti di forza, i suoi punti deboli, eccetera? 😀

Avanti Parolanti! Buona #domenicautore!

Enrico Pompeo Buongiorno a tutti. Evviva. Ho espletato le mie funzioni elettorali. Direi che non lo faccio spesso: sono un po’ anarcoide nell’animo. Ora ci sono. Dunque: sono nato a Livorno quarantacinque anni fa. Grazie ai miei genitori, sono stato immerso nei libri e nei fumetti fin da piccolo. Le storie, i racconti mi hanno accompagnato da sempre. Nell’adolescenza, sono stati preziosi, per non soccombere ai difficili e oscuri passaggi verso l’età adulta: ero un giovane imberbe incline alla socialità ma poco capace di esercitarla. I libri e la musica mi hanno aiutato a non vivere questa dimensione con angoscia. Dopo mi sono laureato in Lettere Moderne ad indirizzo Storico artistico con una tesi in Storia del cinema su Billy Wilder. Una goduria! Durante le okkupazioni proponevo piccole scene teatrali comiche – almeno nelle intenzioni – scritte da me e recitate da altri compari di strada. Poi ho vissuto dentro il Centro Sociale Godzilla, facendo cabaret con ‘I Burloni’ e scrivendo racconti su fanzine di movimento. A seguire il primo romanzo: ‘Una Curva improbabile’ nel 2001. Ricevetti una telefonata da ‘La Repubblica’. Dentro di me pensai: ‘è fatta’. Durante il colloquio si svelò l’arcano: la giornalista pensava fosse un saggio sulla curva del Livorno calcio, in quel momento assurta agli onori della cronaca per le sue simpatie staliniste. Mogio mogio interruppi la comunicazione. Continuai a scrivere, ma mi ci vollero dieci anni per finire il secondo romanzo: ‘Il Drago, il Custode, lo Straniero’, Edizioni Creativa del 2016. Concedetemi un momento di piccola vanità: a febbraio si è esaurita la seconda edizione. Yuhu’! Due mie racconti sono finite in raccolte e continuo a scribacchiare. A Maggio di questo anno uscirà un libro di testi brevi e sto provando a sviluppare un altro romanzo. Spero di non metterci altri dieci snni. Nella vita sono insegnante ale scuole medie di Italiano: il lavoro più bello del mondo, anche se la scuola pubblica è sempre più abbandonata a se stessa. Come vedete nella foto, ho un bambino, André, che è la mia luce. Nome omaggio a Faber. Mi sembra si sia capito che sono un chiacchierone, almeno quando scrivo. Sono tutto vostro. Partiamo!

Luca Occhi Ciao Enrico, anch’io ho già fatto il mio dovere di cittadino ed eccomi qua. Intanto ti chiederei qualcosa in più circa il genere e la trama dei tuoi due romanzi. Il primo, mi sembra di aver capito, non tratta di calcio…

Friedrich L. Friede Ciao Enrico, io per ora sono al lavoro, ma voterò. E’ un po’ una mia fissa, forse perché le temo: raccontaci della tua esperienza con Edizioni Creativa e/o con altre CE che puoi aver incontrato sulla tua strada.

Ergo Scripsit Ciao, che tipo di promozione hai fatto al tuo libro? Ti sei affidato totalmente alla CE ?

Alessandra Montali Ciao, tra poco anche io al voto. Come ti sei trovato con la CE con cui hai pubblicato e le presentazioni le hai abbinate ad altri eventi tipo nostre di pittura o altro?

Enrico Pompeo Parto da Luca. Il primo era un racconto di 5 adolescenti, di seconda fascia, che non si trovano a loro agio con il mondo e cercano una direzione originale, lontana dai binari prestabiliti, cercando ‘una curva improbabile’ di esistenza. Era una storia di formazione, indagine sociale, un po’ psicologico, con un andamento a intreccio. Il secondo è una panoramica su tre belve contemporanee: il Drago è violento, rissoso, bazzicca le discoteche, tratta male le donne; il secondo traffica droga, stupefacenti, chiudendosi in se stesso. Il terzo, lo Straniero, è un fuggiasco, che scappa dall’Italia fino in Brasile e lì trova in Amazzonia un senso di ruscatto ed emancipazione. È una storia di avventura, critica sociale, un po’ giallo. Evviva!

Sabrina Grementieri Bellissima e dettagliata presentazione, al momento non ho altre domande. Però, mentre lavoro ai seggi, seguirò l’intervista.. Mi piacciono i titoli dei tuoi lavori, Una curva improbabile e Il Drago, Il Custode, Lo Straniero. Quanto è difficile, per te, decidere il titolo? Lo fai all’inizio o alla fine della scrittura?

Enrico Pompeo Per Friederich: quando finalmente ho sentito che il libro fosse pronto, ho detto: ahio’ e ora? Sono andato al Pisa BOok festival, una rassegna seria di piccola e media editoria, importante, e, girando tra gli stands mi sono segnato quelle che mi sembravano le migliori. Poi ho inviato. Erano tutte CE non a pagamento. Qualcuno mi ha risposto e tra tutte quella che mi è sembrata più attenta al testo è stata la Creativa: ha fatto un buon lavoro di editing e il testo finake è diverso dal manoscritto. Mi sono trovato bene. Poi, è chiaro, la promozione l’ho fatta da solo: la dimensione non consente loro un ufficio stampa efficiente, ma sono contento della collaborazione.

Luca Occhi Non credi che la Promozione sia diventato il punto cruciale della narrativa contemporanea? Oggi si può arrivare con relativa facilità a una pubblicazione: la cosa davvero difficile è raggiungere il lettore. Almeno per quanto riguarda il cartaceo (ma anche con gli e-book il discorso in sostanza non cambia).

Enrico Pompeo Sono d’accordissimo, Luca Occhi. Penso che sia fondamentale, anche perché i titoli sono molti, forse troppi e non è facile avere un minimo di visibilità. Ci sono libri bellissimi che ho conosciuto andando in giro e ascoktando lettori e librai di altri posti e che non avrei mai incontrato. Per questo spingo a creare un circuito di autori che si scambiano libri e se c’è reciproco interesse si organizzano presentazioni: io vengo da te e tu viebi da me. È un modo per conoscersi e allargare il giro. Con piego libri, costa poco. Facciamolo!

Maria Concetta Distefano Solo un amarcord! Università di Pisa! Anche io. E lì hai frequentato corsi universitari / laboratori più o meno legati alla scrittura creativa? Ai miei tempi li teneva il Lugnani!

Enrico Pompeo Grande Maria Concetta Distefano. In realtà no. Ai miei tempi non c’erano corsindi scrittura creativa….oppure le birre sul lungarno dopo pranzo me li facevano perdere di vista….studiavo al San Matteo, in una sala per studenti con libri sull’arte. Mi portavo dietro i testi di Semilogia del cinema e finivo per sfogliare riviste d’arte, fumetri, testi teatrali. Un bel periodo.

Maria Concetta Distefano Enrico Pompeo Anche le zanzare sul lungarno!!!!

Enrico Pompeo Ah, le mitiche spallette. Quanti riposini e quante lotte con le zanzare. A Pisa ne esistono di enormi…

Enrico Pompeo Per Ergo: ho fatto molte presentazioni. Davvero: sono a sedici! In libreria, centri culturali, associazioni, gruppi di lettura. Contattando librerie, spazi culturali, scrittori con i quali ho fatto scambio di testi e se trovavo affinità, lui mi organizzava un evento neka sua città e pio ricambiavo. Mi piace andare a giro e incontrare persone amanti della lettura: ti aiuta e ti fa capire se il tuo scritto riesce a comunicare davvero. Te ne accorgi dal silenzio e dall’ attenzione che ci sono nella sala. Sono stato a Pisa, Milano, Salerno, Napoli, Firenze, Catania, Fiumicino. Insomma, mica poco!

Enrico Pompeo Ad Alessandra Montali. Sempre. Le mie presentazioni sono sempre accompagnate dalla musica dal vivo e da letture. A vokte anche da quadri. A Livorno in particolare. Ma anche quando vado fuori, chiiedo sempre questa possibilità. Rende il tutto più dinamico; io non mi imbarazzo tropo e poi se uno del posto suona, magari si porta dietro qualcuno, no?

Alessandra Montali Grazie! Anche io mi sto organizzando in questo modo.

Enrico Pompeo Per Sabrina Grementieri. Il titolo è per me fonte di incertezza enorme. IL primo mi fu sggerito daka casa editrice e mi piacque. Il secondo era una traccia con i personaggi principali, ma non pensavo rimanesse tale. A loro è piaciuto ed è rimasto tale. Per me è complicato. Il prossimo si chiamerà ‘Scritti (S)Connessi’, e mi liace molto. È venuto fuori insieme ad una cena con l’editore e il grafico. La convivialità aiuta sempre!

Sabrina Grementieri E di questo noi siamo certi, vero Luca Occhi? La scrittura è anche convivialità!

Friedrich L. Friede Caro Enrico, domanda classica: sei uno scrittore architetto che pianifica i minimi dettagli prima di scrivere la prima parola o vai a braccio e segui l’istinto? Oppure una via di mezzo fra i due?

Enrico Pompeo Per Friedrich L. Friede. Non sono molto architetto. Ho i personaggi in mente fin dall’inizio, questo sì e spesso faccio delle schede, delle presentazioni, che poi non entreranno nel racconto, ma mi servono per avere chiaro il punto di vista, la voce, il carattere, intonazione. Poi ho in mente il nucleo fondamentale: il momento di scontro, i temi fondamentali. Il finale mai. È come un meccanismo per capire se la storia va: se a un certo punto i protagonisti cominciano a dirmi loro dove il racconto dovrebbe procedere, allora significa che ha un senso. Altrimenti riparto da capo. Scrivo abastanza, ma molto taglio. Parecchia roba viene scartata.

Enrico Pompeo Già che ci sono: ringrazio tutti per le domsnde e il buon Nicola Pera per aver scelto questa immagine per la mia presentazione. Sono un amante sfegatato di De André. Nei miei testi ci sono citazioni, rimandi, riferimenti precisi. Inoltre ho curato la regia e la drammaturgia di uno spettacolo ‘La Cattiva Strada’, un omaggio a Faber, di cui esiste anche una pagina Facebook. Magari, se vi va, sbirciate!

Nicola Pera Eh, sulla cover sapevo di vincere facile …

Maria Concetta Distefano Buongiorno! Mi sembra di aver letto da qualche parte che sei anche un insegnante. Cosa insegni? Oppure ho capito/letto male!

Friedrich L. Friede Ma ancora di più come insegni. Parlaci della tua esperienza con i terribili preadolescenti (ne ho uno a casa).

Enrico Pompeo Insegno italiano, storia e geografia alle medie. Sono in trincea…nonviolenta, almeno per ora. Gli adolescenti di oggi sono molto fragili e insicuri. È tipico della loro età, ma, in questo momento storico, in cui si vive un molteplice livello di identità confusa, tra virtuale,reale, televisivo, lo è ancora di più. Inoktre il baratro tra una scuoka ancora impostata in modo tradizionsle e l’attualità è sempre più ampio e non li aiuta. Per questo occorre stimolarli, interessarli, incentivare l’attenzione che, sempre di più, ha tempi basdi di espressione. Però è meraviglioso: moktonfaticodo, ma intenso. I bimbi fi oggi sono migliori di come gli adulti li prcepiscono: è che sono sottoposti a pressioni enormi, sono sempre sotto i riflettori, devono ‘piacere’ per forza. Non è semplice.

Valentina Paoletti Lombardi fare l’insegnante ad oggi e’ uno dei mestieri/vocazioni piu’ difficili e belli, chapeau!

Nicola Pera Buongiorno a tutti. Siete dei cittadini esemplari, io farò il mio dovere nel pomeriggio, con calma (cit. G.Gaber).
Per la #giornatautore vorrei chiedere a Enrico se ci racconta qualcosa di più della sua prossima uscita. Dovrebbe avere un’impaginazione molto particolare. O no?

Enrico Pompeo Giusto, Nic. Dopo molte discussioni con l’editore, abbiamo raggiunto una soluzione che accontenta me e loro. L libro uscirà con una veste grafica normale, ma le pagine hanno il testo spostato verso il margine esterno e su quello interno c’è una libea tratteggiata e un disegno delle forbici. All’inizio sono spiegate le regole del gioco: il lettore è chiamato a ritagliare le pagine, forarle e inserirle in un quaderno ad anelli. Infine inviare il suo indice alla CE e la sistemazione più votata vincerà un premio: un buono libri. Così chi vuole avrà un libro normale; chi è disposto a ‘giocare’ potrà montare il testo quante volte desidera. È una specie di ‘libro ad anelki’ con testi brevi, nassimo due pagine fronte retro. Per stimolare un’interazione, una manualità, un ritorno all’aspetto ludico che i libri hanno nell’infanzia e che poi perdono. Con la convinzione che scrittore e lettore siano due facce di una stessa medaglia e che siano entrambi adare il senso definitivo a un racconto. Spero che si sua capito…non lo so…

Nicola Pera Sono curiosissimo di sapere cosa faranno i lettori. Se prevarrà la pigrizia (o meglio la convenzione) oppure no …

Enrico Pompeo Bravo, Nic. Giusta curiosità. Penso che chi lo comprerà come testobda lettura, non parteciperà al guoco. Se riuscisse a interessare qualche insegnante come strumento per lavorare in classe sulle tecniche di narrazione, i punti di vista, i personaggi; allora qualche risposta cinpotrebbe essere anche in questo senso.

Andrea Venturo Enrico, una domanda per il “lavoro più bello del mondo”: sai che ogni giorno davanti a te potrebbe esserci il prossimo Eco, piuttosto che una Margherita Hack o… be’ hai capito. Come ti senti di fronte a persone simili?

Enrico Pompeo Ciao Andrea Venturo. Lavoro alke scuole medie, ma già nelle mie classi ho alunni/e che scrivono davvero bene. Cerco di spingere a leggere, a interessarsi della comunicazione in generale, di aiutare ad arricchire il vocabolarione a trasmettere l’idea di quanto sia importante essere curiosi, aver voglia di scoprire, di conoscere e, di conseguenza, condividerlo con altri. Senza pretesa di successo o fama: solo per essere più felici.

Andrea Venturo Enrico, la vita di un professore (medie o liceo fa poca differenza) unita alle incombenze familiari quanto tempo ti lascia per scrivere?

PS: in parte mi stai rispondendo con le k al posto delle l e tanti altri piccoli indizi.

Amara Rossi ciao Enrico, come definiresti il tuo tipo di scrittura?

Enrico Pompeo Eh, il tempo. Grande mistero. La scuola prosciuga energie. Lascia ore a disposizione, sicuramente, ma non tanta benzina per rimettersi a scrivere, dopo aver corretto i compiti, preparato la lezione. Poi c’è la famiglia: compagna e figlio. E la lettura, imprescindibile. E allora? È così: c’è poco da fare. La sera prima di andare a tavola, la mattina presto, a vokte la notte quando tutti dormono. Basta anche poco. Riguardi quello che hai fatto, aggiungi una, due frasi. Ci sono stati periodi lunghi in cui non ho scritto niente. Mi dicevo che era colpa del tempo, ma in realtà era una scusa. Ero io a non essere pronto. Oro sono più presente. Basta non demoralizzarsi se non produci o esaltarsi se vai. Non fermarsi. Basta poco.

Friedrich L. Friede Sposo in pieno le tue parole, sono il dogma dello scrittore / lavoratore / compagno / padre / le mille altre cose che bisogna fare per vivere.

Andrea Venturo Non è la scuola. La tua decisione di scrivere anche poco, ma tutti i giorni si rivelerà vincente. La scrittura è anche pratica quotidiana.

Maria Concetta Distefano Capita anche a te di non riuscire a “staccarti’ dai tuoi personaggi? Ti portarteli sempre dentro e sentire le loro voci alla Giovanna d’Arco? E a scuola, ti è mai capitato di guardare un allievo in funzione narrativa e … ehm… prendere appunti su di lui/lei? Anche colleghi e ATA ecc? Se ti sembro schizzata non rispondere e vai oltre…

Enrico Pompeo È vero Andrea Venturo. Pratica ed esercizio quotidiano. Poi, qualche volta mi perdo. È naturale. Ho passato mesi senza scrivere niente. Leggevo tanto. Qualche volta riguardavo. Non abbandonavo la pagina, ecco; anche se non scrivevo.

Enrico Pompeo Maria Concetta Distefano: non mi sembri schizzata, tutt’altro. Wallace, uno dei miei autori preferiti, diceva: “Ogni storia è una storia di fantasmi.” I personaggi dell’ultimo romanzo sono stati con me per dieci lunghi anni: il tempo che mi è servito per finire la loro storia. Non continuativi, chiaramente, ma è quello che mi ci è voluto. Chiedevo loro scusa perché mi ero incartato e ci parlavo. Secondo me, chi scrive è un po’ in una dimensione di lucida follia…quando gli va bene lucida! È dura staccarsi da un personaggio: cresce con te. Ma devi farlo. Come con gli adolescenti: devono camminare da soli prima o poi. Con i libri tuoi è un po’ lo stesso.

Enrico Pompeo Amara Rossi. Bella domanda. Mi hanno detto che ho una scrittura molto cinematografica e teatrale. In realtà adoro questi due linguaggi. Il linguaggio vorrebbe essere incisivo e con ritmo. Poi, non lo so se ci riesco. Non sono minimalista, anzi. Forse rischio ridondanza di strutture narrative, personaggi, situazioni. Cerco uno stile che abbia anche una certa vena lirica, poetica. Con un certo ricorso alle similitudini e alke metafore. Mi piacciono gki aggettivi.

Friedrich L. Friede Ahiahiahi… gli aggettivi. Gli editor li odiano. Bisogna smettere, dobbiamo formare gruppi di auto aiuto

Enrico Pompeo È vero: anche la mia me li castra. Oh allora: qualcuno però sfugge e ci entra ugualmente!

Amara Rossi nel mio ambito ho avuto una bella catechizzazione

Ergo Scripsit Io credo dipenda anche dal genere… più il testo è fantastico, più l’aggettivo giusto è indispensabile, invece se il testo va verso il giallo o in un racconto di vita quotidiana, allora è inutile arzigogolare le frasi. Poi c’è l’opera, come quella di Calvinoo di Borges, in cui la protagonista è la parola, come suono o come ragionamento, e la storia è opzionale. Lì ogni singolo termine, aggettivo e avverbi inclusi, concorrono come singole note alla sinfonia finale…

Enrico Pompeo Sagge parole, Ergo. Credo che dipenda dal genere, dal tono generale e che ogni regola troppo rigida vada poi calibrata sul singolo testo. La lingua italiana è ricca, articolata e varia. Gli aggettivi possono aiutare o appesantire. Dipende. Calvino e Rodari li utilizzavano e ancora oggi ci sono scrittori italiani che li usano molto. E funzionano. In altri stonano.

Enrico Pompeo Questo è un raccontino. Così perché possiate avere un’idea di cone scrivo.
GENTE
Un bar in piazza. Sabato mattina. Quattro giovinastri distruggono sigarette in silenzio. Hanno già esaurito ogni argomento: telefonino, ragazze, calcio. Uno rompe la noia: “Oh, guardate chi arriva!”. L’altro: “Dai, chiamiamolo.” “Ehi, Giorgio, vieni qui”. L’uomo si avvicina lento. Sorride. Loro fanno domande e lui risponde. Loro ridono e si danno gomitate sullo stomaco: lui non capisce. Maria, la cameriera guarda la scena e vorrebbe che la smettessero, ma non può dire niente. Deve rispondere già a due ordini di clienti infreddoliti che vogliono un caffè. Lei, Giorgio, lo conosce da tanto. Si ricorda una volta quando lui le si avvicinò sotto casa mentre stava andando al lavoro: “Ciao. Lo vedi quello nel cielo? Non aver paura. Ti difendo io.” Maria alzò gli occhi: solo nuvole. Lui le rimase accanto fino al bar. Poi salì su una panchina e cominciò a soffiare. Dopo un bel po’ di tempo, scese, si avvicinò a lei e: “L’ho mandato via. Ora puoi stare tranquilla.” E se ne andò. Lei guardò su e la nuvola non c’era più. Si stava muovendo lontana: c’era vento. Osservandola meglio, sembrava un drago. Oggi le sembra che quei quattro stiano esagerando: Giorgio non fa niente altro che passeggiare, dalla mattina alla sera. Vive a casa con sua madre anche se ha quasi cinquant’anni. Non lavora, ma aiuta tutti. A suo modo. È un po’ strano, ma chi non lo è? Maria osserva la scena e vorrebbe che lo lasciassero in pace: è chiaro che lo prendono in giro. Ma lui non reagisce. Lei passa vicino al tavolo, mentre il barista le fa cenni per richiamarla. Deve esserci bisogno di lei dentro: troppa gente nel fine settimana e lei è da sola. Sente fischi e schiamazzi, si volta e vede Giorgio dietro che la segue. Parla ad alta voce: “Ieri ero in casa e dalla finestra ho visto un cane con uno stereo in bocca per la strada. Musica classica. Chissà dove è andato? Tu lo hai visto?”. Maria non sa che dire e farfuglia di no. Lui sorride: “Peccato. Tu avresti potuto incontrarlo”. Se ne va, dietro una scia di un profumo e tutti gli altri lo guardano, scuotono la testa e tornano a fissare il giornale o la tazzina del caffè, mentre i quattro sghignazzano. Lei pulisce le briciole dall’asfalto, ma vorrebbe seguirlo, anche se non può farlo. Arriva il furgone con le bibite. Lei si muove per aiutare a scaricarlo. Dietro un angolo si sentono dei suoni. Poi passa un cane. Lei ride.

Amara Rossi più che di aggettivi, trovo abbondanza di pronomi 🙂 carina la storia

Enrico Pompeo Purtroppo ci casco spesso. Lui, lei…mi si attaccano addosso. Grazie della lettura. Evviva!

Alessandra Montali Simpatica storia

nrico Pompeo Ora pausa pranzo. Ma torno, eh. Voi, se avete curiosità, scrivete, che vi rispondo!

Gianna Neri Ho una figlia che frequenta la seconda media, e mi rendo conto di quanto possa essere complicato insegnare a ragazzi di quella età, quindi ti ammiro per questo. Mi è piaciuto il tuo raccontino, molto asciutto, incisivo, anche se personalmente avrei scelto un finale diverso. La mia domanda è quella che faccio sempre a me stessa: non pensi mai che sia meglio smettere di scrivere? Siamo sommersi di scrittura e rarissimamente si riesce a dire qualcosa di davvero notevole. È meglio continuare comunque oppure pensare: o scritti eccelsi o niente?

Enrico Pompeo Ciao Gianna. Ci penso spesso. Non scrivo perché credo di avere cose da dire fenomenali o uno stile particolarmente efficace. Lo faccio perché mi aiuta a stare meglio con me e il mondo. È una sorta di autoterapia, in più gratuita😉. Inoltre, credo che le storie, se fatte circolare, aiutino a creare senso di collettività, di comunità, di socialità e questo contribuisce a rendere un gruppo più aperto e curioso.

Andrea Venturo Enrico, a occhio vedo che usi molto lo smartphone. Qual è il tuo rapporto con la tecnologia? Preferisci i libri di carta o gli e-book? E perché?

Enrico Pompeo Scrivo con il tablet perché sono agiro, ad un compleanno di un amico di mio figlio. Cartaceo tutta la vita. Scrivo ancora spesso a penna. Poi uso il comuter per rifinire, ma non sono molto tecnologico. Mi aiutano i miei alunni/e spesso, anche su Facebook. È anche interessante: diventa uno scambio di informazioni ed è l’alunno a fare da guida al prof. Molto utile didatticamente e per me, che sono molto ‘contadino’.

Nicola Pera Enrico parliamo un po di CE. Con la tua mi hai detto che ti trovi abbastanza bene, ma (dico ma, eh) se tu dovessi/potessi scegliere quale sarebbe la tua preferita? Oppure, in subordine, siccome siamo scrittori, se tu me ne dovessi consigliare una, quale nome faresti?

Enrico Pompeo Nicola Pera. Allora mi piacerebbe molto essere publicato da Exorma, Voland, Enne Enne. Case editrici di medi livello, ma serie con cataloghi validi e autori che adoro, da lettore. On uffici stampa che funzionano e organizzano eventi e presentazioni. Salendo di un gradino la E/o e la minimum fax, ma qui si entra nel mondo dei sogni. Edizioni Creativa ha un suo perché, ma si ferma al testo: una volta che il libro è pronto, si ferma e tocca a te. Faticoso, anche se gratificante: fai incontri splendidi. Comunque, come consiglio spassionato direi che una CE che parte come prima stampa da 500 -600 copie è già un segno di tiratura e presenza nazionale. La mia parte con 250.

Andrea Venturo Enrico, leggo che prepari delle schede per i personaggi: mi sembra di capire che prima di arare bianchi campi e seminarli con nere sementi (cit) metti bene a fuoco personaggi e “conflitto primario”.
Dove e come hai appreso questa tecnica? All’Università o hai seguito un corso di scrittura, o… ?

Enrico Pompeo Andrea Venturo Diciamo che ho seguito le indicazioni trovate su libri e nelle dispense di corsi universitari, ma soprattutto quello che insegno in classe. Una storia ha bisogno di personaggi credibili, di un conflitto che metta in moto relazioni e situazioni, di una trasformazione di ciò che esiste. Un inizio, uno sviluppo, una conclusione. Questo dovrebbe sempre esserci, come idea progettuale. Almeno, per me, è importante tenere una linea di condotta, una sorta di scaletta per non uscire fuori dal tema. La scrittura è un lavoro di ‘riduzione, leggerezza’ (Calvino); se hai dei parametri è più difficile cadere nell’ esagerazione.

Andrea Venturo Te l’ho chiesto perché, nella progettazione, attui alcune strategie che metto in pratica anche io.
Il mio percorso è stato molto diverso… magari può tornarti utile.
Il gioco di ruolo.
Soprattutto la parte che riguarda il masterizzare una avventura con altri giocatori.
Che ne pensi?

Enrico Pompeo Mi sembra valido. Il gioco di ruolo, il teatro, lo scambio dei personaggi, la variazione del punto di vista sono tutte tecniche che aiutano a focalizzare meglio il personaggio, a trovare la voce giusta. Quando la storia si incaglia, per non perdere il ritmo, sono esercizi utilissimi. Ti permettono di avere una panoramica più ampia e di conoscere più a fondo i protagonisti del racconto.

Linda Lercari Bartalucci carissimo Enrico Pompeo sei collega di mio marito e già per questo ti sento molto affine, insegnate le stesse cose e nello stesso tipo di scuola! Bravo e coraggio che la scuola italiana attuale non è messa mica tanto bene… La mia domanda è: ti piacerebbe scrivere un genere mai provato? ti metteresti in gioco?

Enrico Pompeo Ciao Linda Lercari Bartalucci. Salutami tuo marito: siamo compari di dolce (s)ventura😁. Mi piacerebbe molto. Anzi, ti dirò che nel libro di testi brevi che uscirà a maggio ho provato a farlo. C’è una storia gialla e una di fantascienza, generi che non avevo mai affrontato . Mi metterei volentieri in gioco. Scrivere è anche provare a raccontare e in più modi si tenta di farlo, meglio è. Anzi, bene gli esercizi e le prove che ti fanno trovare strade nuove.

Teresa Clarizia Ciao Enrico complimenti per la tua presentazione sei una persona tutto fare: scrittore, insegnante, padre, e anche manager dei parolanti. Molte volte ho ricevuto dei consigli utili dalla tua infinita saggezza

Enrico Pompeo Grazie Teresa Clarizia. Credo che ogni ‘Parolante’ stia imparando attraverso il confronto con gli altri partecipanti al gruppo. Ogni volta che qualcuno ti offre un contributo, un parere, questo serve sempre. È questo lo spirito giusto. Non sono un ‘manager’ del gruppo, non mi riuscirebbe. Mi piace condividere e comunicare, tutto qua.

Teresa Clarizia Ho anche io un ragazzo che frequenta la seconda media e capisco, che è difficile essere genitori ed insegnanti.Sono d’accordo con te, quando dici che i giovani di oggi sono più intelligenti di quanto crediamo.

Linda Lercari Bartalucci Enrico Pompeo, per quanto riguarda la poesia? Il tuo autore preferito?

Enrico Pompeo Nella poesia, adoro Emily Dickinson e in Italia Alda Merini. Poi De André, un Poeta vero. Cerco di seguire, ma sono più portato alla narrativa e ai racconti. C’è uno scrittore interessante, si chiama Stefansson che ha scritto ‘Luce d’estate’ di IPerborea, che usa un linguaggio al limite tra prosa e poesia. Da segnalare e consigliare.

Linda Lercari Bartalucci mi piacciono molto gli autori Iperborea

Laura Massera Enrico Pompeo, nonostante la grande affinità che ci lega ti ho praticamente ignorato. Perdonami. Sono stata in viaggio fino alle 15.30 e dalle 15.30 in poi ho dovuto risolvere casini tecnologici.
Mi riservo di leggere la tua lunghissima e sicuramente interessantissima intervista nei prossimi giorni.
Grazie di esistere.

Laura Massera Dimenticavo: Evviva!

Enrico Pompeo Grazie Laura Massera. Troppo gentile. Affinità elettive profonde. Un mega Evviva!

Andrea Venturo Enrico, ti lascio con una domanda che, quando andavo alle medie, ha spaccato la classe in due… almeno dalla parte maschile.
Lamù o Fujiko? E oggi, nel 2018, su chi si… uh… Dibatte in modo altrettanto dotto?

Enrico Pompeo 😁Eh, oggi siamo più su Katy Perry o Lady Gaga. Oppure tra Ghali o J Ax. Adesso diventano grandi prima e non dissertano più su fumetti, ma su artisti direttamente.

Enrico Pompeo Beh, direi che se non ci sono altre curiosità, vi saluterei ringraziandovi per le domande, i quesiti, le curiosità. Bello e stimolante. Vi voglio bene. Evviva!

Nicola Pera Ciao Enrico. Adesso ci aspetta una lunga notte elettorale …

Nicola Pera P.s. grazie per la tua disponibilità

Enrico Pompeo Evviva!

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