#giornatautore – Annrose Jones

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Buona #domenicautore a tutti!

Oggi si presterà alle nostre numerose e ficcanti domande Annrose Jones, che da quanto arguisco dalla sua pagina Untold Saga, ama scrivere di lupacchiotti. Sarebbe bene cominciare con una presentazione dell’Autrice, a cui seguirà il fuoco amico delle domande.

A te Annrose Jones, i riflettori sono puntati, felice #domenicautore.

Annrose Jones Grazie mille per l’opportunità e per la presentazione e buona domenica a tutti!
Trovo davvero difficile presentarmi e riuscire a raccontarmi in poche righe, ma cercherò di fare lo sforzo.
Mi chiamo Annrose Jones, uno pseudonimo che ho ereditato dalla mia nonna materna Annarosa.
Già da bambina ho iniziato a inventare storie per far addormentare la mia sorellna e negli anni la sua vocazione da narratrice non si è mai affievolita al punto che, in famiglia, mi ‘hanno ribattezzata Jo March in virtù della mia fervida immaginazione.
Nel 2010 ho conseguito la laurea in lingue e letterature occidentali presso l’università di Urbino, con una tesi sulla mitologia americana e i suoi legami con l’epica e la letteratura europea, negli stessi anni ho iniziato a studiare e ad appassionarmi alle culture russa e tedesca, sviluppando un particolare interesse soprattutto per la storia e la letteratura di quest’ultima.
Nel 2016 ho concretizzato il mio interesse per l’editoria e la sua passione per la lettura con la creazione del blog Arcadia, lo scaffale sulla Laguna, di cui sono co-fondatrice.
In questo spazio virtuale ho iniziato a pubblicare recensioni, interviste ad autori emergenti e rubriche dedicate alla lettura e alla scrittura.
Bogatyr è il mio primo romanzo ed è attualmente alla ricerca di una casa editrice che lo adotti.

https://www.facebook.com/sagauntold/?ref=br_rs

Friedrich L. Friede Ciao e buona domenica! Mi incuriosisce il nome del romanzo: significa qualcosa in qualche lingua? Puoi parlarci del romanzo?

Annrose Jones Certo!

Ho adottato il termine “bogatyr” dal folklore slavo: i Bogatyri si possono paragonare ai cavalieri erranti della tradizione europea e, in questo romanzo, il protagonista viene spesso paragonato a queste figure mitologiche.
Per fare un esempio, la nostra “biancaneve e i sette nani” in Russia è “La Zarevna (principessa) e i sette Bogatyri”.
Bogatyr è il primo romanzo di quella che è destinata a diventare una trilogia ed ha un’ambientazione futuristica, ma malgrado questo salto in avanti il lettore non si allontanerà troppo dalla realtà che conosce. Chi ha letto ed amato Linin ritroverà vagamente le atmosfere di Educazione Siberiana i cui insegnamenti si fondono con la cultura e le tradizioni gitane.
Le tematiche che ho voluto trattare in questo primo romanzo mi sono molto vicine e, oltre ad un amore difficile e fortemente ostacolato, sarà molto forte il tema dell’emarginazione e della xenofobia intesa come paura di tutto ciò che ci è estraneo.

Per quanto riguarda il romanzo in sé, posso postare la sinossi?

Friedrich L. Friede Annrose Jones sì!

Annrose Jones Città strana Tomsk: capoluogo siberiano che riposa cullato dalla Buriana e dal fiume Tom’, dove dietro ogni porta c’è una storia che aspetta di essere raccontata e una favola povera che prega per il suo lieto fine.
Una provincia fredda dove gente perbene vive in pace, ignorando le ombre che si muovono nei sobborghi e si spartiscono silenziosamente la città.
La vita di Zharko, giovane figlio del capo dei Codastorta, è semplice e coerente con gli insegnamenti che il suo clan si tramanda da generazioni, dove tradizioni e usanze gitane si mescolano a quelle dei guerrieri nomadi del folklore russo.
Zharko conosce la foresta e i vicoli della città, sa rubare e ha imparato molti modi per arrangiarsi e non soccombere ai morsi della fame e del freddo.
Roxane è ricca, romantica ed idealista; sempre pronta a schierarsi dalla parte del debole e del giusto. Figlia della Tomsk ricca e agiata e del sindaco, la giovane guarda con curiosità e sospetto coloro che vivono ai margini della società, convinta che sotto quegli sguardi contriti non si nascondano furbastri e gentaglia, ma anche improbabili cavalieri e spiriti nobili.
Quando i due giovani si incontrano, l’attrazione è fatale e lo scontro è ineluttabile.
Tomsk diventa un palcoscenico su cui mondi agli antipodi si incrociano e la legge degli uomini si confronta con il codice dei criminali. Una lotta per la sopravvivenza, uno scontro che con il piombo e le parole tenta di rispondere alla domanda che mette l’oppressore contro l’oppresso: in un mondo di soprusi e iniquità dov’è la giustizia?
Le certezze crollano, le verità si confondono e Zharko e Roxane dovranno lottare e abbandonare i loro pregiudizi per restare insieme.
Il sangue macchia la terra, la neve si tinge di rosso e mentre Zharko è costretto a scappare a est; Roxane, rimasta sola, fugge ad ovest nutrendo la speranza di rivedere il suo amato e coronare con lui, e con il bambino che porta in grembo, il sogno di una vita insieme.
Bogatyr è il primo capitolo della trilogia Untold.

Nicola Pera Ciao Annrose, io vorrei sapere se hai già fatto dei tentativi per pubblicarlo e con quali esiti

Annrose Jones A fine agosto ho inviato ad un paio di case editrici il manoscritto ma non ho ricevuto alcuna risposta. In questi giorni sto tentando con altri editori!

Maria Concetta Distefano Buongiorno! Seguo con interesse.

Friedrich L. Friede Come li hai scelti?

Annrose Jones Friedrich L. Friede la scelta delle case editrici è partita dalle mie letture e dai romanzi che mi sembravano più simili al mio. Ho provato con la Giunti e la Fazi, con la Harper Collins e, nei prossimi giorni, spedirò anche alla Nord e alla Elliot.
Per scegliere le case editrici mi sono anche basata sui consigli di Stefania Crepaldi alla quale ho richiesto una scheda di valutazione prima dell’invio del manoscritto alle CE. Senza le sue linee guida e basandomi unicamente sul mio intuito, probabilmente, sarei andata un po’ più a caso.

Friedrich L. Friede Annrose Jones perdonami… forse un po’ ambiziosa per un esordio? Personalmente penso di piazzare cose minori presso ce minori prima di tentare il balzo alle grandi. Dici che sbaglio?

Annrose Jones “Vola come un’aquila, che a diventar corvo si fa sempre in tempo” è il suggerimento che mi ha dato uno dei miei personaggi.
Probabilmente hai ragione e la scelta di certe case editrici è piuttosto ambiziosa, ma solo perché sono un’esordiente non vedo perché mi dovrei accontentare. Non sto criticando le case editrici minori: ammiro il loro operato e il loro coraggio nell’imporsi contro il monopolio di gruppi editoriali come Mondandori e Mauri Spagnoli. Purtroppo, queste case editrici puntano più sulla quantità che sulla qualità e questa politica va a scapito dello scrittore e, di conseguenza, del lettore. Mi è capitato tra le mani un romanzo, circa una annetto fa, di una piccola casa editrice: un testo impegnativo e piuttosto lungo che, nonostante le critiche più che positive, sembrava non aver visto nemmeno l’ombra di un editing e presentava segni di cancellature ed errori grammaticali madornali.
Bogatyr è frutto di quattro lunghi anni di lavoro e di sofferenze: è stata una storia sofferta non solo dal punto di vista della stesura, ma anche ostacolata da autori che sono arrivati anche ad accusarmi di plagio senza aver mai letto il romanzo né sapere di cosa parli. Per questo mio romanzo, che è anche la storia di chi ha sofferto con me questi anni, voglio cercare il meglio.

Ergo Scripsit Buongiorno Annrose, hai anche scritto dei racconti? Cosa hai fatto per farti leggere? Amici, club di lettura, siti?

Annrose Jones Scrivo da quando ero una bambina e, quando ho preso un po’ più coraggio, ho aperto un account su EFP, ma è meglio non parlare di quell’esperienza né dei miei “scritti” su quella piattaforma.
Per anni ho fatto della mia scrittura una questione privata e ho svariati quaderni e taccuini pieni di appunti e confessioni che, per il momento, resteranno sulla carta. Per il momento ho solo la pagina del romanzo, ma potete trovare sul blog di Arcadia alcuni racconti brevi con cui ho partecipato ai concorsi di scrittura indetti dalla pagina.
Sto valutando di aprire una seconda pagina interamente dedicata ai miei scritti “privati”, ma non prima di aver sottoposto ad un editing massiccio le mie storie nel cassetto.

Annrose Jones Per quanto riguarda le amicizie è innegabile il contributo che hanno dato alle mie storie e l’importanza che hanno nella mia vita e in questo progetto.
Mi fido ciecamente di ognuna di loro e, ben camuffati, si possono leggere i loro nomi tra le righe del romanzo e dei due capitoli che seguiranno.
L’unico nome che non è stato camuffato è quello della protagonista femminile di Bogatyr: Roxane, che deve il nome alla mia cara Rossana.
Rossana non è solo la mia compagna di sogni, ma è la mia ispirazione e il mio motore: senza di lei non esisterebbe Bogatyr.

Enrico Pompeo Buongiorno. Molto interessante la sinossi del romanzo. Hai detto che saruna saga,divisa in vari episodi, se ho capito bene. Questa scelta è stata fatta prima o è venuta in corso di svolgimento? Quindi tu sai già di cosa parleranno i prossimi? Grazie.

Annrose Jones Inizialmente Untold era stato concepito come un romanzo auto conclusivo che, nell’idea iniziale, doveva parlare del “non detto”: di quelle persone e di quelle tematiche che solitamente vengono tenute ben lontane dagli scaffali; ma come spesso accade i personaggi hanno iniziato a scalpitare e insieme a loro è cresciuta la curiosità della mia più compagna di sogni amica e fedele lettrice.
Quali erano le storie dietro ai personaggi? Cosa li porta ad agire in un certo modo? Da dove vengono e come sono arrivati dove sono? Ad un certo punto le domande sono diventate un chiodo fisso e così sono nati i personaggi dei primi due romanzi.
So già di cosa parleranno i prossimi capitoli? Sì e no. La saga è da intendere come un viaggio dalla Russia alla Germania, da Tomsk a Berlino, ma tra la Russia e la Germania c’è di mezzo un continente! Il tema dell’emarginazione e della xenofobia non verranno mai abbandonati e si intrecceranno con tematiche altrettanto delicate come la violenza, lo sfruttamento e il razzismo.

Enrico Pompeo Bello. Molto stimolante e importante come tematica. In particolare oggi. Cambia il modo di raccontare tra un libro e un altro? Come stile?

Annrose Jones Il primo romanzo è incentrato su una storia d’amore quindi, rispetto al secondo, è più leggero nonostante la presenza delle tematiche di cui ho già parlato. Il secondo,che è attualmente in fase di stesura, si sta rivelando più complicato e anche più pesante rispetto al primo capitolo. I personaggi si sono spostati da un capoluogo siberiano alla capitale russa e devono fare i conti con una realtà molto diversa da quella in cui sono cresciuti. Mosca si rivelerà una matrioska di storie e, purtroppo, non mancheranno capitoli dove sarà la violenza a farla da padrone. Questa saga ha tematiche forti e già a partire da Bogatyr si leggeranno scene violente ed esempi di cattiveria, ma chi avrà il coraggio di seguire i miei Codastorta nel loro pellegrinaggio, scoprirà che sarà la speranza ad avere l’ultima parola.

Friedrich L. Friede In caso di pubblicazione pensi di rimanere sotto pseudonimo o di usare la tua vera identità?

Annrose Jones Annrose, come ho già detto, è stato un doveroso tributo alla nonna materna e, in realtà, è anche uno dei miei nomi.
Il mio vero nome è straniero e, forse, può sembrare ancora più artificiale di quello adottato per pseudonimo: c’è chi mi ha chiesto se fosse stato preso da un romanzo fantasy e chi, per ordinare la pizza, ha trovato più facile segnarmi con il nome Enjolras (il rivoluzionario de I miserabili n.d.r) che impegnarsi a mettere le “y” e le “i” al posto giusto.
Probabilmente, in caso di pubblicazione, terrò in considerazione anche i consigli dell’editore, ma in linea di massima non abbandonerò questo nome che mi tiene compagnia fin da quando ero bambina e inventavo storie per la mia sorellina.

Friedrich L. Friede Condivido le difficoltà… per la pizza io invento, negli uffici tocca dire ogni volta come si scrive, poi comunque devo spiegare che devono metterci la ‘e’, ma no, non lì, dopo la ‘i’… e mi chiedono anche quale. Una ce n’è

Annrose Jones Vedo che comprendi il mio problema! Il più delle volte risolvo tirando fuori la carta di identità, ma come puoi immaginare è sempre una scocciatura e, quando non è richiesto, mi limito a dare il secondo nome che, grazie al cielo, è italiano.

Friedrich L. Friede Altra domanda: perchè Untold? Perché in Anglesky? Russia, Germania, Italia… avresti così tanto da scegliere. Butto lì un ‘ungesagt‘ ma in realtà tiferei per un sano italiano.

Annrose Jones Untold era il titolo pensato per il primo libro: un racconto auto conclusivo che si sarebbe dovuto svolgere interamente a Berlino. La lingua tedesca è complicata e meravigliosa ma, purtroppo, sta andando incontro ad un imbastardimento e le nuove generazioni preferiscono l’inglese alla loro madre lingua, quindi la scelta di un titolo inglese mi è sembrata coerente con la rivoluzione linguistica che sta attraversando il tedesco. Potrebbe essere interessante il titolo “Der Ungesagt”, ma oltre allo scoglio linguistico c’è da dire che, da un punto di vista meramente etimologico, “untold” si può tradurre al meglio come “non raccontato”, mentre “ungesagt” è letteralmente il “non detto” e, trattandosi di un romanzo, penso sia meglio mantenere la sfumatura che richiama maggiormente alla narrazione. Perché non in italiano? Perché non lo trovo musicale per dare il titolo ad una saga. Amo questa lingua e, malgrado la mia formazione da linguista, non riesco a leggere in nessun’altra lingua se non l’italiano che, a differenza delle lingue germaniche, ha una ricchezza di vocabolario invidiabile e, al confronto, la lettura di testi in lingue che non hanno la stessa ricchezza mi risulta spigolosa e poco piacevole.
Ad onor del vero, devo ammettere che questa difficoltà si attenua quando devo leggere o ascoltare il tedesco che, contrariamente ad altre lingue germaniche, è molto ricca e permette di attingere a sfumature, sopratutto per quanto riguarda i sentimenti, che mancano all’italiano e alle altre lingue.

Teresa Clarizia Buon pomeriggio Annrose sto seguendo la tua intervista e innanzitutto complimenti per la tua attività. Io vorrei sapere come riesci a conciliare la tua vita privata con la tua vita di artista?

Annrose Jones Avere uno pseudonimo è un buon modo per dividere la sfera privata dalla vita artistica. Annrose è un argine ed è anche la mia bussola per non cadere nella pantomima. La gestione dei tempi è una questione più problematica e nessuno pseudonimo è di aiuto quando si deve organizzare la propria vita tra impegni quotidiani e scrittura. Per non rischiare di dimenticare per strada pezzi di storia, frammenti di personaggi e citazioni; ho sempre con me un piccolo quaderno da borsetta e una matita che mi segue ovunque dalla coop al bagno, dalla passeggiata al parco all’asse da stiro.
Le ore in cui sono maggiormente produttiva sono quelle notturne e, quando i miei personaggi hanno voglia di chiacchierare, posso andare avanti per ore; durante il giorno cerco di fare attenzione e mi annoto tutto ciò che potrebbe tornarmi e, tra una faccenda e l’altra, scribacchio qualche pagina di un piccolo racconto che sto scrivendo per la mia musa, ma questa è, letteralmente, un’altra storia.

Laura Massera Carissima Annrose Jones
come sai di cose tue ho letto solo quelle che hai pubblicato qui nel gruppo e, come ti dissi, mi ci riconosco per lo stile lirico e un po’ onirico che avevo quando scrivevo da giovane. Tocco divino che temo di aver perduto.
Non so come sia scritto il tuo libro e la domanda che ti faccio è: hai deciso uno stile specifico o ti stai lasciando andare ad un modo di esprimerti istintivo?
Voglio dire, al di là della trama e della costruzione dei personaggi che sicuramente sono dettagliatamente studiati, hai anche stabilito uno stile specifico?
E, sempre a proposito di stile, senti di essere influenzata da qualche lettura/autore o sei già sulla strada di una tua precisa identità stilistica?
Poi ho altre domande ma non voglio aggredirti con mille cose.

Annrose Jones Nessun problema! Rispondere alle domande anche più “calde” non è assolutamente un problema.
Quando leggo un testo faccio molta attenzione alle parole e ai dettagli: adoro le storie scritte con cura, i romanzi dove le parole vengono scelte con la stessa attenzione con cui un compositore sceglie l’accordo o la nota da mettere sul pentagramma.
La scelta delle parole non è solo un virtuosismo linguistico, ma è anche volta a far entrare il lettore nella storia facendo sì che veda esattamente ciò che ho visto io.

Sono davanti alla finestra del soggiorno e dietro le tende scorgo le ombre verdognole delle piante del giardino. Piove: il prato sembra una piazza deserta e le margherite bagnanti inesperti che tengono alta la testa per non affogare nelle pozzanghere e nella fanghiglia.

Il mio stile è frutto delle mie letture e dei film che ho visto. Credo che per conoscere le parole non basti saperle scrivere, ma si debba anche conoscere il loro suono e, per questo, il cinema aiuta tanto.
La prima stesura è sempre istintiva e, puntualmente, è sempre merda. Scrivo a matita e rielaboro subito per non cadere vittima della superbia e, guardando al mio romanzo, penso che dalla prima stesura siano rimasti intatti solamente i nomi propri.
Per i romanzi penso ormai di essermi stabilizzata su questo stile “lirico”, ma nei racconti brevi mi permetto di sperimentare altre forme e di adattare il lirismo anche a scritti più leggeri.
In Rivoluzione in ritardo, (lascio il link sotto) per esempio, ho cercato di raccontare con ironia il disagio di un treno in ritardo e sono stata piuttosto soddisfatta del risultato.
Il mio obbiettivo? Scrivere un testo dove lo stile, all’interno della stessa opera, si adegui ai personaggi in modo da essere coerente con il background degli stessi.
Quando penso alle mie storie, le immagino in sfumature di grigio e, questa mia fantasia, mi è stata ispirata dai romanzi di Zafon (in particolare la saga del Cimitero dei libri dimenticati). Altri maestri sono stati la Nemirovsky che mi ha aiutato a comprendere al meglio la musicalità delle parole e mi ha insegnato l’attenzione per la composizione della frase. Altrettanto importante è stato l’esempio di Malzieu che, forse proprio in virtù della sua carriera musicale, riesce a far “suonare” anche i suoi testi.
Per le tinte più decadenti di alcuni personaggi, invece, mi sono ispirata allo stile di Isabella Santacroce che, nei limiti del possibile, ho cercato di rielaborare in modo personale anche alla luce delle mie esperienze e delle mie sensazioni.
Ma la verità è che ogni autore, anche il più piccolo e meno conosciuto, mi ha insegnato qualcosa e un po’ mi sento in colpa a non citarli tutti.
Per le tematiche e le poetiche, invece, la lista è quasi infinita: Linin, Hugo, Ulman, Hesse, George, Kleist; per citarne alcuni e ancora ho così tanto da leggere che chissà quanti altri nomi si aggiungeranno!

https://arcadialoscaffalesullalaguna.wordpress.com/…

Maria Concetta Distefano Letto il racconto. Un’Odissea!

Annrose Jones E’ il bello dei viaggi in treno!

Enrico Pompeo A rieccomi. Un racconto per la tua musa…curioso…se puoi, spieghi di più. Quindi scrivi anche racconti. Come cambia il modo di scrivere tra romanzo, inserito in una saga, o un testo breve. Quali elementi rimangono costanti e dove le differenze?

Annrose Jones Rossana è una lettrice ingorda e adora i racconti fantasy. Come tutti gli adolescenti cresciuti con Harry Potter e il Signore degli Anelli, anche io mi ero cimentata in un racconto fantastico che, per il bene della mia dignità, rimarrà sul floppy disk su cui lo avevo salvato (avevo anche pensato di incorniciarlo e di metterlo sopra la mia scrivania a perenne monito).
Da piccola ero innamorata del genere fantasy, ma con gli anni quest’interesse si è smorzato sopratutto al vedere trame scopiazzate e sempre uguali. Ma per amore si fanno pazzie e così ho preso un nuovo quaderno e ho iniziato a scrivere un racconto fantastico che, per il momento, è solo su carta e intenzioni. Lo stile? Penso di non discostarmi troppo da quello di Bogatyr anche se, ovviamente, dovrò adattarlo ad un contesto simil medievale e adeguare di conseguenza il registro.

Linda Lercari Bartalucci Cara Annrose Jones buon giorno. Il personaggio secondario – non protagonista – che più ti piace? Gli elementi “di contorno”, i personaggi non importanti rivestono in realtà un ruolo fondamentale ed è quello di dare credibilità alla storia e ai protagonisti. Il tuo “secondario” preferito? Grazie della risposta

Annrose Jones Non ci sono personaggi secondari, solo autori poco abili a dar loro il giusto risalto.
Il romanzo parte con un primo piano su un personaggio e, capitolo dopo capitolo, le comparse diventano nomi, storie ed avventure.
Motya è un cinico tradito, Ivan è il cosacco senza šaška, Kostyantyn è lo scrittore nell’ombra, Zharkan è il lupo saggio e Olga la madre coraggiosa, Popov è il vigliacco per eccellenza, Malaffare il gatto che non si fa mettere nel sacco, Lucyna è il pettirosso che odia stare da solo. Faccio fatica a sceglierne uno perché, a modo loro, rappresentano qualcuno che amo.
Tuttavia, se proprio dovessi sceglierne uno, lo spareggio sarebbe tra Motya e Ivan: tra l’amico ritrovato e il custode fedele.

Linda Lercari Bartalucci Annrose Jones grazie, molto interssante… A questo punto mi vien da chiedere se sei una giocatrice di ruolo perché molti personaggi rievocano D&D…

Annrose Jones Ho avuto una breve esperienza dei giochi di ruolo online (role play game n.d.r) che, a differenza dei gdr da tavolo, hanno alla base la scrittura e sono finalizzati a creare delle trame con personaggi inventati o adottati da libri/fumetti/film/serie tv/videogame famosi.
Malgrado mi abbia sempre incuriosito, non ho mai trovato una cricca con cui giocare a D&D, Pathfinder o Sine Requie. E’ un’esperienza che mi manca e che spero un giorno di poter fare

Linda Lercari Bartalucci Annrose Jones grazie, molto esaustiva e si comprende anche tanto del tipo di immaginario che prediligi.

Riccardo Dusi Annrose Jones … organizziamoci per un dungeon!

Nicola Pera Ciao Annrose, ho letto che ti piace molto il lavoro di Nicolaj Lilin. Io non lo conosco per niente (anche se ho letto recensioni poco lusinghiere su Educazione siberiana). Se lo conosci ce ne potresti parlare?

Annrose Jones Penso che Linin sia uno di quegli autori che si odia o si ama. Ho amato “Educazione Siberiana” che è stato uno dei pochi libri a farmi piangere, mentre il secondo libro della sua trilogia mi ha annoiato e non sono riuscita a finirlo esattamente come Storie sulla pelle. Molto bella è la raccolta di favole siberiane che l’autore ha messo insieme e che fa immergere il lettore in delle atmosfere completamente diverse da quelle a cui siamo abituati con le favole di Andersen, Grimm e Perrault.
Temo che il grosso problema di Linin, oltre ad aver permesso l’adattamento cinematografico del suo romanzo d’esordio, sia il non riuscire a proporre qualcosa di nuovo, ma di attingere sempre dallo stesso calderone con il risultato che, alcune volte, si ha la sensazione di rileggere qualcosa di già visto nei suoi romanzi precedenti. Nella trilogia, che comprende appunto Educazione Siberiana, Caduta Libera e il Respiro nel buio, gli ultimi due capitoli spostano l’obbiettivo dalla realtà della piccola criminalità russa alla guerra, disegnando scenari molto crudi e, forse, adatti ad un pubblico di lettori più selezionato e interessato a certe tematiche.

Nicola Pera Ho letto da qualche parte che “un pittore dipinge sempre lo stesso quadro”. Un modo un po’ banalizzante per indicare che la propria creatività può essere indirizzata in un’unica direzione.

Nicola Pera Però perché il permettere l’adattamento è stato un problema? Non ho visto neanche il film, ma Salvatores non mi sembra malaccio come regista …

Annrose Jones Penso che ci sia un confine sottile tra il “scrivere di ciò che si conosce” e il “scrivere solo di ciò che si conosce”, ma questo è solo il parere di una lettrice che, quando si ritrova ad avere un po’ di denaro da parte, valuta con attenzione su quale titolo investire. Ogni racconto, anche il più breve, è il frutto di un lavoro personale e per questo non va in nessun modo minimizzato o screditato.

Annrose Jones Il film è molto bello, ma non è Educazione Siberiana. Salvatores ha fatto un gran lavoro e ha scelto attori che ben si adattavano alla storia, ma rispetto al romanzo sembra di guardare un’altra storia e, una volta letto il romanzo, non si riesce più ad apprezzare al meglio.

Rossana Omodeo Zorini Se posso (?) Il problema dell’adattamento cinematografico è che mescola insieme il primo è il secondo romanzo della trilogia facendo un miscuglio poco comprensibile.
Detto ciò, torno alla mia lettura silenziosa dell’intervista

Linda Lercari Bartalucci Cara Annrose fai molto studio del territorio per le tue ambientazioni? Cosa ne pensi di GoogleMaps? o preferisci foto antiche, più evocative?

Annrose Jones Lo studio del territorio è fondamentale e cerco sempre di curare nei minimi dettagli gli elementi che lo compongono e, sopratutto quando si tratta di posti molto lontani, faccio una ricerca accurata sulla flora, la fauna e gli altri elementi naturali come fiumi, cascate e montagne.
Per quanto riguarda la città, invece, mi lascio guidare un po’ di più dalla fantasia e mi prendo qualche libertà in più: le città sono esseri viventi e come tali vanno incontro a cambiamenti, l’ambientazione futura, inoltre, mi permette di osare un po’ di più e di disporre gli elementi come meglio preferisco.

Linda Lercari Bartalucci grazie mi piacciono le persone accurate

Annrose Jones Grazie a te per le domande e per il tuo interessamento!

Maria Concetta Distefano Ciao, Annrose Jones! Tu sei stata nei luoghi descritti nel romanzo. Hai fatto un sopralluogo, per così dire, foss’anche da turista o ti sei solo documentata? Salgari o National Geographic? Sempre per così dire. GRAZIE!

Annrose Jones Sono stata più volte a Berlino, per la Russia dovrò attendere ancora un po’. Durante il mio soggiorno a Venezia ho conosciuto una ragazza russa di Tomsk e questo mi ha permesso di conoscere meglio la città e alcune usanze russe, per il resto si va di documentari, libri, reportage e chi più ne ha più ne metta!

Linda Lercari Bartalucci Spero di non darti fastidio… un’altra cosa che vorrei chiederti cara Annrose è se hai letto un libro che hai amato, ma di cui riscriveresti volentieri il finale… Sono curiosa

Annrose Jones Questa è una domanda interessante e a cui non so rispondere.
Ci sono stati romanzi che mi hanno fatto perdere le staffe, personaggi che sono morti troppo presto o senza un reale motivo, tuttavia, ragionandoci a sangue freddo ho realizzato che non poteva esserci finale migliore.
Michelangelo diceva che, quando scolpiva le sue statue, si limitava a togliere il marmo in eccesso e, quando non c’era più niente, si fermava.
Penso che per i libri sia così: gli scrittori scrivono, scremano e tolgono i fronzoli da una storia che arriva a loro grezza e informe, riscrivere anche solo una parola di un romanzo lo snaturerebbe, esattamente come se uno scultore cercasse di liberare da I Prigioni ciò che Michelangelo non ha scolpito.

Linda Lercari Bartalucci però a volte la voglia viene ehehehe… comunque hai ragione

Annrose Jones A volte la voglia viene

Teresa Clarizia Annarose se tu potresti tornare indietro cambieresti qualcosa nella tua attività?

Annrose Jones Di scribacchina o in generale?

Teresa Clarizia Mi riferivo ai romanzi che hai scritto: cambieresti qualche finale?

Annrose Jones Alcune scelte sono state dolorose e mi ho dovuto trovare il coraggio per scriverle e lasciarle su carta. Ho ucciso personaggi che amavo molto e ho lasciato in vita dei figli di pu…zzola, ma, alla fine, cerco sempre di agire per il bene della storia e, di conseguenza, stringo i denti e vado avanti.
La scrittura è una guerra contro se stessi: ti insegna a dosare bene le energie, a fare i giusti sacrifici e, sopratutto, ti insegna la strategia della narrazione.

Teresa Clarizia Grazie mi piace l’espressione “La scrittura è una guerra contro se stessi”.

nrico Pompeo Bello il tremine ‘scribacchina’. Da una che invece mi sembra molto dentro la scrittura, cosa diresti a chi vokesse cimentarsi in questa strana attività? Non proprio un consiglio, ma più un’indicazione, una direzione, una linea. A te…

Annrose Jones Raccontare è un gioco che, con il tempo, si fa arte. Se qualcuno mi chiedesse cominciare lo manderei a comprare un quaderno e una matita e gli direi di annotare qualsiasi cosa gli sembri singolare. Gli direi di scrivere, qualsiasi pensiero, sensazione o fastidio: scrivere fino a spuntare la matita. Si inizia per gioco e par far divertire e, parola dopo parola, si entra in un mondo da cui poi non si vuole più uscire.

Laura Massera @Annsose Jones (non so perché non riesco a taggarti),
So che per te i temi di razzismo, xenofobia, omofobia, discriminazione in genere, sono temi davvero importanti.
Non voglio chiederti di spiegarci il motivo parlando necessariamente di te, ma ti andrebbe di approfondire un po_ questo aspetto e di spiegarci qual è ill tuo ochhio sul mondo rispetto a questi temi?

Annrose Jones Il razzismo, la xenofobia, l’omofobia e le altre forme di discriminazione non mi spaventano, ciò che mi fa davvero paura è l’ignoranza che le alimenta e la determinazione, da parte di alcuni, a negare l’evidenza e a sottovalutare il problema.
In Italia abbiamo preso una brutta piega e temo sia troppo tardi per fermare chi, in nome di ideali assurdi e fantomatiche superiorità, vuole riportarci indietro di 80 anni.
Abbiamo le leggi contro il fascismo e contro la discriminazione, ma nessuno si impegna a metterle in pratica.
In Germania certi atteggiamenti discriminatori non sono tollerati e, mentre in Italia vendiamo souvenir per nostalgici, ai ragazzi tedeschi viene tramandata la Schuldfrage: la questione della colpa che è anche un monito per prevenire il ritorno di ideologie basata sulla supremazia di un gruppo su un altro.

Linda Lercari Bartalucci Laura forse non la riesci a taggare perché hai scritto Annsose… Anche io prima scrivevo Annerose (con una e di troppo)… Facebook non ha pietà.

Laura Massera Sono in ospedale e digito dal cell. È un casino. Comunque mi ha letto e ha risposto, quindi ok.

Laura Massera Annrose Jones posso consigliarti di leggere Lo Stato di Dio di Silvia Di Giacomo?

Annrose Jones Laura Massera Provvederò!

Laura Massera Credimi ti piacerà.

Friedrich L. Friede Prima hai parlato di un’esperienza in EFP. Hai mai valutato WattPad come piattaforma per condividere e avere feedback?

Annrose Jones Ci ho pensato e proprio in questi giorni mi sto documentando per cercare di capire come funzioni questa piattaforma e quali vantaggi e garanzie dia agli scrittori. Anche se il romanzo non è ancora stato pubblicato, alcune frasi sono già state scopiazzate dalla pagina dedicata e rigirate su pagine maggiori, La mia priorità, prima ancora della pubblicazione, è proteggere il mio lavoro che è anche il lavoro di chi mi ha supportato e sopportato in questi anni difficili e burrascosi.

Friedrich L. Friede Annrose Jones sulla ‘protezione’ ti rispondo già: stanne lontana!

Annrose Jones Gut!

Riccardo Dusi Come costruisci il romanzo? Elabori prima una traccia? Parti da un elemento “scatenante” lasciando che il resto giunga piano piano? Metti a fuoco la conclusione e risali alla fonte per tentativi?

Annrose Jones Il mio primo personaggio è comparso mentre stavo studiando tedesco, si è seduto sul letto e ha cominciato a raccontarmi la sua storia. Io ho cominciato a prendere appunti e così abbiamo iniziato a parlarci. Lui è stato il primo Codastorta e, poco dopo, sono arrivati gli altri con le loro storie e la loro voglia di vita e di inchiostro.
I personaggi vengono da me per caso: li incontro nei miei sogni o mi sbucano davanti all’improvviso; a volte si presentano e basta e se ne vanno, altre volte restano in camera mia e mi assillano fino a quando non mi decido a mettere su carta le loro parole. Solitamente parto dall’idea generale e dalla trama e poi, in corso d’opera, rifinisco i dettagli ed elaboro la mia “strategia”. Quando sono certa di avere un buon canovaccio, lo sottopongo alla mia musa e, quando la storia è scritta, la rigiro alle mie amiche della tempesta per il loro giudizio.

Linda Lercari Bartalucci Annrose ti sei mai cimentata in un genere che non ti appartiene? Non so… Hai mai provato a scrivere un racconto umoristico o altro?

Annrose Jones Per il momento mi sto cimentando in un racconto fantastico e devo dire che ci sto prendendo abbastanza gusto. In passato ho provato a scrivere anche qualcosa di horror, ma con scarsi risultati, e qualcosa di umoristico (il già citato Rivoluzione in Ritardo). Sono una scribacchina curiosa e mi piace sperimentare sempre cose nuove e, sopratutto, mi piace lavorare di fantasia e cercare di rendere speciale ciò che agli occhi degli altri può sembrare banale.

Maria Concetta Distefano Lascio la coversation e saluto Annrose Jones. Grazie per aver risposto alla mia domanda e buona scrittura a tutti. Ps Good night and sweet dreams!

Annrose Jones Maria Concetta Distefano Grazie a te per la tue domande e l’interessamento!

Linda Lercari Bartalucci visto che siamo in chiusura… Annrose quale libro ti accompagnerà stasera?

Annrose Jones Sul comodino ho Le notti di Villajamur, sulla scrivania L’amore prima di noi e nella borsa le Poesie d’amore di Hesse. Ma penso che, terminata l’intervista, farò un giretto a Mosca: ho lasciato alcuni personaggi a teatro e voglio controllare cosa stanno combinando.

Linda Lercari Bartalucci ecco, brava, fanno sempre così, lo so

Annrose Jones Li amo proprio per questo

Nicola Pera Ringraziamo Annrose che ci ha accompagnato in questa lunga intervista e aspettiamo di leggere la trilogia di cui ci hai parlato …

Annrose Jones Grazie a voi per questa grande opportunità! E’ stato un piacere chiacchierare con voi e la vostra disponibilità, curiosità e affetto mi hanno davvero fatto sentire a mio agio!
Spero di avervi fatto incuriosire sul mio lavoro e di poter presto annunciare la pubblicazione del romanzo!

Duc in Altum. Semper!

Linda Lercari Bartalucci Annrose Jones grazie delle belle risposte

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